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    Alexandria Ocasio-Cortez, il woke e la lezione per la sinistra italiana

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    Le parole di Alexandria Ocasio-Cortez sono state trasformate in un’abiura dei diritti civili, ma in realtà indicano una via diversa: parlare ai lavoratori senza consegnare alla destra le battaglie per l’uguaglianza sociale.

    Le parole decontestualizzate nell’intervista ad ABC

    «Il woke è una follia, puntiamo sull’economia». È con queste parole, racchiuse tra virgolette, che una parte della stampa italiana ha raccontato la presunta svolta politica al centro di Alexandria Ocasio-Cortez. Il problema è che quella frase non l’ha mai pronunciata, almeno non in quei termini e, soprattutto, non con quel significato. Nell’intervista rilasciata il 9 agosto ad ABC, alla deputata viene chiesto di commentare vecchie dichiarazioni di Francesca Hong, candidata progressista in Wisconsin, che nel 2020 aveva sostenuto l’abolizione della polizia e delle carceri, nonché la cancellazione del Giorno del Ringraziamento.

    Alexandria Ocasio-Cortez, dopo aver dichiarato che Hong ha cambiato linea, cita apertamente il consigliere comunale newyorchese Chi Ossé dicendo “Woke 1 was crazy”, una frase che parla al passato e si riferisce al periodo della pandemia e dalle mobilitazioni successive all’omicidio di George Floyd. Nei titoli italiani “Woke 1” diventa “il woke”, il passato diventa presente e una riflessione sugli eccessi del 2020 si trasforma nel ripudio delle battaglie femministe, antirazziste e per i diritti civili.

    Quando Jonathan Karl le chiede se il movimento progressista sia andato troppo oltre, Alexandria Ocasio-Cortez riconosce che oggi non utilizzerebbe la stessa retorica, ma definisce quelle discussioni “molto feconde”, contestando semmai la presenza di una classe politica che ha confuso la radicalità delle trasformazioni con quella del linguaggio. Non è corretto, pertanto, parlare di una conversione centrista, soprattutto perché Ocasio-Cortez resta iscritta alla sezione newyorchese dei Democratic Socialists of America e continua a rivendicare come obiettivi politici la sanità universale gratuita, l’aumento dei salari e il rafforzamento dei sindacati.

    All’inizio dell’intervista, prima della frase diventata virale, Ocasio-Cortez afferma che la priorità dei democratici deve essere la classe lavoratrice. Parla di case, spesa alimentare e sanità non sostituendo i diritti civili con l’economia, ma riconducendo entrambi i temi dentro un’unica cornice che mira all’emancipazione sociale e culturale. Una donna sottopagata, un migrante sfruttato dal caporalato, un giovane intrappolato nella precarietà e una persona discriminata sul posto di lavoro per l’orientamento sessuale non appartengono a categorie di elettorati da mettere in concorrenza, ma sono soggetti diversi della stessa disuguaglianza. È falsa l’alternativa tra diritti civili e diritti sociali costruita dalla destra, che troppo spesso la sinistra ha accettato, scegliendo così di combattere sul terreno definito dall’avversario politico.

    Da Trump a Meloni: la retorica della finta “destra sociale”

    I primi minuti dell’intervista offrono anche una chiave utile per leggere la situazione italiana. ABC mostra ad Alexandria Ocasio-Cortez un filmato nel quale Donald Trump accusa le compagnie petrolifere e del gas di guadagnare troppo grazie alla scarsità delle risorse, arrivando a sostenere persino che un’impresa capace di moltiplicare per dodici i propri profitti dovrebbe restituirne una parte ai cittadini e ridurre i prezzi.

    Sul punto la risposta di Ocasio-Cortez individua il centro della questione, ossia che gli americani vedono “la grande distanza tra ciò che Trump dice e ciò che Trump fa”, specie se poi si guarda agli incontri a porte chiuse con le compagnie petrolifere o alle politiche messe in atto che aumentano il costo dell’energia e dei beni trasportati.

    Giorgia Meloni, proprio come Trump, conosce bene le parole della rabbia sociale, ma il problema è chi decide di “proteggere” quando deve trasformarle in decisioni. La sua destra in Italia si presenta come “sociale”, parlando di famiglia, lavoratori, produttività, eppure il dato sostanziale dell’OCSE ci racconta che nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani erano ancora inferiori del 6,1% rispetto al 2021, costituendo il divario peggiore tra le maggiori economie dell’organizzazione. Il tasso di occupazione, allo stesso modo, rimane oltre nove punti sotto la media OCSE, con l’Istat che rileva come la povertà assoluta sia arrivata a colpire l’8,7% delle famiglie, con persona di riferimento il lavoratore dipendente, e il 15,6% quando si tratta di un operaio.

    A confermare questa distanza tra retorica e operato politico è il caso degli extraprofitti bancari. Nell’agosto 2023 Meloni annunciò un’imposta straordinaria del 40%, presentandola come la prova di uno Stato finalmente disposto a schierarsi dalla parte delle famiglie colpite dall’aumento dei mutui. Bastò però che la misura arrivasse in Parlamento perché diventasse sostanzialmente facoltativa, con la norma definitiva che consentì alle banche di evitare il versamento accantonando in una riserva non distribuibile una somma pari a due volte e mezzo l’imposta. Il risultato fu che il prelievo, dal quale erano attesi circa due miliardi, non produsse alcun gettito.

    La lezione per la sinistra italiana

    È proprio qui che la vicenda statunitense smette di essere una polemica e diventa una lezione per la sinistra italiana. La risposta alla destra non può essere l’abbandono delle battaglie femministe, antirazziste e per i diritti civili, ma nemmeno la difesa autoreferenziale di un vocabolario del politicamente corretto che non riesce più a parlare delle condizioni materiali delle persone. La sinistra deve tornare a unire ciò che la destra prova quotidianamente a separare: il diritto di essere sé stessi e quello di vivere dignitosamente del proprio lavoro, la lotta contro le discriminazioni e quella contro lo sfruttamento, le libertà individuali e la giustizia sociale. Perché essere liberi soltanto sulla carta serve a poco quando mancano le condizioni materiali per costruire la propria autonomia.

    Allo stesso tempo, non è sufficiente parlare genericamente di salari e occupazione fingendo che tutti i lavoratori partano dalla stessa posizione. Razzismo, sessismo e omofobia contribuiscono ancora a stabilire chi viene assunto, chi viene pagato meno, chi è costretto ad accettare le condizioni peggiori e chi può essere escluso molto più facilmente.

    Meloni, e più in generale le destre, hanno conquistato consenso anche appropriandosi di parole che la sinistra ha progressivamente smesso di pronunciare. Tuttavia, quando la propaganda elettorale deve trasformarsi in una decisione concreta, la contraddizione emerge sempre, come nel caso degli extraprofitti. È dentro questa distanza tra racconto e realtà che la sinistra deve tornare a costruire l’alternativa, presentando al Paese una nuova promessa di libertà.

    20260305

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