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    L’odio oltre lo sfarzo: il derby di Vienna

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    Sfarzosa, affascinante, ricca. Nonostante abbia perso da oltre un secolo lo status di città-simbolo del Vecchio Continente, Vienna è riuscita a conservare intatto il suo fascino. La capitale d’Austria non sembra infatti soffrire della visibilità più grande delle altre città d’Europa, Roma, Parigi, Londra, Berlino su tutte. Immersa nella dolcezza di un passato che fu, nel verde dei suoi grandi parchi, nello sfarzo dei suoi 
    monumenti storici, nella magia delle pasticcerie e dei caffè cittadini, Vienna è fiera della sua storia e della sua tranquillità atipica da metropoli. Certamente grande, ma ordinata e civile.

    A questo punto sarebbe lecito e doveroso parlare degli Asburgo, di Mozart, di Schrodinger e dell’imperatrice Maria Antonietta, ma state tranquilli, non avete sbagliato argomento del blog. Siamo davvero nella sezione Cronache Calcistiche. Lasciamo quindi questi approfondimenti a chi di dovere e addentriamoci nelle viscere della città. Sì perché, al di là della storia, della musica e della magia viennese, nella Capitale si annida un odio nemmeno troppo nascosto. Se nei caffè si discute di vere o presunte superiorità tra Mozart e Beethoven, nei pub e in strada la battaglia è più violenta e astiosa. Ci perdoneranno i due compositori, ma qui si lotta tra Rapid e Austria Vienna.


    Il calcio a Vienna 

    Per darvi subito un’idea della situazione, vi diciamo che il derby più giocato d’Europa è l’Old Firm di Glasgow, che non ha certo bisogno di presentazioni. Al secondo posto troviamo proprio il match tra Rapid e Austria, giocato circa 400 volte ininterrottamente dal 1911, visto che i due club non sono mai scesi sotto la serie A austriaca. Nella Capitale si contano qualcosa come 200 compagini calcistiche, tra cui alcune storiche come la First Vienna, Wiener AC e Wiener SC. Perché allora il derby è solo tra biancoverdi e viola?

    Semplicemente perché tutte le squadre citate non hanno mai mantenuto negli anni risultati e vittorie degne di nota, spaccando di fatto la metropoli in due sole parti. Ma andiamo con ordine.

    Il Rapid Vienna viene fondato nel 1899 e detiene il record di campionati vinti ma, eccezione questa piuttosto rara, non anche quello di squadra più titolata della città e del Paese. Sì, perché i biancoverdi annoverano nel loro palmarès 32 scudetti, 14 coppe nazionali e 3 supercoppe. In ambito internazionale la squadra ha conquistato 2 Mitropa Cup, più due finali perse nella Coppa delle Coppe. Tra i trofei del Rapid occorre segnalare una particolarità: nella bacheca del club sono presenti anche uno scudetto e una coppa di Germania, vinti negli anni in cui Hitler aveva conquistato e annesso al Reich il Paese.

    L’Austria Vienna nasce invece nel 1911. I viola sono il club più titolato d’Austria, pur non essendo primatista negli scudetti. 24 campionati nazionali, 27 coppe e 6 supercoppe, più due Mitropa Cup: questo il palmarès dei violette. L’egemonia totale nella Coppa nazionale ha dato al club la supremazia sul paese, ma quella casella dei campionati vinti più scarna di quella dei rivali… pesa, eccome se pesa.


    Due mondi opposti

    L’egemonia nei campionati nazionali ha attirato le simpatie del popolo verso il Rapid, anche se a dirla tutta la classe operaia aveva scelto fin dagli albori del 900 i biancoverdi per contrapporsi all’Austria Vienna. La società violette era considerata infatti la squadra della borghesia e dei ricchi commercianti. Una élite d’alto lignaggio legata ad un club con il nome “Austria“, preso a simbolo di un’intera nazione. Decisamente opposto il discorso per i rivali: la classe operaia e povera di Vienna rimase legata ed innamorata dell’aggettivo “Rapid“; nessuna scelta di patriottismo quindi, solo la voglia di essere più forti e più veloci in campo degli avversari.​ Una differenza sociale che è cresciuta poi con la provenienza geografica. Hutteldorf, il quartiere popolare situato nella parte occidentale di Vienna, adottò il Rapid come squadra di quartiere. Tutt’oggi, tra le fabbriche e i palazzi, il cuore pulsante di Hutteldorf batte per i biancoverdi e odia i vicini rivali.

    Troppo vicini. Sì perché, superata la casa imperiale degli Asburgo, il maestoso castello di Schonbrunn, a sud della capitale si trova Favoriten, la parte più ricca e benestante di Vienna. E nelle vie del quartiere residenziale si respira aria violette. Si tifa solo Austria Vienna.

