I Balcani stanno attraversando una fase di riarmo e modernizzazione militare: questo processo è il risultato di una combinazione di più fattori come tensioni del passato ancora irrisolte, instabilità regionale e pressioni internazionali.
In questo quadro, il rafforzamento delle capacità di difesa diventa lo strumento principale per la tutela della propria sovranità e della sicurezza interna. Tuttavia, se da un lato tali processi mirano a dimostrare una maggiore tenacia, dall’altro rischiano di aumentare, invece, competizione e sfiducia reciproca.
La cooperazione internazionale della Serbia
La Serbia, già considerata come lo stato più potente militarmente dei Balcani, ha avviato un rafforzamento ulteriore delle proprie forze armate, in risposta all’alleanza militare tra Croazia, Albania e Kosovo, stabilita lo scorso anno.
L’aeronautica serba sta vivendo una profonda trasformazione, segnata dall’acquisto di aerei da combattimento Rafale, i quali rappresentano un avanzamento tecnologico significativo. La modernizzazione militare serba è segnata dalla grande diversificazione dei fornitori: Belgrado, infatti, acquista armamenti da Cina, Russia e Francia, di conseguenza evita di dipendere da un solo blocco politico-militare. Questa diversificazione riflette pienamente la politica di “neutralità militare” di Belgrado che, nonostante non sia membro della NATO, riesce comunque a cooperare con l’alleanza, mantenendo allo stesso tempo i propri legami storici con Mosca e a potenziare quelli con Pechino.
Inoltre, per rafforzare ulteriormente le proprie capacità militari, Aleksandar Vucic ha intenzione di reintrodurre la leva obbligatoria. L’obiettivo non è unicamente quello di aumentare il proprio numero di soldati disponibili, partendo con un periodo di 75 giorni di leva, ma è anche quello di ristrutturare 125 strutture militari considerate essenziali, per migliorare l’organizzazione e lo svolgimento del servizio. Con questa iniziativa, la Serbia mira ad addestrare circa 20 mila cittadini l’anno.
La Croazia: reintroduzione della leva e posizionamento strategico
Anche la Croazia ha avviato un programma di modernizzazione delle proprie forze armate, che incarna pienamente il modello di riarmo all’interno del quadro NATO e dell’Unione europea. Un chiaro indicatore di questo cambiamento è sicuramente la reintroduzione della leva obbligatoria, abolita nel 2007. La durata prevista dell’addestramento sarà di due mesi ed avrà la finalità di garantire un addestramento militare di base. L’obiettivo di Zagabria è quello di garantire una riserva militare attiva, considerata fondamentale in un contesto internazionale percepito come sempre più instabile.
Dal punto di vista degli armamenti la Croazia ha avviato un importante ammodernamento tramite un investimento complessivo di circa 1,9 miliardi di euro. Al centro del progetto i carri armati Leopard 2A8 provenienti dalla Germania: questi mezzi offrono maggiore protezione e, uniti all’acquisto dei Ceasar Mk2 dalla Francia, ottimi per l’artiglieria avanzata, mostrano il netto miglioramento dei mezzi armati a disposizione per Zagabria.
Inoltre, il piano prevede anche l’introduzione di un sistema nazionale di difesa anti-drone, che mira a rispondere alle minacce aeree, proteggendo gli aeroporti civili e militari. Questo massiccio investimento, garantito soprattutto grazie ai finanziamenti arrivati dai fondi europei, porta Zagabria a raggiungere standard militari moderni, rafforzandone anche la posizione all’interno della NATO.
Il Kosovo: partnership NATO e droni turchi
Negli ultimi anni, il Kosovo ha aumentato la propria spesa per la difesa: la cooperazione con la Turchia, partner militare principale di Pristina, ha permesso un notevole sviluppo soprattutto grazie all’acquisto di droni Bayraktar, i quali hanno ottimizzato i sistemi di sorveglianza.
Inoltre, la NATO, tramite la KFOR, svolge un ruolo chiave soprattutto in termini di addestramento e sviluppo delle capacità militari di Pristina. Infatti, la cooperazione con la NATO non tratta unicamente la sicurezza del territorio, ma anche l’allineamento politico-militare di Pristina con gli alleati occidentali. In particolare, la cooperazione regionale con l’Albania e la Croazia rafforza il coordinamento dell’alleanza atlantica nei Balcani.
Tra i mezzi più rappresentativi di questa collaborazione figura il veicolo tattico “SHOTA”, progettato come mezzo versatile, con una grande adattabilità al terreno e che permette una maggiore configurazione modulare, consentendo l’installazione di equipaggiamenti diversi a seconda della missioni. SHOTA rappresenta un valore simbolico dell’alleanza regionale tra Albania-Kosovo e Croazia essendo un progetto che coinvolge i tre Stati balcanici e mira a rafforzare la difesa dei tre Paesi coinvolti.
I Balcani al centro della sicurezza del continente
La regione balcanica vive dunque una fase di profonda trasformazione militare segnata dalla reintroduzione della leva militare e dal miglioramento dei propri armamenti. In questo contesto, la Serbia mira ad aumentare la propria autonomia strategica, la Croazia rafforza il proprio ruolo all’interno della regione come miglior partner della NATO, mentre Albania e Kosovo cercano di ritagliarsi uno spazio considerato fondamentale per la sicurezza all’interno dei Balcani.
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