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    Risiko bancario: l’ipotesi maxi-polo Intesa-MPS

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    Lo scacchiere bancario italiano torna a muoversi mostrando tutta la sua vivacità: in settimana è stata annunciata un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) da Intesa Sanpaolo verso Monte Paschi di Siena. Se completata, creerebbe il secondo gruppo bancario dell’eurozona per capitalizzazione e con una stima di 16 miliardi di utili nel 2029.

    Cosa è un’OPAS?

    Partiamo con il concetto propedeutico di “scalata” che, sebbene non rappresenti una fattispecie giuridica formale, è nella sostanza il tentativo portato avanti da un’impresa (o una banca in questo caso di prendere il controllo di un’altra società target). Il controllo può essere acquisito attraverso sottoscrizione graduale nel tempo di azioni sul mercato, accordo con i più grandi azionisti o, infine, attraverso OPA, OPS ed OPAS.

    Le tre operazioni di offerta pubblica si differenziano per la modalità di compravendita: nel primo caso la società promotrice si propone di acquistare le azioni del target ad un prezzo (tendenzialmente superiore a quello di mercato); nel secondo si scambiano proprie azioni in cambio delle azioni della target (il vantaggio economico per gli azionisti del target viene garantito attraverso un tasso di scambio più favorevole); nel terzo ed ultimo (ed è il caso Intesa – MPS) l’operazione prevede sia l’acquisto sia lo scambio di azioni.

    Il caso Intesa

    La banca guidata da Carlo Messina, in una nota che illustra i dettagli dell’operazione, prevede che per ogni azione Mps sia assegnato un corrispettivo composto da 1,6 azioni ordinarie di nuova emissione Intesa Sanpaolo e in più da una componente in denaro pari a 1 euro. Ai prezzi di mercato del 5 giugno, il valore dell’offerta è pari a 10,091 euro per ogni azione MPS, con un premio quindi del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di Mps e del 17,4% rispetto alla media del valore dell’azione MPS degli ultimi tre mesi.

    Intesa manterrebbe le attività di corporate & investment banking di MPS, mentre conserverebbe solo la metà dell’attività retail e di gestione patrimoniale di MPS (attraverso la cessione di circa 630 sportelli del gruppo senese ad UNIPOL).

    L’operazione vale nel complesso circa 30 miliardi di euro ed ha un’importanza notevole e strategica perché permetterebbe ad Intesa non solo di controllare un asset storico del sistema bancario italiano, ovvero MPS, ma anche di poter gestire Mediobanca (oggetto di una recente fusione per incorporazione da parte di MPS) e, per suo tramite, assicurazioni Generali (in cui Mediobanca detiene una partecipazione del 13% circa).

    Attraverso questo risiko di partecipazioni e controlli incrociati Intesa erediterebbe una partecipazione rilevante in Generali capace di influenzare qualsiasi discussione futura sulla proprietà di uno dei suoi principali concorrenti diretti sulla gestione di asset e patrimoniali.

    Contesto di riferimento

    L’Italia occupa una posizione di primo piano all’interno del sistema bancario europeo. I principali gruppi nazionali, tra cui Intesa Sanpaolo e UniCredit, figurano stabilmente tra le maggiori realtà del continente per dimensioni patrimoniali, capacità di raccolta e presenza territoriale. 

    Negli ultimi anni il settore bancario italiano ha inoltre dimostrato una significativa capacità di resilienza, superando le criticità legate alla crisi dei crediti deteriorati (prestiti e mutui divenuti inesigibili) e rafforzando i propri indicatori patrimoniali. Tale percorso ha contribuito a restituire centralità alle banche italiane nel dibattito sul futuro dell’integrazione finanziaria europea. 

    Monte dei Paschi di Siena costituisce uno degli istituti più storicamente rilevanti della storia bancaria europea. Fondata nel 1472, la banca senese ha attraversato negli ultimi quindici anni una fase complessa, segnata dalla crisi finanziaria globale, da difficoltà patrimoniali e da interventi pubblici finalizzati a garantirne la stabilità. Nonostante il significativo processo di ristrutturazione, con l’ingresso dello stato all’interno della proprietà, la banca ha avviato un serio programma di riorganizzazione interna, contenimento dei costi, efficientamento del business ed un consolidamento patrimoniale che l’ha, di fatto, resa nuovamente competitiva, tanto da essere in grado di avviare una fusione con Mediobanca.

    Concludendo

    La roadmap dell’operazione prevede un percorso serrato volto al perfezionamento dell’operazione già entro dicembre 2026. La partita che si gioca intorno ad MPS va oltre il destino di un singolo istituto di credito: è il riflesso di una nuova stagione di consolidamento volta a ridefinire equilibri e confini del panorama bancario europeo.

    In un mercato globale sempre più complesso che presenta via via più sistemiche, operazioni straordinarie quali fusioni e acquisizioni assumono una valenza superiore, diventando esse stesse strumenti di politica industriale capaci di influenzare anche i sistemi economici nazionali.

    20260205

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