spot_img
Altro
    HomeEsteriUnione EuropeaEu Kids Act: anche l’Europa prova a riscrivere le regole del mondo...

    Eu Kids Act: anche l’Europa prova a riscrivere le regole del mondo virtuale

    Pubblicato il

    spot_img

    Dall’età minima per avere un account autonomo alle nuove regole sull’algoritmo: la Commissione europea propone un modello comune per proteggere bambini e adolescenti online.

    Una nuova proposta: lo EU Kids Act

    Un nuovo quadro legislativo pensato per rafforzare la sicurezza dei minori online. L’obiettivo della proposta: rendere l’ambiente digitale più responsabile e affidabile per i più giovani.

    Non si tratta soltanto di fissare un’età minima per i social. La proposta interviene sulla progettazione delle piattaforme, sui sistemi di raccomandazione, sulla verifica dell’età, sui controlli parentali e sulle responsabilità dei fornitori.

    Secondo una recente indagine europea, i più giovani nell’UE trascorrono in media 4,5 ore online nei giorni scolastici e più di 6 ore durante il fine settimana. È il tempo che sempre più bambini e adolescenti trascorrono tra social network, piattaforme video, videogiochi e nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Numeri che aiutano a comprendere la scelta di Bruxelles di intervenire con una proposta destinata a modificare il rapporto tra minori e piattaforme digitali.

    L’accesso controllato ai social media

    Il primo pilastro dell’Eu Kids Act è una sorta di “social media delay”, cioè un accesso progressivo ai social network e alle piattaforme digitali.

    La proposta stabilisce 15 anni come età minima per la creazione di un account in autonomia. Tra i 13 e i 15 anni, invece, il minore potrebbe utilizzare social e piattaforme video attraverso “mini account” creati e supervisionati dai genitori. Questi account dovrebbero prevedere funzionalità limitate, contatti sociali più ristretti e un tempo massimo di utilizzo di un’ora al giorno.

    Per giovani di età inferiore ai 13 anni le piattaforme di social media non potranno consentire l’accesso. Resterebbe invece la possibilità di accedere a servizi di video sharing specificamente progettati per i bambini attraverso account gestiti dai genitori.

    L’obiettivo si proporrebbe di essere quindi l’introduzione graduale al mondo online, creando diversi step di autonomia digitale, facendo coincidere l’accesso a funzionalità più avanzate con una maggiore età.

    Per applicare il nuovo sistema bisognerà però sapere quanti anni ha l’utente. La proposta introduce quindi sistemi di age assurance, attraverso i quali le piattaforme dovrebbero verificare l’età sia di chi apre un nuovo account, sia degli utenti che possiedono già un account. La Commissione punta su strumenti che consentano di dimostrare il superamento di una determinata soglia anagrafica senza necessariamente condividere con la piattaforma documenti di identità o dati biometrici.

    Ma come si può proteggere i minori senza trasformare la verifica dell’età in un nuovo sistema di raccolta dei dati degli utenti? La risposta della Commissione passa dalla progettazione di strumenti rispettosi della privacy, ma la loro applicazione concreta sarà uno dei punti più delicati della futura disciplina.

    Il principio safety by design

    Il passaggio più significativo della proposta riguarda il design delle piattaforme. Il principio safety by design prevede che la sicurezza dei minori venga considerata già nella fase di progettazione del servizio. Non sarebbe quindi sufficiente intervenire dopo la pubblicazione di un contenuto dannoso: la piattaforma dovrebbe essere costruita in modo da ridurre ex antei rischi.

    Diverse sono le misure che vengono proposte per ostacolare tutte quelle pratiche che favoriscono un uso eccessivo e compulsivo: il divieto di scrolling infinito o determinati meccanismi di ricompensa o, ancora,le notifiche push durante le ore di sonno. I profili dei minori dovrebbero inoltre essere privati per impostazione predefinita, con geolocalizzazione, fotocamera e microfono disattivati. Sarebbero previsti strumenti semplici per bloccare e silenziare altri utenti e limitazioni ai contatti non richiesti da parte di estranei. Per quanto riguarda AI chatbot e AI companions, essi non possono attivarsi automaticamente e devono essere facilmente disattivabili. 

