Il terzo governo guidato da Albin Kurti, formatosi l’11 febbraio 2026 dopo la vittoria delle elezioni del 28 dicembre 2025, è caduto dopo solo 76 giorni. Al centro della crisi c’è la mancata intesa sulla nomina del Presidente della Repubblica, un passaggio istituzionale fondamentale che ha evidenziato le profonde tensioni tra le varie forze politiche e messo in luce le fragilità strutturali del sistema politico kosovaro.
Il contesto politico e istituzionale
Il sistema politico kosovaro si fonda su una chiara distinzione tra il potere esecutivo, esercitato dal Governo guidato dal Primo Ministro, e il ruolo del Presidente della Repubblica, che svolge principalmente funzioni di rappresentanza istituzionale.
Il Presidente è infatti il simbolo dell’unità dello Stato e riveste il compito di garante della Costituzione. Tra le sue peculiarità rientrano la promulgazione delle leggi approvate dall’Assemblea, la rappresentazione della politica estera del Paese e l’assicurazione della continuità e della coerenza dell’azione internazionale dello Stato. Con questa distinzione il sistema politico kosovaro riesce a bilanciare le funzioni operative del Governo con il ruolo di garanzia e rappresentanza affidato al Capo dello Stato.
Nonostante il forte mandato popolare, il governo Kurti non è riuscito ad affrontare le difficoltà del panorama politico nazionale che ormai vanno avanti da oltre un anno. Le rivalità tra i vari partiti e le alleanze instabili – dovute anche ai 20 seggi previsti per le minoranze, tra cui 10 per quella serba – non hanno permesso al leader di Vetëvendosje la nomina del nuovo Presidente della Repubblica.
La fine dell’alleanza con Osmani
L’attuale presidente uscente è Vjosa Osmani, il cui mandato è scaduto a inizio aprile. Nonostante gli ottimi rapporti con Kurti che proseguono dalle elezioni del 2021, il leader di Vetëvendosje ha deciso di non appoggiare nuovamente la sua storica alleata, bensì ha valutato alternative volute dalla sua maggioranza, proponendo due candidate: Feride Rushiti e Hatixhe Hoxha; tuttavia, l’opposizione ha boicottato le sedute impedendo di fatto il voto.
Le trattative tra i partiti si sono protratte senza successo, evidenziando una crescente polarizzazione. Da un lato, Vetëvendosje insisteva sulla necessità di rispettare il mandato elettorale e portare avanti la propria agenda politica; dall’altro, le opposizioni chiedevano maggiore incisività e un compromesso che riflettesse la pluralità del Parlamento.
Questo stallo ha portato al mancato raggiungimento del quorum necessario, fissato a 80 deputati su 120, portando allo scioglimento automatico dell’Assemblea e segnando così l’ennesimo capitolo di un’instabilità politica che è ormai diventata persistente.
Le conseguenze della crisi
Il Paese balcanico sta affrontando un periodo di forte crisi politica: il rallentamento delle riforme dovuto alla mancanza di governi stabili e all’indebolimento delle istituzioni, unito al dialogo complesso e delicato con la Serbia, fa sorgere degli interrogativi importanti sulla capacità del sistema politico kosovaro di gestire le problematiche e di garantire stabilità istituzionale.
Infatti, un governo indebolito o in perenne fase di transizione ha minori capacità negoziali, rendendo dunque difficile il raggiungimento di accordi essenziali come il riconoscimento reciproco tra Pristina e Belgrado.
La vicenda, però, ha comunque degli aspetti positivi: il rispetto delle procedure costituzionali e la gestione istituzionale della crisi hanno dimostrato un’importante maturità democratica, soprattutto in un’area geografica nota per le difficoltà in questo ambito. Inoltre, il ricorso a nuove elezioni rappresenta uno strumento legittimo per risolvere lo stallo politico e restituire la parola agli elettori.
Cosa aspettarsi dalle nuove elezioni di giugno
La mancata intesa politica per la nomina del Presidente del Kosovo ha fatto emergere le difficoltà del Paese balcanico nel consolidare le proprie istituzioni, ma allo stesso tempo ha messo in luce la maturazione di quest’ultimo nella gestione della crisi. Il futuro politico del Kosovo dipenderà dalla capacità delle classi dirigenti di apprendere dai propri errori e di costruire un sistema più compatto.
La caduta del governo Kurti III ha fatto dunque emergere la necessità di rafforzare i meccanismi di dialogo e cooperazione tra le varie forze politiche, con l’obiettivo di evitare dei blocchi istituzionali forzati.
Queste continue interruzioni e mancanze di dialogo hanno infatti portato ad un risultato: lo scioglimento del Parlamento e la convocazione delle elezioni entro 45 giorni. Si tratta del quinto appuntamento elettorale in soli 16 mesi, inclusi due turni di elezioni amministrative, e del terzo voto parlamentare in poco più di un anno.
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