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    Casciavìt contro Baùscia: benvenuti al Derby di Milano

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    Dal 1900 al 2000. Milano è cambiata, e non poco. La ricchezza, il business e più in generale il mondo del lavoro hanno condizionato sicuramente nel corso degli anni il capoluogo lombardo. Ma certe cose, come il football, come il derby, come la lotta per la supremazia cittadina… non sono mai cambiate. Per fortuna, aggiungiamo noi.

    E allora concentriamoci su queste. Concentriamoci su Milan-Inter. Il derby di Milano.

    Le origini

    Ieri è andato in scena l’ultimo capitolo della storia del derby…ma riavvolgiamo il nastro. Alla fine del 1800, il football britannico sbarca anche in Italia. Un gruppo di italiani e di inglesi venuti da Nottingham, riunitosi in una sala dell’Hotel Du Nord e des Anglais, fonda nel dicembre del 1899 il Milan. Si scelse il corrispondente inglese di “Milano” per il nome della squadra, mentre per quanto riguarda i colori sociali vennero seguite le direttive di Herbert Kilpin, considerato il padre fondatore della società: “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari“. I rossoneri ottennero subito un rapido successo sui campi di gioco ma anche in città, con tanti sostenitori e simpatizzanti della neonata squadra. I supporters erano principalmente proletari e di condizione non agiata; i ricchi e i benestanti milanesi non si interessarono, inizialmente, al nuovo gioco venuto dall’Inghilterra.

    La storia della città meneghina cambiò nel 1908. Il Milan decise, nonostante un iniziale dissenso, di obbedire alle nuove normative della FIGC, la quale imponeva alle società calcistiche di tesserare solo giocatori italiani. Ben 44 soci del Milan però, si opposero e abbandonarono il club. Nel marzo del 1908, presso il ristorante “Orologio” in piazza del Duomo, i dissidenti fondarono l’Internazionale Milano, la quale diventò ben presto conosciuta con il nome abbreviato di Inter. Il biscione araldico, stemma di Milano, venne adottato come simbolo. Giorgio Muggiani, artista futurista tra i 44 fondatori, scelse i colori e il nome della nuova squadra: “Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo“.

    Le differenze sociali

    Come vi abbiamo detto, il Milan fece breccia fin da subito nel cuore del proletariato milanese. La borghesia della città, rimasta indifferente al football in un primo momento, si innamorò della neonata Internazionale; si venne a creare così una contrapposizione sociale feroce tra i due schieramenti. I tifosi nerazzurri apostrofavano i rivali con il termine “casciavìt”, “cacciavite” in dialetto lombardo, proprio per indicare le origini umili e proletarie dei sostenitori del Diavolo. Il tifoso rossonero era infatti rappresentato dal classico lavoratore povero della periferia di Milano, arrivato dalle città limitrofe o addirittura dal Mezzogiorno. Dall’altra parte ecco il supporter nerazzurro: benestante, borghese, abitante del centro di Milano e fiero di esserlo. I casciavìt iniziarono a chiamarli “baùscia”, termine dialettale lombardo che significa “gradasso, presuntuoso”. Il classico tifoso nerazzurro era spesso sprezzante verso l’avversario, a prescindere dai risultati sportivi e in nome di una presunta superiorità morale. Non era strano quindi vedere allo stadio il ricco imprenditore in giacca e cravatta seduto a fianco all’operaio stanco e malconcio della sua stessa fabbrica. Nonostante queste differenze sociali si siano appianate già negli anni 60, fino a scomparire nei decenni successivi, le due curve sono rimaste affezionate e fedeli ai propri soprannomi, nati come dispregiativi e diventati poi simboli di appartenenza ad una fede.

    I trofei

    Il derby di Milano è uno dei derby più importanti del mondo, soprattutto sotto l’aspetto dei trofei vinti. Parliamo d’altronde dell’unica stracittadina in Europa ad annoverare due squadre vincitrici della Champions League: un dettaglio sconosciuto a città come Londra o Madrid. Il Diavolo annovera in bacheca 19 scudetti, 2 campionati di serie B, 5 coppe Italia, 7 supercoppe italiane, 7 Champions, 2 Coppe delle Coppe, 5 supercoppe europee, 3 coppe intercontinentali, 1 coppa del mondo per club, 1 Mitropa Cup e 2 coppe Latine. Risponde il Biscione con 19 scudetti, 9 coppe Italia, 7 supercoppe italiane, 3 Champions, 3 Europa League, 2 coppe Intercontinentali, 1 coppa del mondo per club.

    La superiorità morale decantata dai tifosi nerazzurri si è spesso scontrata con la forza dei rossoneri in Europa, capaci di vincere 7 Champions League (secondi solo al Real Madrid nella storia della competizione). I supporters dell’Inter, in risposta, si fanno forza del fatto di non essere mai scivolati nella serie cadetta, a differenza dei rivali. 7 Champions” e “Mai stati in B sono i due motti (o i due sfottò, se preferite) delle due compagini.

    Il nemico comune

    Per numero di trofei nazionali, l’Inter è la seconda squadra più titolata d’Italia, dietro alla Juventus. Se consideriamo invece il numero complessivo dI titoli, nazionali e non, è il Milan a piazzarsi al secondo posto…dietro alla Juventus. Capite bene quindi che per le società meneghina la rivalità con i bianconeri non può non essere altissima. Sicuramente il lato sportivo ha inciso molto, con le tre società in lotta spesso tra di loro al vertice del campionato. Ma anche dal punto di vista politico ed economico, i due club lombardi sono stati spesso naturalmente portati all’odio per la torinese Juventus (ma anche, in misura minore, per il Toro); la rivalità industriale tra Milano e il capoluogo piemontese affonda le sue origini in tempi addirittura antecedenti l’unità d’Italia, dato che le due città si sono sempre contese il ruolo di città più importante del nord del Belpaese.

    Pensate che in un recente sondaggio, la grande maggioranza dei tifosi interisti ha dichiarato di aver più volte sostenuto il Milan solo per andare contro alla Juventus. L’odio tra bianconeri e nerazzurri, del resto, è aspro, e la rivalità ha dato vita a quello che conosciamo come il “derby d’Italia”… ma questa è un’altra storia. Seppur in misura minore, anche i sostenitori del Milan hanno dichiarato di aver tifato Inter solo per dispetto alla Vecchia Signora. Il nemico del mio nemico è mio amico, dunque? Non esattamente. Perché i dati poc’anzi citati sono comunque riferibili alla maggioranza della tifoseria, e quindi a tanti sostenitori non milanesi dei club meneghini. Ma per coloro che abitano e vivono tutti i giorni la realtà del capoluogo lombardo, simpatizzare per il rivale non è esattamente impresa facile. Nemmeno l’odio per la Juventus può unire Milano… almeno, non del tutto.

    Milàn l’è on gran Milàn

    Milano è una grande Milano cantava Giovanni D’Anzi nella famosa canzone popolare divenuta quasi un inno per la città. E almeno su questo, tutti i milanesi concordano. Vale la pena davvero visitare il capoluogo lombardo. Dal Duomo al Castello Sforzesco, dalla Galleria alla Scala fino ad arrivare al luogo più amato dai tifosi della città: lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Tempio e casa per due squadre molto vicine ma tremendamente lontane. Dopo un secolo di storia, a Milano è sempre Casciavìt contro Baùscia. È sempre Milan contro Inter.

    A cura di

    Giacomo Novelli

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