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    Le due anime di Torino: benvenuti al Derby della Mole

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    La scorsa settimana vi abbiamo presentato Roma ed il suo derby, vissuto in modo feroce, frenetico, passionale. La settimana prima ecco Milano e la sua stracittadina, con il capoluogo lombardo a rappresentare la città più europea e al tempo stesso più americana d’Italia. La metropoli asettica, lavorativa e dedita al business, con un’anima internazionale e votata alla carriera. Sembra incredibile che, a pochi chilometri di distanza, ci sia Torino. Forse la nemesi per eccellenza dei meneghini. Il rovescio della medaglia rispetto a Milano. Né europea, né americana: Torino è decisamente francese. Chi ha visitato il capoluogo piemontese si è accorto sicuramente dell’anima sofisticata, elegante e addirittura bohémien della città sabauda. La vicinanza con i cugini d’Oltralpe e il legame indissolubile con i Savoia ha fatto sì che Torino sia una vera e propria città nobile e francese in terra italiana. Ma la tradizione torinese è anche legata a doppio filo con il mondo dell’industria e del lavoro; il capoluogo sabaudo è, in particolare modo a partire dall’800, in competizione con la vicina Milano, anche e soprattutto per il monopolio lavorativo del Nord Italia. Sofisticata ma operaia, raffinata ma industriale, nobile ma plebea. Non ci saranno forse troppe contraddizioni? No, semplicemente Torino ha due anime conviventi ma ben distinte. Così come le due squadre di calcio, a rispecchiarne gli stili. Juventus contro Torino. Il derby della Mole Antonelliana. 

    La Juventus

    Nel 1897 alcuni studenti del liceo classico Massimo D’Azeglio di Torino, appassionati del neonato football, decisero di fondare una squadra di calcio che potesse rappresentare la loro città. I giovanissimi fondatori decisero di chiamare la loro creatura Juventus, la forma moderna del latino iuventus, gioventù. Un nome in lingua classica e antica per un significato moderno, fresco, dinamico. I giovani studenti non potevano certo immaginare un futuro così roseo per la loro società. Un palmarés impressionante, quello della Signora, che ha permesso alla Juventus di essere oggi la squadra più titolata d’Italia e una delle più vincenti al mondo

    Ma torniamo agli albori. I sostenitori della neonata squadra – vestita prima di rosa e poi, per un iniziale errore di spedizione, in bianconero – venivano per la stragrande maggioranza dal mondo borghese e ricco della città. Un dettaglio che diede alla società torinese i connotati di squadra nobile e altolocata. Caratteristiche rimaste per sempre incollate ai bianconeri, dando vita allo “Stile Juve”; giocatori, allenatori e dirigenti della Vecchia Signora iniziarono cioè a distinguersi per eleganza, disciplina, ordine e modi raffinati. Dal 1923, però, essa fece breccia anche nel cuore dei meno abbienti. Il legame tra la famiglia Agnelli, proprietari storici della Fiat, e la Juventus, iniziato proprio in quell’anno e vivo fino ai giorni nostri, avvicinò prepotentemente gli operai della casa automobilistica ai bianconeri. E non solo. 

    In quegli anni, ma soprattutto nel dopoguerra, migliaia e migliaia di giovani italiani meridionali iniziarono a trasferirsi nelle grandi città del Nord, alla ricerca di fortuna e lavoro. Moltissimi furono presi nelle industrie Fiat. Un boom di nuovi lavoratori si tradusse immancabilmente in un aumento incredibile di tifosi per la Juventus. La Signora divenne (e tuttora è) la squadra più tifata d’Italia. Addirittura qualcuno disse che la società bianconera era riuscita a completare l’opera di Garibaldi e Cavour: unire l’Italia. Nobili, borghesi, torinesi, meridionali, operai; tutti dunque a Torino tifano Juventus? Non proprio… 


    Il Torino


    La Juventus è considerata il secondo club italiano per anzianità dietro il Genoa e il primo a nascere a Torino. Ma in realtà, già nel 1887, nel capoluogo sabaudo iniziarono a nascere numerosi club di football: Nobili Torino, Internazionale Torino, la Torinese e tanti altri. La svolta fu nel 1906. Alcuni soci di queste piccole società si unirono con un gruppo di dissidenti della Juventus, guidati dall’ex presidente bianconero Alfred Dick. Da questa fusione nacque il Torino. Venne scelto come colore per la divisa della neonata squadra il granata, come lo stendardo della Brigata Savoia, il gruppo che contribuì a liberare Torino dai francesi due secoli prima. 

