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    L’intervista all’On. Manlio Messina

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    È oggi nostro ospite l’On. Manlio Messina, deputato di Fratelli d’Italia. Nel corso di un’intervista principalmente orientata sui conflitti internazionali, l’immigrazione e l’Europa, abbiamo cercato di approfondire le posizioni dell’Onorevole e del suo partito sui sopracitati temi. A seguire la versione integrale.

    L’Europa sta attraversando un periodo storico e geopolitico complesso. Da una parte la guerra in Ucraina, dall’altra il conflitto tra Israele e Hamas. Come l’Italia e, in particolare, il governo guidato da Giorgia Meloni sono pronti ad affrontare queste escalation?

    Sono tematiche che già prese singolarmente preoccupano molto, ancor più se prese tutte insieme. Credo che il governo Meloni stia facendo la sua parte come è gusto che sia, dando rilevanza non solo al nostro Paese, ma cercando di stimolare sempre di più l’Europa a diventare centrale in queste tematiche. Un’Europa che da un lato non deve innescare nuovi meccanismi capaci di portare ad un allargamento dei conflitti, dall’altro che deve sostenere situazioni e posizioni che noi riteniamo debbano esser assolutamente sostenute, come per esempio la difesa dell’Ucraina. Quindi credo che questo sia un tema di politica internazionale che mai il nostro Paese ha affrontato e che, negli ultimi 30 anni, neppure l’Europa intera ha affrontato. Perché singolarmente già preoccupano, figurarsi tutte quante insieme, quindi bisogna tenere alta l’attenzione con molta responsabilità anche nelle parole, perché molto spesso possono essere molto più di fatti. Dunque parlare anche di armi e prepararsi a guerre piuttosto che altre affermazioni di altro tipo. Mantenere l’attenzione su quella che è la tutela dell’Ucraina e cercare anche che Israele possa avere una posizione difficile benché abbia subito un attacco molto molto grave: anche lì dobbiamo cercare di evitare che Israele vada a varcare il confine. È una posizione di equilibrio e difficile. Credo che il Presidente Meloni stia facendo bene.

    Quale deve e dovrà essere il ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale? C’è da temere ulteriori escalation anche dopo l’attentato avvenuto a Mosca?

    La posizione dell’Italia credo debba essere quella che attualmente sta tenendo, quindi una posizione secondo me di Europa centrale, una posizione di grande dialogo con i partner europei, senza dimenticare che l’Italia è alla presidenza del G7 e ha la possibilità di navigare i paesi più importanti del mondo verso una posizione che deve essere di equilibrio. Il presidente Meloni nelle dichiarazioni che ha fatto sta mantenendo queste posizioni di equilibrio, il che non significa non schierarsi, significa avere la responsabilità di capire che il termometro è molto alto, che la temperatura è molto alta e che basta veramente poco per un’escalation. Bisogna buttare acqua sul fuoco e bisogna assolutamente tenere questa posizione di equilibrio: credo che l’Italia oggi sia centrale in queste dinamiche di cui stiamo parlando ora. Mi consenta di dire che non è fondamentale solo la posizione dell’Italia, ma è fondamentale la posizione dell’Europa, che negli ultimi 20 anni ha lasciato lo scettro ad altri continenti. Oggi l’Europa sta tornando centrale proprio in queste dinamiche e credo che sia fondamentale anche il ruolo dell’Italia all’interno di un’Europa, se vogliamo, forte.

    Far parte di uno schieramento di maggioranza comporta anche il dover assumere decisioni che possono non piacere a parte del vostro elettorato. Come spiegherete ai vostri elettori la necessità di adottare determinati provvedimenti sia di politica interna che estera?

    Guardi questo è un tema che distingue sempre chi fa politica da statista e chi fa politica per far aumentare consensi. Purtroppo quando si è alla guida di un Paese grande e importante come l’Italia si devono prendere decisioni che vanno contro gli intessi elettorali. L’essere persone responsabili e di grande maturità politica significa riuscire a mettere da parte l’interesse personale, l’interesse partitico. Non a caso chi va al governo perde qualche punto percentuale. Probabilmente se tirassimo i remi in barca sulla vicenda ucraina e dicessimo “non è un problema che riguarda noi”, faremmo sì l’interesse di partito, ma non faremmo l’interesse della nostra nazione. E non solo… non faremmo gli interessi dell’Europa, non faremmo gli interessi di alcuni principi che abbiamo sempre nella scala morale e valoriale, come la difesa della libertà. Dobbiamo difendere il principio che un paese sovrano non può essere aggredito e questo è compreso da tutti i cittadini? No, probabilmente no. Però qui c’è la differenza tra chi fa politica da statisti e chi fa politica per far aumentare punti percentuali. Anche per la politica interna è più facile ‘comprarsi voti’ con il reddito di cittadinanza, molto più difficile è invece creare politiche del lavoro che facciano crescere lo stesso l’occupazione e impieghino gente a lavorare. È un percorso più lungo, più complicato, che probabilmente all’inizio non dà risultati immediati come dare €1000 al mese, ma noi siamo convinti di fare il bene dell’Italia e del singolo partito.

