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    Israele e Stati uniti attaccano l’Iran: cosa sappiamo

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    Parla di “attacco preventivo” il ministro della Difesa israeliano Israel Katz riferendosi ai bombardamenti israeliani che questa mattina hanno riguardato l’Iran. Poco dopo le 09:30 ora di Teheran (06:00 GMT) i media iraniani riferivano di aver ricevuto segnalazioni secondo cui diversi missili avevano colpito il centro della capitale iraniana: le prime immagini, diffuse dalla BBC, mostravano colonne di fumo alzarsi sopra piazza Jomhouri e piazza Hassan Abad. 

    A distanza di pochi mesi dalla “guerra dei 12 giorni” gli israeliani, con il coordinamento americano, hanno deciso di riattaccare l’Iran con massicci bombardamenti che si stanno rapidamente propagandando in tutto il Paese. Tra le prime città ad essere colpite ci sarebbero Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah oltre che Teheran. 

    Gli obiettivi dell’attacco

    Tra gli obiettivi israeliani, stando a quanto dichiarato da un funzionario israeliano al Times of Israel, ci sarebbero anche la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, e il presidente, Masoud Pezeshkian, che però – ad ora – sarebbero in salute e in luoghi sicuri.

    La decisione, scrive il Guardian, era stata pianificata da mesi ed anche questa volta, come accadde la scorsa estate, gli attacchi israeliani e americani giungono a ridosso e/o nel mezzo dei colloqui negoziali nei quali discutere dell’abbandono del nucleare da parte iraniana. In un’intervista alla CBS News, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, aveva precedentemente affermato che un accordo era “alla nostra portata” e che erano stati compiuti “progressi sostanziali” nei colloqui.

    Non sorprende quindi il post rilasciato stamani sui social media: “Sono costernato. Negoziati seri e attivi sono stati ancora una volta compromessi. Né gli interessi degli Stati Uniti né la causa della pace globale sono ben tutelati da questo. E prego per gli innocenti che soffriranno. Esorto gli Stati Uniti a non farsi ulteriormente coinvolgere. Questa non è la vostra guerra”. 

    La rappresaglia di Tehran

    La risposta iraniana non ha tardato a farsi attendere: il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran ha promesso una “risposta schiacciante” e sottolineato che gli attacchi sono avvenuti “ancora una volta durante i negoziati”. Tra i primi obiettivi vi è stato Israele: in una dichiarazione rilasciata in mattinata l’IDF ha affermato che “l’aeronautica militare israeliana sta operando per intercettare e colpire le minacce laddove necessario per rimuoverle”. 

    La rappresaglia iraniana, però, questa volta non si è limitata al suolo israeliano ma sta coinvolgendo anche gli Stati vicini agli americani nell’area del Golfo. Si sono già registrati attacchi contro le basi Usa in Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Ad essere stato bombardato è anche il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense a+in Bahrein. 

    Intanto tutte le principali compagnie aeree hanno dirottato o cancellato i voli verso il Medio Oriente come risposta alle crescenti tensioni di queste ore. Sono diversi i video diffusi su Telegram che mostrano i momenti dei bombardamenti a discapito anche della popolazione civile iraniana. Non è ancora possibile fare una conta dei morti e dei feriti di questa mattinata, ma desta sconcerto il raid israelo-statunitense che ha colpito una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, provocando 40 morti ed almeno 45 feriti. 

    Poco prima di questo attacco il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi aveva pubblicato su X.com un post di condanna agli attacchi di Israele e Stati Uniti: “la guerra di Netanyahu e Trump contro l’Iran è del tutto immotivata, illegale e illegittima. Trump ha trasformato ‘America First’ in ‘Israel First’, che significa sempre ‘America Last’. Le nostre potenti Forze Armate sono pronte per questo giorno e daranno agli aggressori la lezione che meritano”

    Le prime dichiarazioni di Donald Trump

    Alle prime luci dell’alba il presidente Trump ha parlato di “importanti operazioni di combattimento in Iran”. L’obiettivo sarebbe quello di “difendere il popolo americano eliminando le minacce imminenti del regime iraniano, un gruppo feroce di persone molto dure e terribili. Le sue attività minacciose mettono direttamente in pericolo gli Stati Uniti, le nostre truppe, le nostre basi all’estero e i nostri alleati in tutto il mondo”. 

