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    Vertice della Comunità politica europea in Armenia: verso una nuova architettura

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    Si è aperto il 4 maggio a Yerevan, in Armenia, l’ottavo vertice della Comunità politica europea (Cpe), che ha riunito i leader di quasi 50 Paesi. Copresieduto da António Costa e dal premier armeno Nikol Pashinyan, il summit si è svolto sotto il titolo “costruire il futuro: unità e stabilità in Europa”.

    Tanti sono stati i temi discussi e dibattuti con a margine la firma di una dichiarazione congiunta fra UE e Armenia e una dichiarazione congiunta fra tutti i partner europei contro l’immigrazione illegale. Il vertice di Yerevan segna quindi un passaggio politico decisivo: un’Europa allargata che prova a trasformare crisi e instabilità in una nuova architettura di unità, sicurezza e resilienza condivisa.

    Sicurezza europea e ruolo degli Stati Uniti

    Tra i temi centrali emersi durante il vertice figura il possibile ridimensionamento della presenza militare statunitense nel continente alla luce delle tensioni internazionali, in particolare per il ritiro delle truppe americane in Europa. Un’ipotesi questa avanzata da Trump che ha acceso il dibattito tra i leader, chiamati a riflettere sul futuro della sicurezza comune europea attraverso l’intensificazione degli sforzi sul fronte della sicurezza e della gestione delle basi militari.

    La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato infatti la necessità di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa, ribadendo al contempo l’importanza di mantenere solida l’alleanza con Washington.

    Secondo la Premier, infatti, un’Europa più forte sul piano difensivo rappresenta un complemento, e non un’alternativa, al rapporto transatlantico. A confermarlo è stato anche il segretario generale della NATO, Rutte, che a margine del vertice ha evidenziato come gli alleati europei stiano progressivamente aumentando il loro impegno, sia in termini di investimenti sia di coordinamento strategico delineando il fatto che c’è stata una certa delusione da parte degli Usa, ma gli europei hanno ascoltato”.

    Il focus sul Mediterraneo e la migrazione

    Un altro passaggio centrale del discorso ha riguardato il Mediterraneo, area considerata da sempre strategica per il futuro dell’Europa. La presidente del Consiglio, Meloni, ha sottolineato l’importanza di rafforzare il dialogo con i Paesi della regione per affrontare in modo coordinato sfide complesse come la migrazione ma anche la questione energetica.

    Meloni ha ribadito la necessità di contrastare le reti di trafficanti, evitare il ripetersi di crisi come quella del 2015 e consolidare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito. Nel suo intervento, la premier ha evidenziato come i flussi migratori incontrollati possano esercitare una forte pressione sulla sicurezza dei cittadini e sulla stabilità, soprattutto quando vengono utilizzati come strumenti di minaccia ibrida.

    Ha inoltre sottolineato le ricadute economiche del fenomeno, tra cui l’impatto sulle risorse pubbliche e sul mercato del lavoro, nonché le conseguenze sull’erosione della fiducia nelle istituzioni. Il messaggio è quindi chiaro tanto che alla conclusione del vertice è stata delineata una dichiarazione congiunta firmata da  tutti i partner europei:l’“illegal migration update statement”.

    Energia e materie prime strategiche

    Un altro tema chiave riguarda l’autonomia strategica europea, strettamente legata alla sicurezza, all’energia e alla resilienza economica. In questo contesto, la diversificazione delle fonti energetiche resta una priorità, soprattutto alla luce dello stretto di Hormuz. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare l’indipendenza dell’Europa in più ambiti: ”abbiamo bisogno di maggiore indipendenza, difesa e sicurezza”.

    Von der Leyen ha poi spiegato che il vertice si concentra proprio sull’obiettivo di costruire un’Europa più autonoma, riducendo tutte le dipendenze strategiche. Sul fronte energetico, ha evidenziato una criticità strutturale: “siamo troppo dipendenti dai combustibili fossili importati e quindi sempre esposti alla volatilità dei mercati globali”. Da qui la necessità di puntare su risorse interne, come rinnovabili e nucleare, considerate più stabili, sostenibili e sicure.

