“Un assalto spettacolare, mai visto dalla Seconda Guerra Mondiale“. Con queste parole, ronunciate con il consueto tono di sfida dalla sua residenza dorata di Mar-a-Lago, Donald Trump ha annunciato al mondo la conclusione dell’Operazione Absolute Resolve.
Alle prime luci del 3 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno condotto un raid senza precedenti su Caracas, portando alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, prelevati direttamente dalla loro camera da letto mentre dormivano.
L’azione segna il punto di non ritorno di una presidenza che ha deciso di risolvere la questione venezuelana con la forza bruta, scavalcando ogni protocollo diplomatico.
La cronaca del blitz: “Precisione chirurgica”
L’operazione è scattata intorno alle 2:00 del mattino, coinvolgendo oltre 150 velivoli e migliaia di soldati d’élite. Secondo quanto riferito dal generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, l’attacco ha neutralizzato le difese aeree venezuelane in meno di trenta minuti.
Trump, parlando ai reporter, ha paragonato l’efficacia del blitz alle operazioni contro Soleimani o Al-Baghdadi, sottolineando con orgoglio l’assenza di perdite americane. “Nessun militare ucciso, nessun equipaggiamento perso”, ha scandito il Presidente.
La conferma visiva è arrivata tramite un post su Truth Social: una foto di Maduro, ammanettato a bordo della portaerei USS Iwo Jima, diretto verso un carcere federale a New York, dove comparirà davanti a un giudice già lunedì.
Il fattore petrolio: Le Big Oil ripareranno il Paese
Se la motivazione ufficiale risiede nelle pesanti accuse di narcotraffico e corruzione, il cuore dell’annuncio di Trump riguarda il controllo delle risorse. Durante la conferenza, il Presidente ha ammesso apertamente che gli Stati Uniti “governeranno il Venezuela” per il tempo necessario a ricostruire le sue infrastrutture energetiche.
“Faremo intervenire le nostre grandi compagnie petrolifere“, ha dichiarato, spiegando che le aziende americane pagheranno i lavori di ripristino per poi iniziare a generare profitti. È un cambio di paradigma radicale: Washington non cerca più solo un cambio di regime, ma assume la gestione diretta della nazione con le riserve petrolifere più grandi del pianeta, assicurando comunque che il greggio continuerà a fluire verso i mercati globali, inclusa la Cina, per evitare shock economici mondiali.
Il vuoto di potere e la “frenata” su Maria Corina Machado
Mentre Caracas piomba nel caos, si apre la partita per la successione. La leader dell’opposizione e Premio Nobel per la Pace 2025, Maria Corina Machado, ha immediatamente dichiarato di essere “pronta a prendere il potere” per guidare la transizione democratica.
Tuttavia, Trump ha gelato gli entusiasmi della dissidenza, mantenendo una posizione di estrema cautela. “Valuteremo se sarà possibile per lei guidare il Paese“, ha risposto il tycoon ai giornalisti, aggiungendo che Machado “non ha il sostegno o il rispetto necessario all’interno del Paese” e che, per ora, l’amministrazione statunitense preferisce designare figure di propria fiducia per gestire la fase di protettorato de facto. Questa ambiguità solleva dubbi sulla reale volontà di Washington di restituire sovranità immediata al popolo venezuelano.
Geopolitica e Dottrina Monroe 2.0
L’attacco a Caracas è la riaffermazione violenta della Dottrina Monroe nel XXI secolo. Trump ha inviato un messaggio inequivocabile a Russia e Cina: l’America Latina è il “cortile di casa” degli Stati Uniti.
La reazione internazionale non si è fatta attendere: se il presidente argentino Javier Milei ha esultato parlando di “vittoria della libertà”, Pechino e Mosca hanno condannato fermamente l’operazione definendola un “atto egemonico” e una violazione della sovranità nazionale.
Anche dall’Europa giungono segnali di preoccupazione: l’UE, pur sostenendo la transizione democratica, ha richiamato al rispetto del diritto internazionale, mentre la Svizzera ha ufficialmente invitato le parti alla moderazione per evitare un’escalation regionale che potrebbe coinvolgere anche la vicina Colombia.
Il dilemma legale: un processo storico a New York
L’attenzione si sposta ora sul distretto sud di New York, dove Maduro dovrà rispondere di accuse che spaziano dal traffico di 250 tonnellate di cocaina all’uso di armi da guerra. La difesa del leader chavista punterà probabilmente sull’immunità da Capo di Stato, ma Washington ha già chiarito di non riconoscerlo come tale da anni, invalidando di fatto ogni scudo diplomatico.
Il rischio, avvertono gli analisti, è che questo intervento crei un precedente pericoloso in cui la giustizia nazionale americana si sostituisce a quella internazionale, trasformando l’arresto di un leader straniero in uno strumento ordinario di politica . Con le elezioni di metà mandato all’orizzonte, Trump ha ottenuto il suo “trofeo“, ma l’onere di gestire un Paese distrutto e una comunità internazionale divisa è appena iniziato.
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