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    La Banca Centrale Europea sta diventando troppo potente?

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    Niente è possibile senza le persone. Niente è duraturo senza le istituzioni affermava Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione europea. La crescita della Banca Centrale Europea le ha permesso di diventare oggi una delle grandi protagoniste della politica continentale e dell’economia mondiale. Eppure, a 25 anni dalla fondazione della BCE, l’istituzione è così potente che si pone sempre più insistentemente una domanda: qual’è il limite del suo potere?

    Un ruolo in ascesa

    La BCE è un’istituzione unica in quanto non è gestita da un capo politico. La sua indipendenza è sancita infatti da un trattato e il suo mandato pone la stabilità dei prezzi al centro della sua missione. 

    Nel corso della storia della BCE, i suoi funzionari hanno assunto sempre maggiori responsabilità. Infatti, nel mezzo delle turbolenze dei mercati durante la crisi del debito sovrano degli anni 2010, Mario Draghi, allora presidente della banca, calmò gli investitori promettendo di fare “whatever i takes (“tutto il necessario”) per proteggere la zona euro. Durante il covid-19 e sotto Christine Lagarde, l’attuale presidente, la BCE ha acquistato 1,7 trilioni di euro (2 trilioni di dollari) di debito pubblico per garantire liquidità ai governi europei, per poi annunciare un altro programma di acquisto di obbligazioni lo scorso anno, quando l’inflazione minacciava di far precipitare i tassi di interesse. 

    La Bce è dunque diventata il prestatore di ultima istanza per i governi della zona euro. La banca sottolinea però che i suoi programmi di acquisto di obbligazioni sono fortemente vincolati. Infatti, per eludere il divieto di finanziare i governi nazionale, i funzionari devono combinare una giustificazione di politica monetaria con l’adesione alle regole fiscali dell’UE e la necessità di un debito sostenibile. Pertanto, gli avvocati della BCE devono essere tra i più innovativi al mondo”, afferma Sander Tordoir del Center for European Reform, un think tank europeo. La BCE impone così una “ragionevolezza macroeconomica”, come dice Francesco Papadia, ex funzionario della BCE.

    Nuovi contesti e nuovo potere

    La geopolitica internazionale sta ora spingendo perché la BCE assuma un ruolo ancora più sensibile e determinante all’interno dell’Unione Europea. Ad esempio, se le banche europee avessero urgentemente bisogno di dollari, la BCE potrebbe scambiare direttamente con la Fed. O ancora, la BCE è il principale interlocutore nel dibattito su cosa dovrebbe accadere ai beni congelati della Banca Centrale Russa e si oppone, per motivi legali, ai tentativi di ridistribuire alcuni diritti speciali del Fondo Monetario Internazionale.

    Ma la BCE non si limita più a rispondere solo agli eventi storici tutelando la stabilità della Zona Euro. Questo è particolarmente vero sul fronte del rafforzamento dell’euro all’internazionale. Come ha recentemente dichiarato Lagarde all’Economist: “Se gli scambi commerciali in euro aumenteranno come si auspica, dobbiamo fornire la liquidità a sostegno di tali flussi. Un euro internazionale è una forza di stabilità”. In questo senso, un modo di annunciare il rilancio dell’euro è stata la presentazione dell’Euro digitale, una valuta elettronica che potrebbe facilitare l’aumento delle transazioni internazionali. 

    Il cambiamento climatico è un altro ambito in cui la BCE sta svolgendo un ruolo sempre più preponderante. In quanto principale autorità di vigilanza bancaria dell’UE, deve valutare i rischi emergenti e pianificare investimenti e medio e lungo termine. Non è più in dubbio il fatto che la crisi climatica si traduca in rischio finanziario, e rientra quindi perfettamente nel nostro mandato“, afferma Frank Elderson del comitato esecutivo della BCE. I risultati di uno stress test climatico della BCE, pubblicato il 6 settembre, mostrano che una transizione energetica più rapida ridurrà i rischi di credito delle banche nel medio termine e influenzerà l’acquisto di obbligazioni e le politiche di garanzia della BCE.

    Prospettive future

    Lagarde sostiene che il mandato della banca potrebbe allargarsi anche di più: “Tutti gli organismi europei, dal Parlamento europeo agli Stati membri, sono impegnati a raggiungere gli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi”. Prendere in considerazione le questioni ambientali nella distribuzione degli investimenti significherebbe condurre una vera e propria politica climatica, che avrebbe implicazioni sostanziali su tutta la Zona Euro. 

    Il pericolo in tutto questo è che la BCE a un certo punto si ritrovi a far troppo.  I governi nazionali non hanno alcuna volontà di “controllare” l’azione della Banca e anzi, la sua crescita consentirebbe di raggiungere obiettivi che i politici non possono raggiungere altrimenti, per paura di una reazione pubblica. Forse consapevoli del suo crescente potere, i paesi membri stanno nominando ex politici nel consiglio direttivo della Bce. Tuttavia, più la Bce si avventura in aree controverse, maggiore è il rischio che la sua legittimità venga erosa. Per il momento, sia i politici che i banchieri centrali sono contenti. I cittadini un giorno inizieranno a opporsi?

    A cura di

    Lorenzo Minio Paluello

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