Il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto “1° maggio” contenente novità in materia lavoro come già annunciato poche settimane fa dalla premier Meloni.
Le novità spaziano da incentivi all’occupazione a rinnovi contrattuali, oltre che all’introduzione di un “salario giusto” come definito dal Governo. Il pacchetto di misure vale circa 1 miliardo di euro.
Nuove misure per l’occupazione
Contrariamente a quanto ipotizzato, il decreto non proroga solo bonus esistenti, ma introduce una nuova disciplina normativa per il 2026, suddivisa in 3 principali incentivi:
● Bonus donne, con esonero contributivo al 100% fino a 650 euro mensili (800 nelle regioni zes) per assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate;
● Bonus giovani under 35 con esonero contributivo al 100% fino a 500 euro mensili (650 nelle zes);
● Bonus ZES per le imprese fino a 10 dipendenti.
Tfr, parità di genere e altre misure
Nel provvedimento sono previste anche misure per le imprese in possesso della certificazione sulla parità di genere, come l’accesso gratuito a fiere digitali e attività formative, e-commerce esteri e fiere internazionali.
Per il Tfr, non sono previste sanzioni per i versamenti del primo semestre 2026 ed effettuati entro il 16 Luglio.
Inoltre, viene esteso fino al 2029 il regime dell’isopensione, ovvero quello strumento che consente alle aziende di accompagnare – fino a 7 anni di anticipo – i dipendenti alla pensione tramite accordi sindacali.
L’introduzione del salario “giusto”
Il provvedimento più atteso all’interno del decreto è sicuramente l’introduzione del salario giusto (con una scelta semantica quasi in antitesi rispetto a quella del salario minimo sulla quale l’opposizione si batte da anni) che diventa una condizione necessaria per le imprese per accedere agli incentivi.
Il trattamento economico che le imprese prevederanno per i propri dipendenti dovrà essere almeno pari a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.
Sono previsti altresì degli obblighi di trasparenza nelle offerte di lavoro, oltre che indicazione del contratto applicato e relativa retribuzione: a tal fine è previsto anche un sistema integrato con monitoraggio delle retribuzioni che coinvolge INPS, ISTAT, CNEL ed ispettorato del lavoro.
Secondo il Governo la normativa tutela le imprese favorendo la concorrenza leale (e non un dumping contrattuale) tra le stesse, garantisce maggiore dignità al lavoro, valorizzando l’autonomia ed il ruolo dei sindacati nella definizione delle voci retributive, evitando l’imposizione esterna di un salario minimo.
Non si sono fatte attendere critiche al decreto, in primis dal segretario della CGIL Landini: “Che vantaggio hanno?”. Lo afferma il segretario generale alla manifestazione del Primo Maggio a Marghera, sostenendo inoltre che “si è dimostrato negli anni che incentivare le assunzioni non è detto che crei lavoro e che questo decreto non cancella i contratti pirata”.
“Il problema è aumentare sostanzialmente i salari”. Il decreto non metterebbe risorse nelle tasche dei lavoratori in quanto il miliardo andrebbe esclusivamente alle imprese, chiosa il segretario.
Concludendo
Il decreto viene varato in un contesto economico molto incerto e di ristrettezza, con la mancata fuoriuscita dell’Italia dalla procedura di infrazione UE per disavanzo eccessivo (sia pure per pochissimi decimali) e con parte delle risorse assorbite anche per il decreto di proroga del taglio alle accise (seppur in forma rimodulata e più soft per benzina), con il rischio di fiammata inflazionistica sempre più concreto per la crisi energetica e petrolifera che si sta concretizzando sempre più all’orizzonte.
20260167

