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    Lettera ai lettori. (Di Federico Lobuono e Paolo Federico)

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    “Noi crediamo nella politica”, questo era il titolo dell’articolo da noi scritto per questa rivista, in vista della seconda edizione dei “60 under 30” che stanno cambiando il Paese. Evento, in partnership con L’Espresso e l’Università degli Studi Link, che ha visto l’anno scorso partecipare 700 persone da tutta Italia e che oggi giunge alla sua terza edizione.

    Sono già passati tre anni e tre edizioni, dove siamo cambiati, siamo cresciuti, il mondo ha subito mutamenti epocali, dalla fine del Covid all’inizio di tragiche guerre, e la nostra generazione sta diventando più grande, più prossima alla maturità, ma soprattutto consapevole della grande confusione planetaria che sta attanagliando tutti noi, nati con la promessa di una pace perpetua e dell’infallibilità delle democrazie occidentali.

    L’anno scorso abbiamo fatto dialogare le 60 giovani promesse della politica con personaggi politici di un’altra generazione, che hanno dedicato decenni della loro vita alla politica, alla cosa pubblica: Bettini, Rutelli, Casini, Dalla Chiesa e Angelilli. Vecchio e nuovo della politica italiana si sono uniti per un giorno in un lungo fiume di interventi. Questo incontro è stato prezioso e ha fatto comprendere quanto le difficili sfide, che il vortice della storia sta tirando fuori, siano affrontabili solo attraverso l’unione di punti di vista generazionali e politici distanti.

    Non possiamo disunirci, serve unità, non ulteriori frammentazioni e divisioni in un mondo già dotato di un estremo individualismo. Questo, d’altronde, è stato sempre il nostro obiettivo fin dalla prima edizione dell’evento: creare un dialogo tra mondi che a primo impatto sembrano paralleli, ma che in fondo un terreno umano comune lo hanno.

    Per il terzo anno consecutivo politici under 30 di tutti i colori politici, deputati, consiglieri regionali, comunali, municipali, dirigenti di partito, si ritroveranno nello stesso luogo a dialogare e condividere del tempo insieme, accorgendosi di avere la medesima passione: la politica, l’arte del compromesso per far andare avanti il mondo.

    Se non ti occupi di politica, lei prima o poi si occuperà di te e mai come in questi anni la politica si è occupata di noi, compromettendo le nostre vite. Tutto è una scelta politica, a partire dall’economia, che secondo alcuni avrebbe oggi un primato sulla politica: lo stiamo ben vedendo con i dazi e le guerre. Non c’è interesse economico che resista di fronte al potere della politica. D’altronde, “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, o meglio, come diceva Papa Francesco, è “il fallimento della politica”.

    Circa 50 anni fa, in un’Italia scossa dal terrore e dalla violenza degli anni di piombo, due personalità politiche come Moro e Berlinguer provarono con “il compromesso storico” a dare un futuro diverso al nostro Paese, con la speranza di sanare le profonde fratture che lo attraversavano, cercando con il dialogo un ponte tra mondi infinitamente distanti. Quell’esperimento fallì con il sacrificio umano di Moro, lasciando tracciata una strada che nessuno ha mai più riprovato a percorrere.

    Di fronte a un mondo così confuso e pieno di sfide, dal cambiamento climatico all’intelligenza artificiale, dalle guerre commerciali alle tragedie umanitarie, se oggi invece avessimo estremamente bisogno di un nuovo “compromesso storico”? Tutto forse può essere risolto soltanto partendo da un compromesso tra delle forze politiche capaci di dialogare e rispettarsi. Lo scopo del nostro lavoro è quanto meno provarci, partendo dalle nuove generazioni, che forse si stanno dimostrando più unite delle passate.

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