La crisi migratoria di Ceuta si trasforma in un caso europeo. Mentre migliaia di persone continuano a raggiungere l’exclave spagnola dal Marocco e il bilancio delle vittime sale ad almeno 41 morti, l’emergenza travolge anche la politica europea.
L’Italia ha sospeso l’accordo di Schengen nei confronti della Spagna, Bruxelles mobilita Frontex e invita ad accelerare i rimpatri, mentre Madrid schiera l’esercito e denuncia un “attacco all’integrità territoriale”.
Una crisi che non riguarda più soltanto il controllo delle frontiere, ma mette alla prova la tenuta della cooperazione europea sull’immigrazione.
La barriera di Ceuta: il confine che non ferma le migrazioni
Ceuta è una delle due città autonome spagnole situate nel Nord Africa, insieme a Melilla. Pur trovandosi geograficamente in territorio africano e confinando direttamente con il Marocco, fa parte della Spagna e quindi dell’Unione europea. Per questo rappresenta l’unica frontiera terrestre tra l’Africa e l’Europa.
Ma come sono strutturate queste frontiere verso l’UE? Per arginare gli ingressi irregolari, la Spagna ha realizzato negli anni ’90 una barriera di confine attorno a Ceuta. L’infrastruttura è composta da una doppia recinzione metallica, inizialmente alta circa tre metri e sormontata da filo spinato, con torrette di sorveglianza, piste di servizio per i mezzi di sicurezza e una rete di sensori in grado di rilevare movimenti e intrusioni.
Il sistema è inoltre dotato di illuminazione ad alta intensità, telecamere a circuito chiuso e dispositivi per la visione notturna. Negli anni successivi la barriera è stata ulteriormente rafforzata e innalzata fino a circa sei metri di altezza, nell’ambito delle politiche europee di controllo delle frontiere esterne. La recinzione che circonda Ceuta si estende per circa 8 chilometri, mentre quella di Melilla raggiunge i 12 chilometri.
Nonostante tali dispositivi, le immagini e i video che stanno facendo il giro dei social delineano una realtà diversa che ha messo in ginocchio il sistema di Ceuta. È in questo luogo, infatti, che da giorni centinaia di migranti, tra cui minorenni, hanno trascorso la notte all’aperto, dormendo nei parchi, nelle aree verdi e nei pressi dei parcheggi pubblici. Gli arrivi, però, non si sono fermati. Decine di persone continuano a tentare la traversata a nuoto verso l’exclave spagnola, mentre altri gruppi hanno cercato di oltrepassare il confine terrestre nella zona industriale del Tarajal, come documentato dalle immagini trasmesse dall’emittente pubblica spagnola TVE.
Le cause della crisi
Secondo fonti del governo spagnolo citate dal quotidiano El País, la crisi sarebbe stata favorita dall’interpretazione di una recente sentenza della Corte Suprema spagnola, che vieterebbe il rimpatrio immediato delle persone che riescono a raggiungere la costa di Ceuta a nuoto. Tale circostanza, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe stata sfruttata da organizzazioni criminali e reti di trafficanti, che avrebbero incoraggiato le partenze approfittando della vulnerabilità dei migranti e della percezione di maggiori possibilità di permanenza sul territorio spagnolo.
Da parte sua, il Marocco —si legge sull’agenzia di stampa spagnola Europa Press— “non sostiene né incoraggia la migrazione irregolare dei suoi cittadini […] sono le organizzazioni criminali che approfittano della vulnerabilità delle persone, alimentando false aspettative e mettendo a rischio la loro vita“. La situazione resta in continua evoluzione, mentre cresce la pressione sulle autorità spagnole e si intensifica il confronto politico tra i governi europei su come affrontare una nuova emergenza migratoria alle porte dell’Unione europea.
La risposta del premier Sánchez
Il premier ha condannato con fermezza gli arrivi di massa, definendo la situazione “deplorevole” e ha mobilitato l’unità dell’esercito già da oggi dichiarando che “quanto accaduto a Ceuta è un attacco alla integrità territoriale della Spagna“. Ha inoltre fatto visita nell’area, dove è stato contestato con insulti e grida di “dimissioni” da un centinaio di cittadini.
