Altro
    HomeItaliaI radicali e lo strumento referendario

    I radicali e lo strumento referendario

    Pubblicato il

    “Un partito nuovo per una politica nuova”, una forza laica nel senso di “libera da ideologie”, come definita da Gianfranco Spadaccia: per anni gli esponenti radicali hanno combattuto singole battaglie di civiltà, popolari e impopolari, assieme alla società civile e “contro il regime partitocratico”. 

    Infatti i radicali andavano di traverso un po’ a tutto lo spettro politico: alla Democrazia Cristiana e a tutte le altre forze della destra conservatrice, in quanto anticlericali e antiproibizionisti; al partito comunista italiano in quanto promotori di diritti civili e politici, prima che di diritti sociali.

    E senza una forza maggioritaria in Parlamento, l’unico modo per cambiare il Paese era tramite una mobilitazione dal basso, ovvero tramite consultazioni referendarie e leggi di iniziativa popolare. 

    I radicali e i referendum

    Semplificando all’osso, i referendum sono uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica del Paese. Esistono vari tipi di referendum, ma la tipologia cui si fa più frequentemente ricorso è senz’altro di natura abrogativa, mediante la quale si può chiedere la cancellazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.

    Dal 1946 ad oggi, in Italia si sono svolti 78 referendum: 72 per l’appunto abrogativi, uno istituzionale, uno consultivo e quattro costituzionali. Molte delle consultazioni popolari della storia repubblicana hanno visto un diretto coinvolgimento del partito radicale

    Negli anni della Prima Repubblica, come non citare il referendum abrogativo del ‘74, indetto con l’obiettivo di cancellare la legge sul divorzio e a prima firma del deputato socialista Loris Fortuna: i radicali per primi organizzarono un’imponente campagna a sostegno del no, seguiti poi dal PCI e altre forze di sinistra, inizialmente orientate verso un compromesso con la DC.

    A differenza di altre associazioni politiche, ai radicali non interessavano gli “intrighi di palazzo”. Non a caso, in seguito promossero anche l’indizione di un referendum popolare per l’abrogazione parziale della legge 194, in quanto considerata compromissoria, dunque insufficiente per la tutela dell’interruzione volontaria della gravidanza.

    Nei primi anni della Seconda Repubblica, invece, oltre a trattare, come sempre, di diritti civili, i radicali portarono avanti una serie di proposte di riforma nella più ampia ottica di una grande “rivoluzione liberale”, tanto auspicata ma mai realizzata.

    Divorzio, aborto, abolizione della caccia, legalizzazione droghe leggere, eutanasia, amnistia, stop finanziamento pubblico ai partiti, privatizzazione della RAI… secondo la filosofia radicale, il ricorso agli strumenti della democrazia diretta era la via principe per cambiare la politica e svecchiare le istituzioni italiane.

    Lo diceva Marco Pannella, fondatore e leader del partito, volto di centinaia di battaglie di libertà: «Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere».

    In tal senso si parlava di “Alternativa radicale”: una soluzione ai soprusi e al conservatorismo della classe dirigente, uno spiraglio di luce in un buio mare di partiti.

    I limiti del coinvolgimento diretto

    Isolamento politico e fiducia talvolta mal riposta furono i grandi limiti dell’azione radicale.

    Il movimento ha sì agito fuori dal palazzo, ma sempre all’interno di un sistema con dinamiche di potere ben consolidate, in cui ogni cambiamento passa necessariamente dai piani alti. Detto in parole povere, senza la collaborazione dei partiti di massa, anche trattandosi di una consultazione popolare e non di una seduta in parlamento, era – ed è ancora oggi – molto complicato, se non impossibile, cambiare l’ordine delle cose. Lo dimostrano i referendum abrogativi del ‘97, promossi esclusivamente dalle anime radicali, tra i meno partecipati della storia Repubblicana: l’affluenza si attestò appena attorno al 30%.

    Il fallimento di quell’anno fece da apripista a una serie di consultazioni di scarso successo: a partire dagli anni 2000, infatti, si registra un graduale e sempre maggiore disinteressamento dei cittadini alla vita politica, complici diversi fattori: invecchiamento della popolazione, disillusione, promesse tradite, obblighi non rispettati e molte altre ragioni ben più storiche. In un quadro di questo tipo, mancando anche il rapporto di fiducia tra partiti ed elettori, la massima aspirazione diventa il mantenimento dello status quo.

    La situazione nel 2023

    I radicali sono stati in grado di animare il dibattito pubblico come mai nessuno prima e dopo di loro: non hanno mai goduto di grandi percentuali o di una sufficiente copertura mediatica, eppure hanno plasmato significativamente la realtà italiana, contro ogni pronostico, contro il settarismo ideologico e la “partitocrazia”.

    Oggi si parla dell’Italia come di un Paese clinicamente morto, dove la partecipazione dei cittadini alla politica attiva diminuisce sempre di più con il passare del tempo; e l’immobilismo della nostra società è anche quello dell’operato radicale, orfano dei suoi leader, da tempo condannato all’irrilevanza politica: senza una sostenuta e consapevole spinta “dal basso”, il partito, l’azione, la proposta, non ha la forza necessaria.

    L’eredità dei radicali è stata raccolta, con diverso grado di successo, da ricostituzioni del movimento, soggetti politici dell’area liberale e organizzazioni di vario genere.

    Con o senza aggregazioni politiche, il radicalismo resta intrinseco alla natura dell’uomo: non muore mai, al massimo rimane quieto per un po’, in attesa dello stimolo giusto; e quando gli italiani ne avranno più bisogno, ritornerà virale e infiammerà le piazze come un tempo. Si spera senza un contesto irreversibile.

    Articoli Recenti

    L’intervista al Senatore Dario Parrini, dal premierato all’antifascismo

    È oggi nostro ospite l’On. Dario Parrini, senatore del Partito Democratico e già sindaco...

    Dal Ponte sullo stretto alle Europee: l’intervista all’On. Ferrante

    È oggi nostro ospite l'On. Tullio Ferrante, deputato di Forza Italia e sottosegretario di...

    Lavoro, giovani ed Europa intervista a Susanna Camusso

    È oggi nostra ospite l'On. Susanna Camusso, senatrice del Partito Democratico e storica segretaria...

    Fumare uccide, ma è sempre meglio che sia legale

    Sulla scia di ciò che si era provato a fare a Novembre 2023 in...

    Leggi Anche

    L’intervista al Senatore Dario Parrini, dal premierato all’antifascismo

    È oggi nostro ospite l’On. Dario Parrini, senatore del Partito Democratico e già sindaco...

    Dal Ponte sullo stretto alle Europee: l’intervista all’On. Ferrante

    È oggi nostro ospite l'On. Tullio Ferrante, deputato di Forza Italia e sottosegretario di...

    Lavoro, giovani ed Europa intervista a Susanna Camusso

    È oggi nostra ospite l'On. Susanna Camusso, senatrice del Partito Democratico e storica segretaria...