    Accanto all’energia, la difesa ha rappresentato il secondo pilastro nel discorso della Presidente:”dobbiamo rafforzare le nostre capacità militari per essere in grado di difenderci e proteggerci”.

    Infine, il terzo elemento riguarda le catene di approvvigionamento. Von der Leyen ha sottolineato l’importanza di costruire relazioni economiche solide con partner affidabili, attraverso accordi di libero scambio che garantiscano stabilità e sicurezza nel lungo periodo: uno fra questi il Canada.

    Il debutto dei paesi non Ue: Canada, Turchia e Azerbaigian nella Cpe

    La partecipazione del Canada, Turchia e Azerbaigian rappresenta una delle novità più significative emerse dal vertice in Armenia. Il primo ministro canadese Carney ha sottolineato l’importanza di rafforzare la cooperazione tra le democrazie in un contesto globale instabile: un messaggio condiviso anche dal presidente da Costa, che ha parlato di un legame sempre più stretto tra Europa e Canada.

    Il premier canadese ha spiegato la sua presenza al summit richiamando sia a motivazioni morali sia esigenze di sicurezza: “siamo qui per gli imperativi morali e di sicurezza che derivano dalla nostra cooperazione […] ma anche per l’immenso potenziale delle nostre alleanze nel costruire un mondo migliore, più prospero, sostenibile e giusto per i nostri cittadini”. 

    Parallelamente, il vertice a Yerevan segna un passaggio importante anche sotto il profilo diplomatico e simbolico. Tra gli elementi più rilevanti, la partecipazione – seppur da remoto – del presidente dell’Azerbaigian, interpretata come un segnale dei progressi compiuti dopo gli accordi di pace con l’Armenia, nonostante lo scontro di Ilham Aliyev con la Presidente Metsola.

    Di particolare rilievo poi è anche la presenza del vicepresidente della Turchia, considerata un’eccezione rispetto al protocollo abituale. Una scelta che riflette il momento delicato ma potenzialmente storico nelle relazioni tra Ankara e Yerevan, rendendo la partecipazione turca significativa viste le ostilità fra i due paesi.

    L’Armenia tra Europa e Russia

    Per l’Armenia, questo appuntamento rappresenta una tappa cruciale nel percorso di avvicinamento ai partner europei e un’occasione per riaffermare il proprio impegno verso i valori democratici. Parallelamente al vertice si è svolto infatti anche il primo summit ufficiale tra UE e Armenia. Il governo guidato da Pashinyan punta infatti a rafforzare i legami con Bruxelles, all’interno di una strategia che mira a diversificare le alleanze internazionali, pur mantenendo un equilibrio con i rapporti storici con la Russia a cui è legata storicamente.

    L’incontro è stato definito storico anche dal presidente da Costa, cheha sottolineato il valore politico e strategico dell’iniziativa:“un vertice all’insegna di valori condivisi e dell’impegno a favore del diritto internazionale e dell’ordine internazionale […] rappresenterà un importante investimento per rafforzare la pace, la connettività e la prosperità nel Caucaso meridionale”.

    Al termine del summit è stata infatti prevista la firma di una dichiarazione congiunta perconsolidare il partenariato tra  i due paesei. Le relazioni tra Ue e Armenia si fondano infatti sull’accordo di partenariato globale e rafforzato, in vigore dal 2021 attraverso cui l’Armenia si è impegnata in un ampio programma di riforme.

    Tra gli obiettivi figurano la lotta alla corruzione, la riforma del sistema giudiziario e il miglioramento della responsabilità delle istituzioni nei confronti dei cittadini, oltre alla promozione di pari opportunità economiche e sociali.

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