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    La Cina sostituisce 12mila corsi di laurea: così Pechino prepara il lavoro del futuro

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    Mentre gran parte del mondo discute ancora su come l’intelligenza artificiale trasformerà il mercato del lavoro, Pechino sembra aver già iniziato a costruire il sistema educativo necessario per affrontare la nuova fase della competizione tecnologica globale.

    Cosa sta succedendo?

    Le università cinesi hanno cancellato o sospeso un totale di oltre dodicimila programmi di laurea, sostituendoli, però, con migliaia di nuovi percorsi legati soprattutto a intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori, manifattura avanzata e tecnologie strategiche.

    Facile intuire che non si tratti solo di una semplice riforma universitaria, ma di qualcosa di molto più ampio e profondo: una vera e propria riorganizzazione accademica giustificata dal tentativo cinese di plasmare il capitale umano necessario alla grande competizione del XXI secolo.

    PIANIFICAZIONE DEL FUTURO

    Negli ultimi anni, come noto, lo Stato cinese ha progressivamente fatto divenire la tecnologia uno degli strumenti centrali della propria strategia politica globale. Partendo dalla corsa ai semiconduttori fino alla robotica, passando ovviamente per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – principale moltiplicatore di potenza odierno – il Dragone ha individuato nei settori tecnologici il grande terreno sul quale si giocherà la partita con i propri avversari globali e, quindi, con gli Stati Uniti in primis.

    Ma come competere senza infrastrutture, investimenti e soprattutto persone? Ed è proprio qui che entra in gioco la riforma universitaria il cui obiettivo ultimo è ridurre la distanza tra formazione accademica e le necessità strategiche della nazione. Per questo motivo i corsi considerati meno utili alle priorità strategiche del governo vengono ridimensionati.

    Ancora una volta emerge come anche l’istruzione sia, inevitabilmente, una questione politica. In questo caso si va ben oltre, infatti, la sfera puramente accademica per arrivare a un chiaro approccio al futuro che in Cina non si aspetta, si pianifica.

    IL MODELLO CINESE

    Questo non solo contribuisce ad allargare ulteriormente quel solco che separa il modello cinese da quello occidentale ma potrebbe anche offrire a Pechino un vantaggio strategico importante qualora l’intuizione si rivelasse corretta.

    Se in Europa e negli Stati Uniti, infatti, il dibattito sulle IA ruota ancora troppo spesso attorno a domande su cosa essa sia e su come cambierà il lavoro e il mondo di domani, la Cina sembra porsi una domanda diversa: come costruire oggi le competenze che serviranno domani prima che queste diventino del tutto necessarie?

    Questa impostazione riflette in modo chiaro quella che è una convinzione storica del modello cinese, ovvero quella legata al fatto che lo Stato può e anzi deve orientare lo sviluppo economico attraverso una pianificazione, anche rigida se necessario, di lungo periodo.

    AI E LE SUE CONTRADDIZIONI

    Tuttavia, proprio questa ambizione conduce a una domanda non secondaria: in che misura uno Stato può davvero prevedere quali saranno le necessità future? Soprattutto quando si parla di intelligenza artificiale bisogna tenere in considerazione quella che è una sua contraddizione intrinseca: da una parte si cerca di formare nuovi specialisti tecnologici e dall’altra, intanto, quella stessa tecnologia mette a rischio anche parte del mercato del lavoro che dovrebbe alimentare.

    La velocità alla quale sta progredendo l’innovazione – e che con ogni probabilità continuerà ad aumentare – potrebbe superare il tentativo delle istituzioni di anticiparla.

    Quelle stesse professioni considerate strategiche potrebbero non esserlo più domani, mentre competenze che oggi sono percepite come secondarie potrebbero rivelarsi decisive in un mondo in cui il rapporto tra uomo e macchina sarà sempre più complesso e che sta già producendo uno dei più grandi cambiamenti antropologici della storia.

    La sfida, quella vera, non è quindi soltanto formare più esperti ma costruire un intero sistema capace di adattarsi in modo veloce e continuo a cambiamenti che, per definizione, difficilmente sono prevedibili.

    FORMARE LA POTENZA

    L’imponente riforma universitaria cinese, con i suoi punti di forza e i suoi punti deboli, racconta proprio questo: la convinzione di Pechino che la competizione globale non si giochi soltanto nei mercati o nei teatri geopolitici ma anche, e forse in primis, nelle aule universitarie capaci di plasmare la società del futuro.

    Perché, in fin dei conti, il potere enorme dato dal possedere tecnologia più avanzata si svuota se non si tiene in considerazione chi sarà in grado di crearla e di controllarla.

    E la Cina sembra aver già iniziato a combattere questa battaglia.

    20260211

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