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    LA NUOVA LEGGE ELETTORALE: APPROVAZIONE DELLA CAMERA E NOVITÀ SUL VOTO FUORI SEDE 

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    Il Parlamento italiano è impegnato da mesi nell’esame di una riforma della legge elettorale che, se approvata definitivamente, sostituirebbe l’attuale sistema, il cosiddetto “Rosatellum“, in vigore dal 2017. È importante chiarire lo stato dell’iter: la riforma non è ancora legge.

    Oggi, l’Aula della Camera dei deputati ha approvato, con votazione a scrutinio segreto (208 sì, 143 no, 3 astenuti), l’articolo 1 del provvedimento, quello che ne costituisce il cuore. Il testo dovrà proseguire il proprio percorso alla Camera e, successivamente, essere esaminato anche dal Senato prima di poter entrare in vigore.  

    ORIGINE E NOME DELLA PROPOSTA 

    Il disegno di legge, il cui primo firmatario è il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, è stato ribattezzato informalmente Stabilicum e in alcune fasi anche “Bignami bis” o “Stabilicum 2.0”, a seconda delle versioni successive del testo. Il provvedimento è stato depositato a fine febbraio 2026 e ha attraversato diverse revisioni in Commissione Affari Costituzionali prima di approdare alla discussione generale in Aula il 26 giugno 2026

    LE LINEE DELLA RIFORMA 

    Rispetto al Rosatellum, che oggi assegna una parte dei seggi tramite collegi uninominali maggioritari e una parte tramite liste proporzionali, la proposta in discussione elimina del tutto la componente uninominale. Il sistema diventerebbe interamente proporzionale, con ripartizione dei seggi su base nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato. 

    L’elemento più discusso resta il premio di maggioranza: alla coalizione o alla lista che ottiene almeno il 42% dei consensi a livello nazionale – soglia elevata rispetto alla versione iniziale, che prevedeva il 40% – verrebbero assegnati fino a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori complessivi per la coalizione vincitrice.

    Qualora nessuna forza politica raggiunga quella soglia, il premio non scatterebbe e la ripartizione dei seggi resterebbe puramente proporzionale tra le liste che hanno superato lo sbarramento, fissato al 3% a livello nazionale. 

    LE PRINCIPALI NOVITA’ 

    Tra le altre novità approvate o in discussione figurano: l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale al momento del deposito delle liste, con la contestuale salvaguardia esplicita dell’articolo 67 della Costituzione(assenza di vincolo di mandato) e dell’articolo 92 (prerogativa del Capo dello Stato nella nomina del Presidente del Consiglio); l’abolizione del ballottaggio, con ritorno, in assenza di una maggioranza al 42%, a un sistema proporzionale puro simile a quello della Prima Repubblica; l’esonero dalla raccolta delle firme per i gruppi parlamentari già costituiti prima del 31 dicembre 2025;  disposizioni specifiche per Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, a tutela delle minoranze linguistiche e alcune misure sulla trasparenza del voto degli italiani residenti all’estero. 

    I NODI ANCORA APERTI 

    Il tema più controverso in queste ultime settimane è stato quello delle preferenze. Un emendamento sostenuto da una parte della maggioranza, che introduceva un sistema misto con capilista bloccati e fino a tre preferenze, è stato respinto per un solo voto (188 no contro 187 sì) durante l’esame in Aula. Il voto, espresso a scrutinio segreto, ha evidenziato spaccature interne alla coalizione di Governo, nonché la presenza di franchi tiratori tra le fila della maggioranza, al punto che le opposizioni hanno chiesto le dimissioni dell’Esecutivo, sebbene l’iter parlamentare sia proseguito regolarmente.

    Anche un successivo emendamento di Futuro e Libertà, il neopartito di Vannacci, che proponeva le preferenze senza capolista bloccato, non è stato accolto. È stato inoltre bocciato, sempre a scrutinio segreto (223 no, 142 sì), un emendamento a firma di Elena Bonetti (Azione) che avrebbe introdotto la parità di genere piena (50/50) nelle liste circoscrizionali su base nazionale, in luogo dell’attuale proporzione 60/40 prevista dalla normativa vigente.  