    Il Toro diventò subito la squadra del popolo, con sostenitori provenienti perlopiù dal mondo proletario e povero della città. Gli operai Fiat, gli unici “plebei” a sostenere la Juve, vennero additati come veri e propri traditori. Inoltre, con l’enorme afflusso di immigrati dal Sud Italia nelle industrie della casa automobilistica, i supporters granata iniziarono ad identificare come juventini tutti gli stranieri in città, considerati non veri torinesi. Questa convinzione era in realtà solo una leggenda, visto che gli abitanti della città furono sempre equamente divisi tra bianconeri e granata. La Juve diventò, però, la più tifata grazie ‘’allo straniero” e tanto bastò per rendere la Signora come squadra apolide”. 

    Il Toro, al di là di questa convinzione, venne amato in maniera viscerale perché rappresentava l’occasione di riscatto per i proletari di Torino sui ricchi borghesi della città. Al cosiddetto Stile Juve venne contrapposto il Cuore Granata, la capacità cioè di lottare su ogni pallone e di combattere nonostante le difficoltà, in campo e fuori. 


    Gli sfottò


    Come si può facilmente constatare, le due anime di Torino sono perfettamente rappresentate nelle due società. Un senso di appartenenza che, com’è normale che sia, ha generato negli anni parecchi sfottò tra le due tifoserie. Agli albori della rivalità, l’odio era perlopiù fomentato da motivazioni sociali e politiche. Il tifoso juventino era generalmente o nativo della città ma borghese, o immigrato: due caratteristiche difficili da sopportare per il sostenitore granata, proletario e fieramente piemontese. Com’è facile intuire, l’area più calda dei tifosi bianconeri fu identificata come di destra”, mentre quella dei torinisti di sinistra


    Queste differenze si sono negli anni sempre più appianate, tanto è vero che ormai gli sfottò sono solo circoscritti all’area calcistica. I tifosi bianconeri ricordano sempre felicemente ai rivali la loro poca fortuna sportiva, mentre i granata sostengono che tifare per la loro squadra sia un atto d’amore, slegato dai trofei. I simboli della città sono anch’essi equamente divisi: se il Torino porta infatti il nome e il simbolo del capoluogo piemontese, la Juventus ha da sempre scelto per la seconda o terza maglia il gialloblù, il colore araldico del Comune della città. 


    Unite nella tragedia

    Cosa mai potranno avere in comune due mondi così opposti? La loro somiglianza, purtroppo, è presente solo nelle tragedie. Nella memoria di tutti gli appassionati e non, il colore granata è legato indissolubilmente alla tragedia di Superga. Il 4 maggio 1949 l’areo con a bordo tutta la squadra del Grande Torino, la compagine in grado di dominare il campionato italiano e di vincere 5 scudetti consecutivi, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, sulla collina torinese. La squadra stava tornando da Lisbona, dove aveva disputato una partita amichevole con il Benfica. Non ci furono sopravvissuti. Lo scudetto quell’anno venne assegnato a tavolino al Toro. 

    Un’altra tragedia che non conosce colore e divisione è quella di Bruxelles. Il 29 maggio del 1985, allo stadio Heysel della città belga, andava in scena la finale di Coppa Campioni tra la Juventus e il Liverpool. Poco prima del fischio d’inizio, gli hooligans dei Reds attaccarono la curva bianconera, costringendoli ad ammassarsi in un piccolo punto dell’impianto sportivo. Il muro, a causa del troppo peso, crollò. Morirono 39 persone, di cui 32 italiane. La finale venne disputata ugualmente per evitare ulteriori tensioni, nonostante l’iniziale rifiuto della società bianconera. La Juventus vinse 1-0.


    Le due anime della città 

    Torino è considerata una delle città più belle d’Italia. La culla del Rinascimento è amata dai propri cittadini e dai turisti per i suoi mille tesori, tra arte, storia, cultura e gastronomia. Dalla Mole Antonelliana ai Musei Egizio e del Cinema, dalla Sindone ai Caffè storici della città. Ma nonostante le tante sfaccettature, a Torino sono solo due le anime che si contrappongono tutti i giorni tra le piazze e le vie della città. Un’anima borghese ed elegante contro quella proletaria e ribelle. Lo stile bianconero contro il cuore granata. Una città magica per due mondi opposti: Juventus e Torino. Uniti solo nelle tragedie.

    Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa” 
    Umberto Eco

    A cura di

    Giacomo Novelli

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