Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio, forti esplosioni sono state avvertite a Caracas e in altre zone del Venezuela, accompagnate da rumori simili a sorvoli aerei. Secondo varie fonti, almeno sette detonazioni avrebbero colpito anche una grande base militare nel sud della capitale, causando blackout in diversi quartieri e colonne di fumo. Episodi simili sono stati segnalati anche a La Guaira e Higuerote.
Secondo la Cbs, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato gli attacchi contro obiettivi all’interno del Paese, tra cui installazioni militari.
Mentre il presidente colombiano Petro ha parlato apertamente di bombardamenti e chiesto una riunione urgente di ONU e OSA, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza.
L’invito a scendere in piazza
Con un comunicato ufficiale, il Venezuela ha condannato quanto accaduto: «La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia dinanzi alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira».
Di qui l’invito ai venezuelani a protestare: «Popolo, scendete in strada! Il governo bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista».
La conferma di Trump
Il Presidente statunitense, ha successivamente, nella mattinata del 3 dicembre, confermato su Truth che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il Presidente Nicolas Maduro, che è stato, insieme a sua moglie, catturato e portato fuori dal Paese“.
Il tycoon ha anticipato che, alle 17’00 ore italiane, si svolgerà una conferenza a Mar-a-Lago in merito ai dettagli dell’operazione.
20260001