    Parlando dell’operazione “Midnight Hammer” dello scorso giugno ha ammesso l’aver già “annientato il programma nucleare del regime”, ma che non ci si potesse fidare del regime iraniano perché “volevano solo praticare il male” tentando di ricostruire il proprio programma nucleare e sviluppando missili a lungo raggio: “distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Sarà completamente, ancora una volta, annientata”. 

    Poi un monito alla Guardia Rivoluzionaria Islamica: “deporre le armi e godere della completa immunità, o in alternativa, affrontare morte certa”. 

    L’ultimo passaggio nel video diffuso online viene dedicato al popolo iraniano: “Restate al riparo. Non uscite di casa. Fuori è molto pericoloso. Le bombe cadranno ovunque. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Sarà vostro. Questa sarà, probabilmente, la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto l’aiuto dell’America, ma non l’avete mai ottenuto. Nessun presidente era disposto a fare ciò che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che vi dà ciò che volete, quindi vediamo come reagite. L’America vi sostiene con una forza travolgente e devastante. Ora è il momento di prendere in mano il vostro destino e di dare libero sfogo al futuro prospero e glorioso che è a portata di mano. Questo è il momento di agire. Non lasciatevelo sfuggire”.

    La prima dichiarazione di Benjamin Netanyahu

    In un messaggio registrato e diffuso nelle prime ore di sabato mattina il primo ministro israeliano ha parlato dell’operazione “Ruggito del Leone” dichiarando che gli attacchi sul suolo iraniano sarebbero continuati finché sarebbe stato necessario. 

    “Nella Guerra di Rinascita e nell’Operazione Leone Nascente, i nostri eroici soldati hanno sferrato un colpo decisivo al regime degli Ayatollah e ai suoi alleati. Ma il predatore ferito non ha cessato i suoi tentativi di riprendersi, con lo stesso obiettivo: distruggerci. Negli ultimi mesi, i tiranni iraniani hanno complottato per ricostruire le loro capacità nucleari e missilistiche e per seppellirle sottoterra, dove non possiamo raggiungerle. 

    Se non li fermiamo ora, diventeranno invulnerabili. A tal fine, i loro rappresentanti nei negoziati stanno cercando di guadagnare tempo, tentando di guadagnare tempo in negoziati infruttuosi e ingannevoli con i nostri amici americani. Ma i tiranni iraniani hanno commesso un grave errore perché gli Stati Uniti non credono alle loro bugie e non resteremo a guardare mentre l’ombra della distruzione incombe su di noi”. 

    L’obiettivo principale, quindi, sarebbe quello di annientare la minaccia nucleare e missilistica dell’Iran. Il videomessaggio continua con un appello al popolo ebraico: “Ci attendono giorni difficili. Ogni azione militare comporta dei rischi. Ma il rischio di non agire è incommensurabilmente maggiore, perché se non agiamo, ci troveremo di fronte a un Iran nucleare, un Iran con decine di migliaia di missili balistici, un Iran che lavorerà per distruggerci e sarà immune alle nostre contromisure”.

    In conclusione

    È iniziata la prima guerra dell’era del Board of Peace, un organismo che sin dall’inizio si dimostra ampiamente lontano dallo spirito che dovrebbe caratterizzare organismi internazionali preposti a mantenere la sicurezza internazionale e promuovere la cooperazione tra Stati. 

    In modo unilaterale e privo di un qualsiasi fondamento giuridico, né tantomeno condivisione sul piano internazionale, Donald Trump e Benjamin Netanyahu decidono in modo arbitrario e preventivo di attaccare un altro Stato nel bel mezzo di sforzi diplomatici. 

    L’operazione militare, certamente programmata negli ultimi mesi, fa venire il dubbio che la strada diplomatica non fosse mai nelle reali intenzioni del Tycoon, che ricordiamo portò gli USA fuori dall’accordo sul nucleare iraniano durante il suo primo mandato presidenziale. “Ruggito del Leone” è un’operazione differente dalle altre: da 47 anni a questa parte, da quando si insediò il regime degli Ayatollah in Iran, quella odierna è l’offensiva più importante che abbia coinvolto il Paese.  

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