Con il prossimo via libera alla legge di bilancio, l’agenda politica sposta il suo obiettivo al 2026. Le misure approvate diventano, così, la chiave di lettura di uno scenario macroeconomico europeo e globale che integra dinamiche di crescita, di sviluppo tecnologico e sfide geopolitiche nel quale l’Italia si appresta a giocare un ruolo chiave.
Le principali misure introdotte
Sebbene le ultime settimane di lavori parlamentari siano stati caratterizzati da fibrillazioni all’interno della maggioranza (con un veto della Lega su tutte quelle norme che apparivano più restrittive per l’accesso alla pensione ed al riscatto di laurea) la partita si è chiusa all’insegna di una versione definitiva che tiene i conti in ordine e che mira a portare l’Italia fuori dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo già dal prossimo anno.
“Fatto cose che sembravano impossibili “è stato il commento del ministro Giorgetti al termine del voto di Palazzo Madama in cui la manovra ha incassato la fiducia con 110 sì.
Tra le misure più identitarie presenti nella legge di bilancio che vale circa 22 miliardi di euro: taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per redditi fino ad euro 50.000; flat tax per chi decide di trasferire la propria residenza in Italia innalzata ad euro 300.000; nuova rottamazione per debiti fiscali tra il 2000 ed il 2023; adeguamento del requisito di anzianità per l’accesso alle pensioni (67 anni ed 1 mese) che segue l’aspettativa di vita; viene ridotto da 50 a 40 il numero di dipendenti per cui è prevista l’adesione automatica alla previdenza da Luglio 2026 ed, infine, vengono rimodulati gli importi destinati al ponte sullo Stretto con un spostamento di risorse per il 2032 e 2033.
Qual è lo scenario macroeconomico previsto per il 2026?
Secondo le ultime proiezioni elaborate da Banca d’Italia, le proiezioni per il 2026 vedono il prodotto interno lordo crescere dello 0,6%, spinto dall’espansione dei consumi, dall’aumento del reddito reale delle famiglie e dagli investimenti trainati ancora dal PNRR.
La componente del Pil che deriva dalla domanda estera (è notizia degli ultimi giorni che l’Italia ha superato il Giappone piazzandosi al quarto posto nella classifica mondiale con oltre 620 miliardi di euro al 2024) è condizionata dalla politica di dazi d’oltreoceano con impatti significativi per l’export italiano verso gli States e dalla firma dell’accordo Mercosur.
L’accordo prevederebbe la creazione di un’area di libero scambio con circolazione di beni, servizi e capitali con una tariffa esterna comune tra Unione europea e l’organizzazione sudamericana che comprende Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Ottenute tutte le garanzie del caso su oscillazioni di prezzi al ribasso per le merci sudamericane e sul rispetto degli standard qualitativi e di sicurezza previsti dalla rigida normativa europea, la firma dell’accordo potrebbe rappresentare un’occasione fruttuosa verso un mercato di sbocco dall’alto potenziale per l’export europeo ed italiano.
L’inflazione per il 2026 è prevista all’1,4% con una leggera accelerazione negli anni a seguire. I prezzi del petrolio e del gas dovrebbero registrare una lieve flessione (sulla base dei contratti futures già siglati). Merita attenzione la volontà definitiva dell’UE di voler bloccare le importazioni di gas (anche GNL) russo, una decisione non priva di conseguenze sulla necessità di siglare nuovi accordi e ripensare la strategia energetica della UE.
L’occupazione continuerà ad espandersi, seppure in misura inferiore rispetto ai ritmi elevati degli ultimi anni. Il tasso di disoccupazione, pari a poco più del 6% quest’anno, è previsto scendere leggermente nel prossimo triennio.
Secondo le proiezioni a livello europeo, il Pil dell’area euro dovrebbe attestarsi ad una crescita dell’1% nel 2026. Un contributo maggiore arriverà dalla crescita dei salari reali e dell’occupazione, unitamente ai nuovi investimenti licenziati dal governo tedesco in infrastrutture e difesa.
Nello specifico la Spagna registrerà la crescita più marcata (circa 2,2%) seguita dal Regno Unito (1,2%) mentre Francia e Germania su un più modesto 1% con la locomotiva d’Europa che mostra segnali di ripresa. Guardando oltreoceano, invece, ci si aspetta una crescita dell’economia americana intorno al 2% e quella della Cina al 4,2%.
L’agenda politica in vista delle elezioni del 2027
Il prossimo anno si appresta ad essere l’ultimo della legislatura interamente a guida dell’attuale maggioranza, con le elezioni politiche del 2027, per cui si attende una forte accelerazione sui principali dossier: la riforma della giustizia con il referendum in primavera sulla separazione delle carriere, la riforma sul premierato (che la Presidente Meloni definisce “madre di tutte le riforme”), la legge elettorale che ridisegnerà le regole per la prossima tornata elettorale e l’attuazione delle riforme del PNRR, considerando che l’ultima rata potrà essere incassata proprio il 31 Dicembre 2026.
Quali le principali sfide per l’Europa?
Il 2026 si caratterizzerà per importanti sfide europee a partire dagli investimenti sempre più forti nelle infrastrutture digitali e nella transizione energetica.
Un rischio significativo per la UE dipende dall’import di terre rare, strategiche e fondamentali per chip e semi-conduttori. Visto l’attuale trend di crescita, con stime che parlano di una domanda addirittura 5 volte superiore a quell’attuale nel 2030, sarà fondamentale ridurre la dipendenza dalla Cina con un mix tra diversificazione dei mercati di approvvigionamento con accordi commerciali oltre a forti investimenti nello sviluppo di capacità interne al fine di salvaguardare l’autonomia strategica dell’Europa.
Tra le più importanti sfide sul panorama geopolitico non si può prescindere dal ruolo che l’Europa vorrà ritagliarsi nel principale teatro di guerra alle porte del Vecchio Continente, la Guerra di aggressione Russa all’Ucraina, giunta ormai al suo quarto anno.
Il passaggio di consegne avvenuto nell’amministrazione americana ha avuto come conseguenza immediata la marginalizzazione del ruolo dell’Europa su questo dossier, limitandone fortemente lo spettro d’azione, nonché la necessità condivisa di un riarmo anche a seguito del cambio di passo registrato nella politica militare americana.
Indici azionari e bolla AI, cosa aspettarsi
Quanto ai mercati azionari, il 2026 continuerà a ripresentare interrogativi dovuti all’inarrestabile crescita degli indici azionari trainati dall’AI. Dubbi e perplessità circa la possibile presenza di una bolla finanziaria che potesse esplodere da un momento all’altro son stati rinviati a data da destinarsi, poche settimane fa, con le trimestrali delle aziende legate al mondo AI (in primis, Nvidia).
Nonostante i segnali incoraggianti con la riduzione delle tensioni commerciali e con i mercati che sembrano aver ormai incorporato una costante volatilità, il contesto presenta dei fattori di rischio significativi con le valutazione azionarie che appaiono molto elevate (il rapporto prezzo dell’azione rispetto al suo utile si attesta significativamente al di sopra delle medie decennali), il debito pubblico USA che continua a seguire una dinamica che lo porterà al 140% del pil nel 2030, nonché le continue tensioni geopolitiche in Medioriente, nell’area asiatica tra Cina e Taiwan e in Africa.
Il passato recente ci mostra spunti di rapidissime escalation capaci di scardinare qualsiasi previsione. Le dinamiche delineate impongono una lettura integrata della realtà; solo un approccio sistemico potrà gestire contesti distanti ma interconnessi.
20250516