    La contrapposizione tra i due mondi ha preso poi connotazioni politiche e, addirittura, filosofiche. Per quanto riguarda la prima differenza, si possono facilmente intuire le ideologie nate all’interno delle due  tifoserie. A Hutteldorf i tifosi e gli operai si chiamano “compagni” tra di loro; a Favoriten non è raro vedere braccia tese tra gli abitanti del ricco quartiere. 

    Ma la questione filosofica è forse quello più importante. I tifosi del Rapid concepiscono il football in una maniera ben precisa e vogliono qualcosa che vada oltre la semplice vittoria. Vogliono vedere il cuore, la rabbia agonistica, il sudore. L’amore per la maglia e per i supporters, in un connubio tra tifosi, squadra e società che deve essere totale. Pensate infatti che fin dal 1919 il Rapid istituì il rituale dello “Viertelstunde: al minuto numero 75 di ogni gara interna, i cancelli vengono aperti ai tifosi meno abbienti, i quali possono godersi almeno quindici minuti di Rapid. Gli stessi giocatori del club hanno più volte ammesso di esaltarsi e di trovare una carica doppia nel “quarto d’ora Rapid”, come lo chiamano i supporters

    Ma la passione non è certo inferiore dall’altra parte della barricata: è solo diversa. A Favoriten i tifosi sono legati in maniera viscerale alla bellezza del gioco; per distinguersi dai cugini, ogni giocatore dell’Austria Vienna deve mostrare in campo doti tecniche esteticamente impeccabili. E quindi bene la corsa e ok il cuore, ma allo stadio i tifosi applaudono soprattutto i dribbling, i veli, le rovesciate, i tocchi di prima. “Vedere l’Austria deve essere un piacere” dicono da queste parti. Herbert Prohaska, giocatore degli anni ’80 dell’Austria e vecchia conoscenza di Inter e Roma, interpretava perfettamente lo spirito violette; forse lezioso, ma incredibilmente tecnico e superbo da vedere.


    Scontri e ostilità 

    La tensione tra le due tifoserie è palpabile e assolutamente non atipica rispetto ai vari derby dell’Europa dell’Est. Le partite finite a tavolino a causa degli incidenti in campo e fuori erano all’ordine del giorno nella prima metà del 900. E non solo allora…

    Il 22 maggio 2011, alla terzultima giornata di campionato, l’Austria è in piena lotta per il titolo con il Redbull Salisburgo e lo Sturm Graz (poi campione). Il Rapid invece è in lotta per un posto in Europa League. Come partita in programma c’è proprio il derby di Vienna. L’Austria, dopo appena venti minuti, è già in vantaggio di due reti sul campo degli eterni rivali. Sul terreno di gioco non sembra esserci partita e così il Block West, il settore più caldo e violento della Curva biancoverde, decide bene di rompere le protezioni e di scendere in campo, puntando deciso verso il settore ospiti e mettendo in fuga i 22 atleti in campo. Solo l’intervento della polizia impedisce il peggio. Lo 0-3 a tavolino è inevitabile, ma farà scalpore lo striscione apparso nella notte a Hutteldorf:

    “Non si vince a casa nostra”

    Scritta seguita il giorno dopo dal murales recante il motto “Godiamo solo nel veder soffrire i viola”.

     E ovviamente, nei successivi match casalinghi, i tifosi dell’Austria risposero con un serenissimo e distensivo striscione recante la dicitura “Rapid Verrecke“. Cioè “Rapid vi uccidiamo“. 


    Non lasciatevi ingannare ​

    Il contrasto con l’immagine della metropoli serafica è servito. Non è che siano tutte dicerie: qualsiasi turista recatosi nella Capitale d’Austria sarà rimasto affascinato dal suo centro storico e dai suoi caffè culturali. La Vienna uscita dai racconti delle fiabe, quella Vienna di musicisti, carrozze e principesse, si sforza di rimanere e di apparire tale. Il cuore della città è rimasto europeo, democratico, glamour se vogliamo. Ma come spesso accade, è nelle periferie che si respira la vera anima cittadina, quella che si distacca chiaramente dal clima nord europeo da fiaba natalizia e abbraccia i tumulti tipici dell’Europa dell’Est.

    Nelle cartoline simile a Parigi, Zurigo e Berlino, ma nella realtà dei sobborghi più vicina a Zagabria e Bucarest. Realtà dove il turismo passa in secondo piano e una sciarpa di un preciso colore è appropriata in un luogo e tremendamente sbagliata in un altro. 
    Specie se i colori in questione sono bianco-verde o viola.

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