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    Verso il 2026: le prospettive dell’Unione europea per il nuovo anno

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    L’Unione Europea si appresta a vivere un anno cruciale, in cui sarà necessario affrontare le sfide che si presenteranno nell’immediato e programmare il futuro sul lungo periodo. Il 2026 potrebbe potenzialmente essere un anno di svolta, soprattutto per quanto concerne il conflitto russo-ucraino, e sarà possibile osservare le conseguenze che la sua auspicata conclusione avrà sull’intero sistema internazionale. 

    L’Unione, oltre a verificare che vengano assicurate specifiche garanzie di sicurezza promesse a Kiev, ha bisogno di adattarsi in fretta ai cambiamenti sistemici a cui dovranno adeguarsi le grandi potenze, e dovrà rispondere con prontezza alle sfide interne che rischiano di indebolirla.

    Dossier ucraino

    Sembra sia in corso una fase decisiva per i colloqui di pace riguardanti il conflitto nell’area orientale del Vecchio continente, nonostante continui ad esserci gelo tra i leader belligeranti, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, e si registrino violenti attacchi, tra cui bombardamenti ucraini al complesso residenziale del leader russo, non confermati però dalle autorità di Kiev. 

    Tuttavia, si registra ottimismo circa la conclusione delle attività belliche, con un recente incontro tra il Presidente ucraino e il POTUS Donald Trump, il quale ha dichiarato la volontà del Cremlino di vedere Kiev avere successo.

    Difficile prevedere quando effettivamente verranno posate le armi, ma è lecito aspettarsi una consistente evoluzione nelle prossime settimane. Il nuovo anno si aprirà con l’UE che sarà chiamata a gestire con efficacia un dossier per il quale ha speso molto da un punto di vista politico-economico. Per continuare a perseguire con coerenza la linea tenuta fino ad ora, l’Unione dovrà continuare a sostenere l’Ucraina, limitando le ambizioni territoriali del Cremlino e garantendo il rispetto dei parametri di sicurezza, tra cui la sovranità statuale, la possibilità di detenere armi e uomini per difendersi da future aggressioni e di entrare nell’Unione

    Su quest’ultimo punto, von der Leyen ha confermato la volontà europea di impegnarsi con grande determinazione, perché non sarebbe solo l’Ucraina a beneficiarne, ma l’intera UE. 

    Nonostante si tratti di una priorità, il raggiungimento di questo obiettivo dipende fortemente dall’unità interna, inesistente al momento, dato che alcuni Paesi come l’Ungheria e la Repubblica Ceca difficilmente potrebbero avallare l’allargamento dell’Unione. 

    Difesa e sicurezza

    Il nuovo anno si rivelerà fondamentale per quanto concerne l’ambito strategico-militare, considerando le insidie geopolitiche che il sistema internazionale presenta. Il senso di scarsa sicurezza che il Vecchio continente vive non è solo una percezione, è assolutamente reale, ed è dipeso da un lato dall’espansionismo territoriale russo, dall’altro dalla volontà statunitense di ridurre la propria presenza militare in Europa. 

    Potendo contare in misura minore sull’ombrello strategico di Washington, è naturale ritenere che il 2026 sarà l’anno in cui l’UE dovrà iniziare ad implementare i buoni propositi programmati in termini di difesa e sicurezza

    Nonostante il piano Defence Readiness guardi al 2030, è opportuno che si inizi a lavorare per il rafforzamento militare, soprattutto per quanto concerne lo stanziamento di investimenti e fondi per supportare questo progetto, aumentando la capacità produttiva militare per raggiungere l’autonomia strategica, la quale assume ora una rilevanza imperativa. 

    Sarà necessario anche dare il via a consultazioni strategiche tra gli Stati membri, per trovare risposte collettive alle sfide con cui l’Unione sarà chiamata ad interfacciarsi. 

    Competitività e deregolamentazione

    I prossimi mesi potrebbero segnare un cambio di rotta rispetto alla legislazione europea relativa alle nuove tecnologie ad alta rilevanza strategica, seguendo quanto indicato dal Rapporto Draghi sulla competitività.

    La complessità burocratica dei processi legislativi e la continua tendenza alla regolamentazione vengono interpretati come un freno all’innovazione, e potrebbero aver contribuito ad arrestare la crescita europea in questo campo, in favore di altri colossi tecnologici ed industriali, come la Cina e gli Stati Uniti. 

    Per recuperare la posizione persa e cercare di raggiungere gli altri competitor, sarà necessario effettuare delle revisioni legislative per i settori strategici, sul modello di quanto fatto con la pubblicazione del Digital Omnibus e il rinvio dell’AI Act, per dare continuità al processo di deregolamentazione

    È lecito aspettarsi che, a causa della presenza di minacce geopolitiche che richiedono risposte efficaci, in questa fase storica l’attenzione dell’UE nei confronti della sostenibilità ambientale e della transizione energetica venga meno nell’immediato, ma non in maniera definitiva, dato che rimangono obiettivi da raggiungere sul lungo periodo.

    Democrazia e allargamento

    La preservazione dei principi democratici resta un chiodo fisso della programmazione europea, e guiderà grosso modo tutte le politiche che verranno perseguite. L’UE continua a rivendicare il proprio ruolo di potenza civile nel sistema internazionale, con l’obiettivo di sensibilizzare gli attori globali sull’importanza di avere solide basi democratiche, e quanto esse siano capaci di incrementare il benessere generale. 

    Inoltre, grazie alla difesa della democrazia, dell’uguaglianza e della tolleranza, è possibile disincentivare l’utilizzo della forza militare per risolvere le controversie internazionali, o usarla quantomeno come last resort, promuovendo principalmente il dialogo e la cooperazione. 

    Il 2026 potrebbe essere un anno chiave anche per il processo di allargamento dell’UE. Già da gennaio sarà possibile osservare un importante ampliamento per quanto riguarda la moneta comune, con la Bulgaria che entra nell’eurozona, diventandone il ventunesimo membro. 

    Potrebbe arrivare anche l’esito positivo dei negoziati di adesione per il Montenegro, sempre più vicino ad accedere all’Unione. L’allargamento ad est potrebbe però arrestarsi momentaneamente, dato che l’Albania pare essere ancora leggermente lontana dal raggiungimento dei parametri richiesti, e potrebbe dover aspettare la fine del 2027. 

    È ancora presto per la Moldavia, e anche chiaramente per l’Ucraina, che verosimilmente dovrà prima ricostruire il proprio Paese dopo un estenuante conflitto pluriennale. 

    20250520

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