Il 27 febbraio 2026, le croniche tensioni tra Afghanistan e Pakistan sono degenerate in un conflitto aperto, sancendo l’inizio di una nuova e drammatica guerra in un periodo storico già profondamente segnato dall’instabilità.
Questo scontro si inserisce in un panorama globale estremamente fragile, caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e da una spirale di violenza che continua a versare sangue su diversi fronti internazionali, portando la regione asiatica verso un pericoloso punto di non ritorno.
Radici storiche
La Linea Durand è da sempre considerata una zona grigia, un territorio di accesa contesa tra Afghanistan e Pakistan che si protrae da oltre un secolo, precisamente dal 1893. Questa demarcazione ha generato costantemente tensioni sistemiche, alimentate dalle visioni politiche diametralmente opposte che Kabul e Islamabad proiettano su tale area.
Di conseguenza, ci troviamo di fronte a radici storiche profonde che hanno messo in chiara evidenza divergenze ideologiche e politiche insanabili tra le popolazioni e i rispettivi apparati statali.
Nascita del TTP
Il 2021 ha segnato una svolta storica con la conclusione del conflitto ventennale in Afghanistan. È fondamentale ricordare come, durante quella guerra civile, il Pakistan abbia strategicamente sostenuto i talebani afghani opponendosi agli Stati Uniti; tuttavia, oggi questa mossa si è rivelata estremamente controproducente per Islamabad.
Dopo la riconquista di Kabul, i talebani afghani hanno favorito l’ascesa e il consolidamento del TTP (Tehrik-e-Taliban Pakistan), un gruppo paramilitare di talebani pakistani il cui obiettivo dichiarato è il rovesciamento del governo centrale di Islamabad.
Dunque, i talebani afghani, usciti rinvigoriti dalla vittoria del 2021 e persuasi di aver sconfitto una superpotenza globale, hanno alimentato un fenomeno speculare che potesse replicare quegli stessi risultati in Pakistan, nonostante quest’ultimo li avesse supportati durante la loro missione in territorio afghano.
Piano di rimpatrio dei profughi
Il Pakistan, in quella fase, non aveva valutato correttamente questa potenziale problematica, poiché aveva ampiamente sottovalutato le ambizioni che i talebani avrebbero maturato in seguito al successo ottenuto in Afghanistan. Per questo motivo, dopo averne favorito l’ascesa, Islamabad scelse anche di accogliere migliaia di profughi afghani, con l’intento di fornire un supporto indiretto al nuovo regime di Kabul.
La minaccia rappresentata dal TTP venne del tutto ignorata dalle agende politiche pakistane fino al 2023, quando il governo comprese finalmente il pericolo imminente. Fu allora che venne introdotto un rigido piano di rimpatrio per tutti i profughi afghani irregolari, ufficialmente motivato dall’incremento di attentati terroristici attribuiti a elementi infiltrati tra i migranti.
In realtà, questo piano celava uno scopo diplomatico preciso: il Pakistan tentava di esercitare una pressione coercitiva sul governo afghano affinché ostacolasse l’attività del TTP. L’Afghanistan si è visto così costretto a gestire il rientro di quasi un milione di persone mentre il Paese versava già in una condizione di totale collasso economico.
Conflitto aperto
Questa leva diplomatica non ha però prodotto i frutti sperati; i talebani afghani non hanno intrapreso alcuna azione concreta per arginare l’ascesa del TTP, portando inevitabilmente al conflitto aperto esploso negli ultimi giorni.
Gli scontri hanno travolto la Linea Durand, teatro di violenti combattimenti con l’impiego di armamenti pesanti. Il 27 febbraio 2026, il Pakistan ha dato il via all’operazione “Ghazab Lil-Haq”: l’aviazione di Islamabad ha dichiarato di aver colpito centri di comando logistico utilizzati dai talebani afghani per supportare il TTP. Di contro, Kabul ha denunciato numerose vittime civili, evento che ha esasperato ulteriormente le tensioni bilaterali.
L’Afghanistan ha risposto con massicce offensive di terra, catturando diverse postazioni militari pakistane e impiegando droni per colpire centri urbani oltre il confine. L’uso di droni apre prospettive inquietanti, suggerendo l’inizio di una guerra elettronica e l’impiego di armamenti ad alto rischio che potrebbero causare una strage tra i civili. Attualmente, il conflitto vede una netta superiorità aerea del Pakistan, controbilanciata però dalle numerose perdite subite nei feroci scontri terrestri contro gli afghani.
Conclusione
Mediaticamente, Islamabad presenta questa guerra come una missione per la sovranità nazionale contro il terrorismo. In un panorama globale segnato da molteplici focolai, non ultimo quello in Iran seguito alla morte di Ali Khamenei, questo scontro assume un ruolo strategico cruciale per la ridefinizione degli equilibri internazionali.
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