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    L’intervista all’On. Giulia Pastorella

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    È oggi nostra ospite l’On. Giulia Pastorella, deputata di Azione, nonché eletta al consiglio comunale di Milano. 

    Entriamo subito nel vivo parlando del caso Rai: recentissima è la comparsa di un comunicato con cui alcuni dipendenti di via Mazzini hanno preso le distanze dalle parole lette da Mara Venier a proposito del conflitto in Medio Oriente. Viene implicito chiedersi se tale faziosità informativa sia, benché latente, di lungo corso oppure, come asserito in questi giorni, diretta conseguenza dell’influenza politica del centro destra sul servizio televisivo pubblico. 

    Non c’è nulla di nuovo: nel corso degli anni la Rai è stata lottizzata e influenzata da tutti i Governi, anche di quegli stessi che, adesso, vanno a fare i sit in lamentando la parzialità dell’ente pubblico televisivo. Io penso comunque che i dipendenti abbiano fatto bene a prendere le distanze, sia nel metodo che nel merito, dalla decisione intrapresa dall’AD Roberto Sergio. Allo stesso modo, reputo necessaria una revisione della Rai in toto. Azione non ha partecipato al sit in, bensì ha preferito cercare di convincere le altre opposizioni a formulare una proposta alternativa relativamente alla governance della Rai, proprio per garantire l’indipendenza e la neutralità – ma soprattutto una maggiore qualità – del servizio pubblico televisivo. Azione ribadisce da tempo che la Rai dovrebbe diventare una Fondazione indipendente.

    Non meno dibattute sono le elezioni europee, programmate per il prossimo otto e nove giugno; spinosa è, a tal proposito, la questione dell’esercizio di voto fuorisede. Fratelli d’Italia ha depositato in commissione Affari Costituzionali al Senato un emendamento al decreto elettorale che, se approvato, segnerà una vera e propria svolta, seppur temporanea. Una soluzione definitiva, considerando l’immobilismo politico finora dilagante, può concretizzarsi o tarderà ancora ad arrivare?

    Temo di dover dare una risposta pessimista. Questa soluzione, come ricordato, è alquanto parziale e soprattutto tardiva. Volta esclusivamente agli studenti e destinata a coprire la tornata europea, ma non quella amministrativa; si tratta di una misura insoddisfacente per la maggior parte delle persone. È buffo ricordare come il Governo, dopo aver bocciato la proposta sul voto fuorisede rimandandola a un’ipotetica delega, ha fatto improvvisamente marcia indietro di fronte ad un’evidente pressione da parte dell’opinione pubblica. Ringraziamo Sanremo! Tale misura, peraltro, lascia senza risposta una serie di altri interrogativi da risolvere, primo tra tutti il voto degli italiani residenti in Stati non europei che devono tornare in Italia per votare alle europee, diversamente da quanto avviene per le politiche; come per i fuorisede, anche in questo caso bisogna capire se il voto debba seguire la cittadinanza oppure la residenza. Questo è il vulnus principale che sembra trovare risposte diverse a seconda del tipo di elezioni. Credo, quindi, che una riforma più ampia del voto fuorisede e estero sia qualcosa su cui lavorare per evitare questi paradossi ed io, per prima, mi ci impegnerò con il mio partito. 

    Sempre in merito alle europee, è stato presentato un ulteriore emendamento volto a limitare il numero dei partiti alle elezioni; la nuova normativa, qualora venisse approvata, introdurrebbe l’obbligo della raccolta firme e renderebbe meno agevole la partecipazione elettorale delle forze minori. Ciò significa, dunque, rinnegare una piena rappresentanza? 

    Assolutamente sì, la ragione è molto semplice: le europee sono elezioni proporzionali, esiste già una soglia di sbarramento che funziona come deterrente naturale alla proliferazione di partiti non rappresentativi di un numero adeguato di italiani e soprattutto non c’è scusa di voler dare maggiore stabilità o continuità al sistema politico visto che la scelta del ‘governo’ europeo (ovvero la Commissione) avviene secondo logiche molto diverse. Date queste condizioni, trovo che mettere un ulteriore paletto alle partecipazione sia fortemente antidemocratico e rischierebbe di lasciare fuori forze politiche, come +Europa, che alle elezioni hanno preso percentuali più alte di altre forze, come Noi Moderati, che invece non dovrebbero raccogliere firme. Una stortura insomma. Spero che questo emendamento non passerà, anche perché porterebbe delle storture molto evidenti. È giusto che tutti competano, per poi lasciare spazio alle scelte degli elettori. Devono essere questi ultimi a decidere. 

    Spostandoci invece sulla questione trasporti, l’Italia è sempre più divisa a metà: collegamenti frequenti e grandi innovazioni al Nord, ritardi ed arretratezza infrastrutturale al Sud, dove il record di anzianità dei convogli ferroviari spetta al Molise (22,6 anni). L’impressione è che, a livello istituzionale, convenga mantenere un’Italia a due velocità. Qual è la posizione di Azione a tal riguardo?

    Ci sono sicuramente delle differenze evidenti, in Commissione Trasporti ne parliamo molto. Relativamente alla questione del ponte sullo Stretto, ad esempio, prima di ancora di valorizzare le potenzialità di quest’ultimo, Azione ha insistito molto sul rinnovamento infrastrutturale di tutta la Regione Sicilia, dove i trasporti richiedono tutt’oggi un monte ore decisamente elevato. Oltre al tema infrastrutturale, bisogna occuparsi anche del parco mezzi; a questo proposito le risorse del PNRR possono naturalmente intervenire. Io stessa avevo presentato degli emendamenti, in sede di legge di bilancio, per permettere un prolungamento delle scadenze degli incentivi, considerati i rallentamenti produttivi a causa della situazione internazionale. Va anche detto, poi, che vi sono fattori dipendenti dalla volontà politica delle singole realtà; credo che la Sicilia sia un esempio dove, quest’ultima, non ha saputo ottenere nulla di concreto per migliorare la viabilità ferroviaria nell’isola. 

    Profondamente contradditorio è anche il tema salute: secondo il rapporto Istat Noi Italia 2023 la spesa sanitaria pubblica è di gran lunga inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei, difatti il nostro Paese presenta i livelli più bassi di posti letto ogni mille abitanti. Come se non bastasse, medici ed infermieri stanno espatriando in massa in cerca di migliori soluzioni contrattuali. Come fare, allora, per evitare il rischio collasso?  

    Sicuramente non nascondendo la testa sotto la sabbia come sta facendo l’attuale Governo. Gli italiani spendono moltissimo in sanità privata, circa 40 miliardi., Ilil vero problema infatti non è tanto quello dei posti letto ogni mille abitanti, bensì quello della sanità territoriale e delle liste d’attesa che portano a ricorrere al privato che offre prestazioni in tempi più ragionevoli. Azione ha avanzato una proposta, in legge di bilancio, con cui si richiedeva di mettere tutte le risorse disponibili – 10 miliardi – per abbattere completamente le liste d’attesa, concedendo ai cittadini di rivolgersi al settore privato con copertura pubblica, considerata l’impossibilità del pubblico di assolvere le medesime funzioni. A tal proposito, il Governo ha fatto orecchie da mercante, mettendo  a disposizione quei tre miliardi di cui si vanta, ma che in realtà non vanno neanche a coprire le spese correnti. Non ci si rende conto del fatto che, questa, sia un’emergenza, nonostante le opposizioni siano, per una volta, compatte a riguardo. 

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