    Il legislatore europeo entra così in un terreno fino a pochi anni fa affidato quasi esclusivamente alle scelte delle singole aziende: la progettazione dell’interfaccia e dell’algoritmo.

    La responsabilità passa alle piattaforme

    Un’altra innovazione riguarda lo spostamento dell’onere di dimostrare la conformità e la sicurezza dai regolatori alle piattaforme. Le piattaforme online di grandi dimensioni (già regolate dal Digital Service Act, disciplina sui servizi digitali e sulla tutela degli utenti), sono chiamate a dimostrare di aver considerato e mitigato i rischi per i minori già nella progettazione dei propri servizi, dimostrando di essere ‘safe by design’ e adeguati all’età degli utenti. Le piattaforme con almeno 45 milioni di utilizzatori mensili presenti nell’Unione dovranno, inoltre, presentare alla Commissione un piano di conformità per nuovi servizi, funzionalità o caratteristiche ai fini di una valutazione propedeutica all’attivazione degli stessi.

    Il modello è quindi prevalentemente basato su una verifica ex ante: l’obiettivo è intervenire prima che il rischio si trasformi in danno. È una scelta coerente con la crescente difficoltà di intervenire su sistemi digitali che possono raggiungere milioni di utenti in tempi rapidissimi. Ma comporta anche una maggiore responsabilità per le autorità europee, che dovranno essere in grado di valutare tecnologie e funzionalità che cambiano molto più velocemente dei tempi della regolazione.

    Un modello destinato ad espandersi?

    La proposta assume un significato più importante se letta alla luce delle parole della Presidente della Commissione europea von der Leyen.

    Presentando il KIDS Act, la leader dell’esecutivo europeo ha sottolineato che i problemi legati al design delle piattaforme non riguardano esclusivamente i minori. Queste funzionalità capaci di creare dipendenza coinvolgono tutti, anche gli adulti. Per questo Bruxelles ha annunciato per l’autunno un’altra proposta a livello europeo, il Digital Fairness Act, destinato a introdurre un quadro più generale sulla correttezza dell’ambiente digitale.

    Il Kids Act potrebbe quindi rappresentare il primo laboratorio per una questione molto più ampia: può il legislatore intervenire sul modo in cui un prodotto digitale influenza il comportamento dei suoi utenti?

    La proposta sembra così riconoscere, almeno sul piano regolatorio, che il design delle piattaforme non è neutrale: determinate scelte di progettazione possono infatti orientare il comportamento degli utenti. Definire quali caratteristiche e in che modo siano effettivamente dannose però non è sempre facile. Una piattaforma deve essere necessariamente coinvolgente per funzionare; il confine tra coinvolgimento, persuasione e manipolazione può però diventare difficile da individuare.

    Il KIDS Act si aggiunge a un quadro normativo europeo già articolato, composto dal DSA, dall’AI Act e dalle norme sulla protezione dei dati. La proposta dovrà ora essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio e dovranno negoziarne e approvarne il testo prima della sua eventuale entrata in vigore.

    La sfida sarà quindi anche quella di garantire coerenza tra discipline diverse, evitando sovrapposizioni e rendendo effettivamente comprensibili gli obblighi per piattaforme, famiglie e utenti. Per la prima volta la regolazione europea prova a intervenire in maniera così diretta non soltanto su ciò che i minori possono vedere online, ma su come l’ambiente digitale viene costruito intorno a loro.

    20260336

    Articoli recenti

    L’intesa di Cardiff: la fine del Regno Unito?

    Una domanda alla Camera dei Comuni, una frase pronunciata quasi en passant e l'intero dibattito costituzionale...

    Procaccini attacca von der Leyen: “Imbarazzante l’inchino a Carney”

    Nell’atteso discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen...

    Gas russo, il Cremlino: “Potremmo tornare ad esportarlo”

    La Russia potrà tornare ad esportare gas verso l'Europa occidentale "se queste forniture saranno...

    Pechino spinge per lo sviluppo dell’IA

    Pechino critica gli appelli lanciati da alcuni leader dei colossi dell'IA - tra cui...