Un contesto estremamente confusionario e complesso da seguire, che regolarmente viene scandito dalle “dichiarazioni di Trump”, che ormai da diverso tempo, più che interventi di un presidente, sembrano essere veri e propri deliri, se non di onnipotenza, almeno di eccesso di autostima.
Ed è proprio così che ormai, con l’Europa silente, anzi silenziata, e il caos più totale in Medio Oriente, con lo spettro della crisi petrolifera, ci ritroviamo una corsa in ordine sparso. Ma è proprio dal caos che nasce l’ordine, ed alcuni passaggi fanno emergere un nuovo equilibrio geopolitico.
Il pomo della discordia e la reazione di Trump
A margine del Vinitaly di Verona, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele. Una decisione che, nelle parole della premier, nasce dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente, ma che va ad inserirsi proprio in un quadro internazionale molto più ampio e in rapido mutamento.
Le reazioni non si sono fatte attendere: in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente statunitense Donald Trump ha attaccato duramente la Meloni, dichiarandosi “scioccato” dalla sua posizione e accusandola di non sostenere adeguatamente gli alleati occidentali: “Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo“.
Il linguaggio utilizzato da Trump, diretto e provocatorio, segna un repentino raffreddamento nei rapporti con colei che viene considerata come uno degli interlocutori europei più affini al leader americano.
Le reazioni della politica italiana
Sul fronte interno, proprio quest’ultimo passaggio è stato rilevato da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che ha colto l’occasione per attaccare la premier, sostenendo che Meloni sarebbe ormai isolata anche dai suoi alleati internazionali. “Viene scaricata persino dai suoi”, ha scritto, prefigurando un progressivo ma inesorabile indebolimento politico della premier in vista delle elezioni del 2027.
Forse ancora più tranchant la segretaria dem Schlein, che attacca però il presidente Trump: “Voglio dire che l’Italia è un paese libero e sovrano e che la nostra Costituzione è chiara, l’Italia ripudia la guerra. Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare o minacciare o mancare di rispetto al nostro paese e al nostro governo. Siamo avversari in quest’aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese”.
Dagli attacchi al Papa a quelli contro l’Italia
Ragione dell’ira funesta di Trump anche le precedenti dichiarazioni della Meloni, che aveva definito “inaccettabili” le parole di Trump su Papa Leone XIV. Così il presidente americano ha detto che sarebbe proprio il Presidente del consiglio italiano a essere “inaccettabile”, aggiungendo “non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”.
Tutto ciò subito dopo gli attacchi contro il Papa: sulla stessa linea del tycoon si sono inserite anche le parole del suo vice, J. D. Vance, che ha criticato apertamente le posizioni del pontefice su guerra e diplomazia, contribuendo a spostare il confronto su un terreno ideologico oltre che politico, affermando che la Santa Sede dovrebbe “attenersi alle questioni morali”, come se la guerra, sulla quale il Pontefice è intervenuto, non lo fosse.
Prove di un nuovo ordine?
Ora che Trump si raffigura come il Salvatore e che attacca anche i “suoi”, sembra delinearsi qualcosa di nuovo: la Cina guidata da Xi Jinping, sembra mostrarsi come alternativa al caos e alle “dichiarazioni di Trump”, agendo mosse politicamente rilevanti.
Resta di certo centrale il dossier Taiwan, uno dei principali punti di frizione tra Pechino e Washington: qui Xi ha avuto cura di incontrare la leader del principale partito di opposizione taiwanese, Cheng Li-Wun, con la quale si è discusso del “rafforzamento del dialogo e della cooperazione” tra Cina e Taiwan, al fine di evitare sia escalation militari tra le due fazioni, sia l’interesse e l’intervento di “forze esterne”.
Tra le materie discusse al vertice, tenutosi in concomitanza con i fallimentari colloqui di pace di Islamabad sull’Iran, anche la creazione di un meccanismo stabile di comunicazione con il Kuomintang, il partito di cui Cheng è referente, nonché l’ingresso nel mercato cinese di prodotti ittici taiwanesi in passato sottoposti a limitazioni e addirittura il ripristino di collegamenti aerei tra la Cina e l’isola di Taiwan.
In vista dell’incontro che si dovrebbe tenere a maggio tra il presidente cinese e Trump, Xi prepara il terreno per poter tentare di affermare di avere tutti i dossier caldi sotto controllo.
Ed è così che Pechino lancia anche delle pre-allerte: “respingere il ritorno alla legge della giungla”. Questo l’invito fatto al premier spagnolo Sanchez, incontrato proprio oggi. Si tratta in realtà di un chiaro messaggio inviato a tutti, alla presenza di un leader che ripetutamente si è opposto alle “linee guida” statunitensi sul Medio Oriente.
Un monito nei confronti di Trump?
Tutto quello che è successo, in così poco tempo, pone dei quesiti: Trump vuole essere il Sun-Tzu di turno che intende portare lo scompiglio in cielo per confondere il nemico e vincere oppure la situazione gli è davvero sfuggita di mano, e qualcuno è pronto per approfittarne?
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