Il 9 luglio 2026, il Parlamento europeo ha approvato la proroga della direttiva Eprivacy, la normativa conosciuta come Chat Control 1.0, atta a contrastare la pedopornografia. Il perfezionamento dell’adozione del testo è stato effettuato l’ultimo giorno della plenaria, che precede la pausa estiva, grazie ad una procedura parlamentare d’urgenza propiziata dal Partito Popolare Europeo.
Per respingere la misura sarebbe stato necessario raggiungere la maggioranza assoluta di 361 deputati, mentre per garantire la sua approvazione sarebbe bastata la maggioranza semplice. Questa prima eventualità, però, non si è concretizzata, poiché i voti contrari che sono stati solamente 314, mentre quelli favorevoli 276. I risultati della votazione esprimono chiaramente quanto questo progetto sia oggetto di forti discussioni e dibattiti, alimentando consistenti dubbi e perplessità da parte dell’opinione pubblica del continente.
I dettagli della normativa
Il regolamento autorizza formalmente i fornitori di servizi di comunicazione elettronica a scansionare le corrispondenze digitali private degli utenti, inclusi messaggi, chat ed e-mail. Le aziende non sono obbligate ad effettuare queste operazioni, ma possono aderire esclusivamente su base volontaria. Al momento hanno già accettato alcuni tra i principali colossi del mercato, come Google, Apple e Meta. L’obiettivo dichiarato della normativa è quello di permettere alle piattaforme di vigilare attivamente sui contenuti scambiati e diffusi, in modo tale da rimuovere prontamente il materiale pedopornografico, e successivamente, segnalare alle autorità competenti le violazioni.
La proposta della Commissione è stata modificata, con il Parlamento che ha applicato degli emendamenti per limitare le rilevanti conseguenze che la versione originaria avrebbe avuto sulla privacy degli utenti. In primo luogo, i fornitori sono tenuti obbligatoriamente ad informare i fruitori della loro adesione a questa misura, effettuando una comunicazione trasparente.
Inoltre, è stata esclusa la crittografia end-to-end (E2EE), preservando le chat di Whatsapp, che non verranno quindi scansionate dalle aziende. Gli algoritmi avranno certamente un ruolo importante per quanto concerne il rilevamento di potenziali abusi, ma è necessaria la revisione umana prima di proseguire a segnalare eventuali illeciti alle autorità.
La direttiva accende il dibattito
Nonostante si tratti di una normativa che presenti evidenti limitazioni rispetto alla versione originaria, le disposizioni previste rimangono comunque al centro delle discussioni dell’Unione. I dubbi condivisi da una ampia fetta della popolazione europea e dai suoi rappresentanti non riguardano il contrasto alla pedopornografia online e la tutela dai minori, principi condivisi all’unanimità da tutte le fazioni, bensì il prezzo da pagare per tentare di arginare questa grave problematica.
L’esclusione della E2EE, modifica principale proposta dal Parlamento, non è sufficiente a scongiurare l’elevato impatto che questo regolamento potrebbe avere sulla privacy degli utenti dei social media. Le scansioni delle corrispondenze effettuate dagli algoritmi, analizzate poi da operatori umani, possono chiaramente contenere contenuti sensibili, che finirebbero nelle mani dei players più importanti del mercato globale delle piattaforme digitali.
Inoltre, i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero verosimilmente catalogare erroneamente come materiale illegale scambi di immagini intime consensuali, attivando procedure di revisione non necessarie, e potenziali conseguenze per gli utenti, come blocchi, limitazioni o segnalazioni.
Per quanto l’esigenza di combattere la pedopornografia sia di cruciale importanza, una parte dell’opinione pubblica del Vecchio continente ritiene che lo strumento adottato per perseguire questa battaglia non sia quello più adeguato, e che l’approvazione di questo progetto possa rappresentare un pericoloso precedente per quanto concerne l’installazione futura di dispositivi di sorveglianza e controllo di massa.
I prossimi passi
Il testo adottato dal Parlamento non è definitivo, ma ha una validità temporanea. La scadenza della normativa approvata è fissata per il 3 aprile 2028. Ora viene trasmessa al Consiglio dell’UE, il quale dispone di tre mesi per accettare le modifiche apportate, o eventualmente richiedere un negoziato di riconciliazione nel caso in cui gli emendamenti dovessero essere bocciati.
Qualora dovesse verificarsi questa eventualità, il Parlamento ed il Consiglio sarebbero chiamati a rinegoziare i termini del regolamento, in modo tale da raggiungere un compromesso definitivo.
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