    L’Italia da anni è in prima linea nella gestione di un’emergenza: quella migratoria. Le situazioni di guerra in Medioriente, l’instabilità della Libia, ma anche della Tunisia stanno comportando – in particolar modo nell’ultimo anno – un notevole incremento dei flussi migratori. Cosa può e deve fare l’Italia per la loro gestione e quanto il Piano Mattei può incidere?

    Dobbiamo partire da un dato: la politica migratoria fatta in Europa. Quello che è accaduto è un fenomeno incontrollato che ha creato sacche di criminalità all’interno delle città europee e anche italiane: è impensabile gestire questi flussi per far beneficiare qualche cooperativa. La migrazione è un fenomeno difficile da fermare, ma che va controllato. Significa mettere in campo delle azioni come quelle che stiamo mettendo in campo e anche qui occorre più tempo rispetto a interventi spot che sarebbero utili per far crescere percentuali del partito, ma poco utili in termini generali. Questo genere di interventi a breve termine ha un risultato, ma a lungo termine non è risolutivo. Il problema lo risolvi con il Piano Mattei, che di fatto è già nelle corde dell’Europa; con il progetto Gateway, che riguarda investimenti in Africa proprio per sviluppare i Paesi africani e per renderli più idonei a tenere la gente lì a crearsi il proprio futuro. Oggi la gente parte perché lì non c’è futuro. Il piano Mattei è un percorso che passa da accordi con i paesi africani e con l’Europa. Mai l’azione della politica Italia, che da anni il Presidente Meloni sostiene che si debba intraprendere. Insieme a questo, sono da intraprendere accordi singoli: vedi l’accordo con l’Egitto, vedi l’accordo con l’Albania, tutti accordi che consentono di fermare i flussi. Credo che questo sia utile per un percorso innovativo e che sia risolutivo, a lungo termine, del problema. Dopo di che aggiungo in maniera assolutamente breve: è un percorso molto lungo, un percorso che se non si inizia ovviamente non avrà nemmeno un corso. Io credo che anche qui la responsabilità del Presidente Meloni, del governo Meloni sia pregevole. Si è fatta una scelta da statista e non si è fatta una scelta per interesse partitico o personale.

    L’accordo tra Italia e Albania è stato spesso criticato. Ha davvero senso mandare i migranti in Albania, identificarli e poi riportarli in Italia?

    Guardi L’unica cosa che non ha senso è, secondo me, continuare a gestire il fenomeno come è stato gestito finora. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Spesso non si dice che la gestione dei flussi migratori che si è fatta in questi anni ha creato morti in mare. Il principio principe che si deve rispettare e far valere è che bisogna salvare le vite prima ancora che gestire i flussi e salvare le vite significa irrimediabilmente non farli partire con i mercanti di morte, ma gestire i flussi autorizzandoli e gestire i flussi con percorsi di legalità. Salvi le vite ed è l’unico modo davvero che si ha per salvare vite. I flussi diventano controllati e arrivano in Italia e in Europa solamente coloro che hanno diritto di entrare per ragioni di asilo politico o perché ha quelle caratteristiche che possono essere accolte dal Paese di approdo. Abbiamo bisogno di migranti e abbiamo bisogno di forza lavoro che va gestita legalmente. La forza lavoro va gestita legalmente secondo principi cardine: in primis, salvare le vite e, in secundis, dare la possibilità o dare la speranza una volta che arrivano nel nostro paese. Questo perché l’80-90% finisce in galera, a delinquere nelle nostre citta o muoiono e credo che questi siano rischi ingiusti per queste persone e soprattutto ingiusti per chi le accoglie.

    Spesso si sente parlare di rimpatrio dei migranti irregolari. Ma, in realtà, il problema che si riscontra è l’assenza di accordi con gli Stati di provenienza dei migranti. Cosa può fare il Governo italiano a riguardo? Potrebbe provare, anche tramite la via della diplomazia, a stringere accordi per rimpatriare gli immigrati che non hanno diritto al permesso di soggiorno nei loro Paesi di provenienza?

    Guardi questo è secondo me un problema secondario, nel senso che la necessità di rimpatriare sorge perché le persone arrivano. Se le persone non arrivassero più in maniera irregolare non avresti più la necessità di grandi flussi migratori al contrario, quindi dei rimpatri. Se tu risolvi il problema migratorio, non viene alla luce il problema successivo. Quindi sì, bene il primo punto: fermare i flussi significa anche fermare i rimpatri, ma anche in questa direzione è chiaro che ci stiamo muovendo e il piano pergli accordi con i paesi, a cui facevo prima riferimento, è proprio quello di realizzare hotspot che consentano di gestire direttamente sul territorio il flusso e poter rimpatriare nel più breve tempo possibile.

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