    LE POSIZIONI IN CAMPO 

    La maggioranza di Governo, tramite Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha ribadito che il Governo intende portare avanti la riforma “con orgoglio“, escludendo ripercussioni sulla tenuta della maggioranza. Ilcapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, ha affermato, inoltre, l’intenzione di portare a termine il provvedimento, pur riconoscendo che nella coalizione “sono mancati diversi voti” nelle votazioni segrete e che serve una riflessione politica interna. Anche esponenti di Forza Italia hanno parlato di un “incidente di percorso” senza mettere in discussione la tenuta della maggioranza. 

    Le opposizioni, riunite nel cosiddetto “campo largo” hanno criticato duramente l’impianto della riforma, sostenendo che riduce la rappresentanza democratica, e hanno intensificato il confronto parlamentare sugli emendamenti rimanenti. Diversi costituzionalisti e organizzazioni della società civile hanno espresso perplessità sul metodo di approvazione e sul merito del testo, in particolare riguardo al peso del premio di maggioranza e alla scomparsa dei collegi uninominali.

    L’EMENDAMENTO SUL VOTO FUORI SEDE 

    Tra le innovazioni di maggiore rilievo figura l’approvazione all’unanimità dell’emendamento che introduce il voto fuori sede per gli elettori temporaneamente domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza. L’emendamento è stato approvato con il consenso di maggioranza e opposizione, registrando oltre 350 voti favorevoli e nessun voto contrario. 

    La nuova disciplina consente agli elettori domiciliati fuori dal Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di esercitare il diritto di voto nel Comune di domicilio, evitando il rientro nel luogo di iscrizione elettorale. La misura trova applicazione per le elezioni politiche, le elezioni del Parlamento europeo e le consultazioni referendarie. Per accedere alla nuova modalità di voto, l’elettore dovrà presentare apposita domanda ed essere iscritto in un apposito elenco degli elettori fuori sede istituito presso il Comune di domicilio.

    La disciplina prevede specifici termini e modalità di presentazione dell’istanza, finalizzati a consentire il coordinamento tra i Comuni di residenza e quelli di domicilio, garantendo l’unicità dell’esercizio del diritto di voto ed evitando duplicazioni nelle liste elettorali. Potranno beneficiare della disciplina i cittadini che risultino domiciliati, per il periodo previsto dalla legge, in una provincia diversa da quella di residenza per ragioni documentate di studio, lavoro o salute. 

    Sotto il profilo costituzionale, l’intervento si inserisce nel progressivo ampliamento degli strumenti volti ad assicurare l’effettività dell’art. 48 della Costituzione, eliminando gli ostacoli di natura territoriale che, fino ad oggi, hanno spesso limitato la partecipazione elettorale di studenti universitari, lavoratori e cittadini temporaneamente domiciliati lontano dalla residenza anagrafica. La misura rappresenta inoltre l’evoluzione della sperimentazione già adottata in occasione delle consultazioni referendarie del 2025, estendendone il principio alle principali consultazioni elettorali nazionali. 

    CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 

    La riforma della legge elettorale segna un passaggio politicamente delicato per la maggioranza di Governo. Al di là del voto odierno sull’articolo 1, il vero nodo politico resta l’unità della maggioranza: le spaccature emerse nelle votazioni segrete, in particolare sul tema delle preferenze, mostrano quanto la riforma tocchi corde sensibili.

    Nel merito, lo Stabilicum punta a rafforzare la stabilità di Governo e la “governabilità” del Paese, attraverso il premio di maggioranza, ma le opposizioni e parte della società civile temono che questo avvenga a scapito della rappresentanza democratica. Con l’iter ancora aperto alla Camera e il passaggio al Senato da affrontare, l’esito definitivo, nella forma e nei tempi, resta incerto. 

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