Ha inoltre assicurato che il governo metterà in campo “tutte le risorse necessarie” per garantire la sicurezza dei cittadini di Ceuta, ristabilire l’ordine e gestire l’emergenza. Nel frattempo sono già iniziate le operazioni di rimpatrio e secondo quanto riferiscono fonti del governo di Madrid, oltre 25 mila migranti arrivati a Ceuta negli ultimi giorni sono stati riaccompagnati in Marocco tra l’alba e le 13 di oggi. Le stesse fonti inoltre parlano di un ritmo di circa 150 rimpatri al minuto attraverso il confine con il Marocco. Ma il vero problema che sorge è uno: affidare ad altri stati il controllo delle frontiere anziché investire sul Mediterraneo rimane oggi la maggiore crisi.
L’ipotesi Schengen e la risposta dell’Europa
La vicenda ha avuto immediate ripercussioni anche sul piano diplomatico europeo, spingendo Bruxelles e diversi governi nazionali a intervenire. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito “inaccettabili” le immagini provenienti dall’exclave spagnola, ribadendo che “non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole“. Von der Leyen ha inoltre annunciato di aver affidato il dossier al commissario agli affari interni Magnus Brunner e alla commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. Il primo è già in contatto con il governo spagnolo e valuterà un ulteriore sostegno operativo, anche attraverso Frontex, mentre Suica sta lavorando con le autorità marocchine per rafforzare la cooperazione tra Rabat e Bruxelles.
Anche diversi leader europei hanno espresso il proprio sostegno a Madrid. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che “la protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea è fondamentale per combattere l’immigrazione clandestina“, invitando il Marocco a riaccogliere immediatamente i migranti irregolari. Dal Regno Unito, il neo-primo ministro Andy Burnham ha assicurato la disponibilità di Londra a sostenere il governo spagnolo nella gestione dell’emergenza, spiegando che il suo esecutivo è in contatto con Madrid per valutare le possibili implicazioni della crisi.
La Francia ha invece deciso di rafforzare i controlli lungo il confine: il ministro dell’interno Nuñez ha annunciato il dispiegamento della forza di intervento rapido alle frontiere per intensificare le verifiche ed evitare possibili spostamenti dei migranti verso il territorio francese. Più critica, invece, la posizione della premier danese Mette Frederiksen, secondo cui l’Unione europea dovrebbe prendere in considerazione “tutte le opzioni”, inclusa una possibile sospensione della cooperazione Schengen con la Spagna, sostenendo che “l’immigrazione incontrollata rappresenta una minaccia per l’Europa”.
La crisi ha inoltre aperto anche un botta e risposta tra Roma e Madrid. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo italiano starebbe valutando la possibilità di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha criticato la scelta del governo Sánchez di avviare una procedura straordinaria di regolarizzazione dei migranti, sostenendo che “l’immigrazione incontrollata è un pericolo per la sicurezza“. Dichiarazioni che hanno provocato l’immediata reazione del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che le ha definite “indegne”.
Nonostante lo scambio fra i due ministri degli Esteri, oggi il governo italiano ha deciso comunque di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna, disponendo la chiusura delle frontiere marittime e aeree tra i due Paesi. Contestualmente, dopo un colloquio con il ministro francese Laurent Nuñez, è stato concordato anche un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra Italia e Francia, per fronteggiare i possibili effetti dell’attuale pressione migratoria.
Si attendono ora notizie e aggiornamenti dal fronte spagnolo, chiamato a rispondere alle decisioni assunte dal governo italiano e ai riflessi sui rapporti con gli altri paesi europei.
Conclusione
La crisi di Ceuta continua intanto a evolversi di ora in ora. Mentre proseguono le operazioni di controllo della frontiera e i rimpatri verso il Marocco, resta da capire se l’emergenza sarà contenuta nelle prossime ore o se si trasformerà in una nuova crisi migratoria destinata a coinvolgere l’intera Unione europea.
Sul tavolo non c’è soltanto la gestione degli arrivi, ma anche il futuro della cooperazione tra gli stati membri in materia di immigrazione e controllo delle frontiere esterne ma soprattutto della vita delle persone. Lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna e le prese di posizione di Bruxelles dimostrano che quanto accade a Ceuta non è più una questione locale: è diventato un banco di prova per le politiche migratorie europee che sembrava scomparso nel 2018.
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