spot_img
Altro
    HomeEsteriCina e Giappone si scontrano su Taiwan: esiti incerti?

    Cina e Giappone si scontrano su Taiwan: esiti incerti?

    Pubblicato il

    spot_img

    La crisi diplomatica tra Cina e Giappone è esplosa a seguito delle dichiarazioni della nuova premier giapponese, Sanae Takaichi, in merito a Taiwan

    Venerdì 14 novembre, rispondendo ad una domanda in Parlamento riguardante le potenziali “situazioni di minaccia alla sopravvivenza”, ossia quelle situazioni che, secondo la legge giapponese, autorizzerebbero l’impiego delle Forze Armate, Takaichi ha affermato che un’eventuale invasione di Taiwan da parte della Cina rientrerebbe tra le “minacce esistenziali”, e renderebbe legittima una risposta militare del Giappone. 

    Questo perché Taiwan, oltre a trovarsi molto vicina al Giappone, si colloca lungo alcune delle principali rotte di navigazione della regione. 

    Wolf-warrior diplomacy

    Alla dichiarazione della premier giapponese sono seguite diverse reazioni, aventi per lo più carattere aggressivo e intimidatorio. Il ministro degli Esteri cinese, tramite un portavoce, ha affermato che la Cina “schiaccerà con decisione tutti i tentativi di interferire o bloccare gli sforzi di riunificazione”. 

    Tale risposta si inserisce all’interno di un contesto di rivendicazioni cinesi sull’isola: nonostante Taiwan si governi autonomamente e in modo democratico dal 1949, la Cina la considera parte del suo territorio e ha più volte dichiarato di essere pronta a ricorrere alla forza per ottenerne il controllo. 

    Commenti particolarmente ostili sono stati rivolti anche alla stessa Takaichi. Tra i più rilevanti, Xue Jian, console generale della Cina a Osaka, che dopo aver ricondiviso un articolo riguardante la premier giapponese, ha aggiunto che “la testa schifosa che si è esposta di sua iniziativa dovrà essere decapitata senza esitazione”. 

    Il commento è stato in seguito cancellato dopo la convocazione del console da parte del governo giapponese. Tale approccio viene definito “wolf-warrior diplomacy” (“diplomazia del guerriero lupo”), ed è stato particolarmente utilizzato da Xi Jinping nei primi anni del suo mandato per poi essere progressivamente accantonato negli anni successivi. 

    Risposta economica della Cina

    Oltre agli attacchi personali, sono seguite anche risposte di carattere economico, che potrebbero provocare grossi danni al Giappone. La Cina ha infatti strettamente consigliato ai suoi cittadini di evitare di viaggiare in Giappone per problemi di sicurezza: ciò rappresenta un grande svantaggio per l’economia giapponese, in quanto quest’anno circa un quinto dei turisti stranieri in Giappone era cinese. 

    La Cina ha inoltre invitato gli studenti a riconsiderare il compiere gli studi in Giappone, scelta che – secondo un report del Nomura Research Institute – costerebbe allo Stato 2.2 trilioni di yen.

    Un account sui social gestito dall’emittente statale cinese ha inoltre dichiarato che, tra le altre possibili misure, è prevista la sospensione degli accordi con il Giappone. 

    La rottura di Takaichi

    Le prime mosse di Takaichi da premier – come l’accelerazione delle spese per la difesa e, successivamente, il parlare apertamente della situazione di Taiwan – sembrerebbero discostarsi dalla posizione assunta dai suoi predecessori. 

    Anche lo stesso Shinzo Abe, ex premier e mentore di Takaichi, aveva evitato qualsiasi commento riguardo alla possibile reazione del Giappone in caso di attacco cinese su Taiwan. Questa presa di posizione dimostra la sua volontà di rendere il Giappone più “attivo”, di interrompere un atteggiamento passivo e fortemente condizionato dagli Stati Uniti. 

    La strategia della Cina 

    Secondo un articolo di The Diplomat, tuttavia, la reazione cinese alle dichiarazioni di Takaichi non è stata causata da un cambiamento nella politica giapponese, bensì da dinamiche interne alla Cina stessa che, trovandosi con una legittimità politica indebolita, cerca in questo modo di accrescere sempre di più il sentimento nazionalista nella popolazione al fine di mantenere stabilità sociale. 

    La Cina ha inoltre approfittato dello scontro con il Giappone per intensificare la propaganda su Taiwan, al fine di isolare l’isola e spaventare i suoi alleati. 

    Tale situazione è resa particolarmente agevole dalla posizione ambigua di un terzo attore, gli Stati Uniti: il Presidente Donald Trump, infatti, a differenza del suo predecessore Joe Biden, non ha ancora adottato posizioni ferme sulla questione di Taiwan. 

    20250451

    Articoli recenti

    La Cina esporta più che mai: problema o opportunità?

    L’export cinese è sempre più inarrestabile: il 2025 si è chiuso con un surplus...

    Trump, dazi contro 8 paesi fino “all’acquisto totale della Groenlandia”: il punto di non ritorno?

    Dopo l'annuncio di ieri, oggi arriva la conferma: gli Stati Uniti imporranno dazi aggiuntivi...

    Nasce il Board of peace per Gaza: Trump annuncia i membri

    Con il passaggio alla fase due del piano di pace per Gaza, si è...

    Riarmo nei Balcani: tra modernizzazione militare e ritorno della leva

    I Balcani stanno attraversando una fase di riarmo e modernizzazione militare: questo processo è...