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    Agricoltura e sicurezza energetica: il binomio strategico per il futuro

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    A Milano, tra il 7 e il 9 maggio 2026, Palazzo Mezzanotte e la Triennale hanno ospitato l’evento più atteso del calendario agricolo istituzionale: “L’Agricoltura, Il Futuro”, l’iniziativa promossa da Confagricoltura in collaborazione con l’Università Bocconi

    Un appuntamento che ha riunito centinaia di imprenditori agricoli, rappresentanti delle istituzioni nazionali, esponenti del mondo finanziario, industriale e accademico con un unico obiettivo: tracciare le coordinate strategiche del settore primario italiano fino al 2050.

    UN MANIFESTO PER IL FUTURO

    L’evento non si è limitato a fotografare le criticità del presente. La scelta di Confagricoltura è stata deliberatamente proiettiva: costruire, insieme all’Università Bocconi, un “Manifesto dell’Agricoltura del Futuro” che individui nuovi driver di sviluppo per i prossimi decenni. Il presidente della Confederazione, Massimiliano Giansanti, ha sintetizzato l’ambizione del progetto sottolineando come l’agricoltura non possa più essere confinata al ruolo di semplice produttrice di beni primari, ma debba essere riconosciuta come elemento strutturale dell’economia nazionale e della geopolitica europea.

    Il messaggio è netto: il settore primario italiano del 2050 dovrà essere più competitivo, tecnologicamente avanzato, sostenibile, manageriale e integrato nelle grandi strategie economiche continentali. 

    Per raggiungere tali obiettivi, tuttavia, Giansanti ha ribadito l’urgenza di superare quella frammentazione normativa e quell’eccesso burocratico che, ancora oggi, soffocano la competitività delle imprese agricole. «Servono governance più moderne, regole più armonizzate e una pubblica amministrazione capace di accompagnare, e non rallentare, la crescita delle imprese», si legge nella nota ufficiale di Confagricoltura.

    PICHETTO FRATIN: ENERGIA E AGRICOLTURA

    Tra gli interventi istituzionali di maggiore rilievo spicca quello del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, protagonista della tavola rotonda dedicata alla transizione energetica, primo dei due panel tematici. 

    Il Ministro ha partecipato al dibattito accanto ai vertici di Edison, Enel, Veolia Italia, ARERA e ITA Airways, in un confronto che ha messo in luce le profonde interconnessioni tra politica agricola e politica energetica.

    La tesi centrale di Pichetto Fratin è di carattere sistemico: parlare di sicurezza alimentare e di sicurezza energetica sono, nell’attuale contesto geopolitico, operazioni inscindibili. 

    L’agricoltura, ha sottolineato il Ministro, è «uno degli elementi di crescita e di capacità competitiva del Paese», e il suo sviluppo non può prescindere da un quadro energetico stabile e accessibile. Si tratta di un cambio di paradigma rispetto alla visione tradizionale del settore agricolo come mero consumatore di energia: le imprese agricole italiane sono diventate, a tutti gli effetti, produttrici di energia rinnovabile.

    IL RUOLO DELLE AGROENERGIE E GLI INTERVENTI DEL PNRR

    Pichetto Fratin ha riconosciuto esplicitamente i progressi compiuti grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gli investimenti in agroenergie — con particolare riferimento all’agrivoltaico e allo sviluppo della filiera del biometano — hanno già determinato un processo di efficientamento strutturale delle imprese agricole, generando al contempo un beneficio economico diretto per gli operatori del settore.

    In Italia, il comparto delle agroenergie conta oggi 3,4 gigawatt di potenza installata nelle aziende agricole, contribuendo per l’8,5% alla produzione nazionale di energia elettrica rinnovabile: un risultato che testimonia la maturità raggiunta dal segmento in poco più di due decenni. 

    Il Ministro ha ribadito il ruolo dei prezzi minimi garantiti come strumento di integrazione dei ricavi e non come incentivo tout court, indispensabile per garantire la copertura dei costi operativi nella delicata fase post-incentivi.

    DECRETO BOLLETTE: ATTENDISMO STRATEGICO E TRATTATIVA CON BRUXELLES

    Il convegno milanese ha offerto a Pichetto Fratin anche l’occasione per affrontare uno dei dossier più delicati sul tavolo del governo: l’eventuale modifica del Decreto bollette. Interrogato a margine dei lavori, il Ministro ha adottato una posizione di prudente attendismo, subordinando qualsiasi valutazione sugli aggiustamenti normativi all’evoluzione delle trattative in corso con l’Unione europea e alla dinamica dei prezzi energetici internazionali.

    Sul fronte dei mercati, Pichetto Fratin ha auspicato una stabilizzazione delle quotazioni del gas attorno ai 30 euro per megawattora, condizione che reputerebbe fisiologica in un contesto di normalizzazione geopolitica. Il Ministro ha richiamato, in particolare, la situazione nel Golfo Persico come variabile determinante per le prospettive energetiche di breve e medio termine. 

    Quanto ai rapporti con Bruxelles, Pichetto Fratin ha avanzato una richiesta politicamente significativa: la concessione, da parte dell’Unione europea, di una deroga al Patto di Stabilità per gli investimenti sul fronte energetico. 

    Il parallelismo proposto è stringente e dichiaratamente politico. Pichetto Fratin ha equiparato l’urgenza energetica attuale a quella che aveva giustificato lo scorporo delle spese per la difesa dai vincoli del Patto di Stabilità; una emergenza di pari rango, che richiederebbe analoga flessibilità di bilancio.

    IL CONTESTO EUROPEO E LA GEOPOLITICA DEL CIBO

    L’intervento del Ministro si inserisce in un quadro europeo in rapida evoluzione. La Commissione è impegnata nella revisione della Politica Agricola Comune e nel ridisegno delle politiche energetiche alla luce delle nuove priorità di sicurezza. L’istituzione, annunciata da Confagricoltura, di un Osservatorio su geopolitica e sicurezza alimentare, sviluppato in collaborazione con il Soft Power Club, risponde esattamente a questa esigenza: collocare il settore primario al centro delle negoziazioni internazionali, come elemento di stabilità e non solo come comparto produttivo. 

    La tre giorni milanese ha confermato che la partita del futuro dell’agricoltura italiana si gioca su più tavoli simultaneamente: quello normativo interno, quello europeo e quello geopolitico globale. Al centro di questa convergenza si collocano le energie rinnovabili, non più elemento accessorio ma leva strutturale di competitività. 

    Agrivoltaico, biometano e bioenergie ridisegnano il profilo dell’impresa agricola moderna, trasformandola da consumatrice passiva di energia a produttrice attiva e protagonista della transizione ecologica. Una doppia funzione produttiva e energetica che rafforza la resilienza del settore e ne amplia il peso specifico nei tavoli negoziali europei.

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