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    Informazione e sensazionalismo

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    Per la Treccani il sensazionalismo corrisponde alla tendenza a diffondere determinate notizie conferendo loro un risalto eccessivo. Oggi ciò sembra sempre più comune sia tra i tabloid, che col sensazionalismo vivono da sempre, sia tra i giornali storicamente più seri e apparentemente meno alla ricerca della notizia facilmente commestibile. Il giornalismo diventa sempre più importante, ma sempre meno robusto. In un mondo ormai alfabetizzato e interconnesso vige l’assoluta necessità che si continui a praticare, affinché le persone vengano informate nel modo appropriato, così da poter compiere le scelte più opportune e vivere consapevolmente e responsabilmente la loro vita da cittadini globali. Simultaneamente, però, anche a causa di internet, il pubblico dei lettori si sta progressivamente abituando a notizie presentate in maniera iperbolica, fatto che dà solo un ulteriore motivo ai giornali per continuare a pubblicare articoli di poca sostanza, ma con grandi titoli, allontanandosi dunque da quello che dovrebbe essere il fine ultimo: fare sana informazione. Basti pensare all’accanimento mediatico nei confronti dei fenomeni delle “baby gang” e della “movida”, che riempiono le pagine dei quotidiani nazionali.

    Parlandone in un modo poco appropriato, non ci si concentra sui reali problemi che si celano dietro. Scagliandosi contro le “baby gang”, per esempio, non si parla delle organizzazioni mafiose che gestiscono ancora grandi affari nelle più grandi città italiane, mentre, incolpando i giovani di volersi ritrovare in determinati luoghi, si evita di parlare di come, invece, gli stessi non abbiano degli spazi a loro adeguati nelle grandi realtà urbane (e non solo in queste). In questi due casi specifici sembra crearsi un sempre più marcato conflitto intergenerazionale, e la stampa non fa altro che soffiare sul fuoco da lei stessa creato.

    Internet, ma non solo…

    Molti affermano che il mondo dell’informazione è cambiato a causa di internet, cosa parzialmente vera perché esso, per sua stessa natura, dona al pubblico la possibilità di cercare aggiornamenti costanti. Chi scrive e chi fa scrivere è dunque costretto a fornire novità su novità e a cercare di emergere rispetto alle altre realtà d’informazione presenti, talvolta ingigantendo e falsando le notizie pur di farsi leggere. Ma non è tutta colpa di internet. Sin dalla nascita del giornalismo moderno le testate giornalistiche hanno fatto ricorso al sensazionalismo in momenti di particolare pressione economica o semplicemente perchè dipendenti da introiti pubblicitari.

    Una prima criticità non indifferente sopravviene quando il sensazionalismo tocca argomenti delicati che andrebbero affrontati con tutt’altro approccio, come i casi di femminicidio e di cronaca nera che riempiono tristemente le pagine dei giornali. Le storie di cronaca non vengono più trattate per quello che sono, da un punto di vista di critica sociale, ma vengono strumentalizzate ai fini di un maggiore engagement, facendo leva sulla parte emotiva degli individui.

    La rilevanza sociale di una notizia di cronaca riportata come si deve è immensa: ogni avvenimento di questo tipo mostra uno spaccato della società in quel preciso istante temporale. I grandi e i piccoli casi di omicidi, rapimenti, violenze ci indicano qual è lo stato di salute del mondo in cui viviamo, sono punti di ripartenza da cui iniziare a ricostruire ciò che ci circonda, analizzando e criticando, ma anche cercando di capire le situazioni per quanto spiacevoli e macabre possano essere. Se presentate nel modo scorretto, invece, diventano mezzo di accanimento, di diffusione di odio, di intrattenimento e di sciacallaggio. Il dolore delle persone vicine alla vittima viene così spettacolarizzato. Lo scorso anno con il caso del femminicidio di Giulia Cecchettin abbiamo visto come i familiari della ragazza siano riusciti a sfruttare questo aspetto negativo dell’informazione per enfatizzare quanto sia importante una lotta costante al sistema patriarcale, dimostrando un enorme coraggio. Non deve essere facile trovarsi a pochi giorni dalla violenta morte della propria figlia e sorella a parlare con centinaia di giornalisti pronti a sfruttare qualsiasi parola pronunciata. Figuriamoci se è poi facile decidere con resilienza di rispondere con parole di rabbia, ma soprattutto di lotta.

    Ma la vera colpa dell’amplificarsi del fenomeno sensazionalistico è del mondo dell’informazione o dei lettori che governano veramente ciò che viene prodotto? Ormai gli editori non devono più prevedere cosa piacerà a chi legge. Con la computerizzazione dei dati si sa benissimo quali articoli riscuotono più interesse. E visto che siamo tutti colpevoli quando si tratta di pornografia del dolore, i giornali pur di sopravvivere, continuano a cadere nella spettacolarizzazione di notizie che non andrebbero trattate in questo modo. Tornando sempre ai casi di femminicidio, l’utilizzo spregiudicato delle immagini delle vittime e degli esecutori dei loro omicidi, non fa altro che convertire quelli che dovrebbero essere recepiti come episodi regolari da combattere, in casi speciali e rari. Il risultato è il seguente: la politica e la società vengono deresponsabilizzate. Panchine rosse si sostituiscono a proteste, legislazioni e fondi per centri anti-violenza.

    C’è forse un problema nel fatto che l’informazione in Italia non sia completamente indipendente? Il nostro paese nel rapporto di Reporter Senza Frontiere del 2023 appare essere il quarantunesimo al mondo per libertà di stampa. Sarà legato anche a questo il sensazionalismo dei giornali, che si ritrovano a dover compensare la poca libertà su determinati argomenti con la spettacolarizzazione di altri?

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