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    Festa dei lavoratori: tra le battaglie vinte e le molte ancora aperte

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    La Festa dei lavoratori rappresenta da sempre l’occasione per la manifestazione di posizioni controverse, talvolta alimentate da una sterile esigenza polemica, più spesso determinate dallo sciacallaggio di media e forze politiche. Ciò che, a oggi, sembra venir meno è il profondo rispetto che meriterebbe una simile Giornata, troppo frequentemente spogliata delle sue più essenziali caratteristiche e insensibilmente distorta mediante opportunistiche strumentalizzazioni. Appare, dunque, fondamentale ricorrere a brevi cenni storici che ne ripercorrano le fasi salienti, proprio a fronte della significativa degenerazione cui sembra essere destinata.

    Le origini e la strage di Portella della Ginestra

    La Festa in questione, come noto, viene celebrata il primo maggio di ogni anno: istituita in Italia nel 1891, la ricorrenza affonda le radici nel lontano 1866. Quel giorno, a Chicago, fu indetto uno sciopero in tutti gli Stati Uniti per la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore. Si trattò dell’inizio di un drammatico susseguirsi di episodi cruenti, culminati con il massacro di Haymarket del 4 maggio: il bilancio contava 11 vittime, tra cui vari agenti di polizia. La violenza di quei giorni condusse alla promulgazione di una legge che disponesse quanto manifestamente richiesto. Nello specifico, fu il Congresso di Parigi a dichiarare tale giorno come ‘Festa Internazionale dei lavoratori’ (oltre a portare alla formazione della ‘Seconda Internazionale’, ndr). In Italia, come detto, tale istituzione trovò luogo due anni dopo, scomparendo, però, temporaneamente per via dell’abrogazione imposta dal regime fascista. Solo nel 1945, con una spontanea manifestazione dei lavoratori, fu nuovamente introdotta la pubblica celebrazione della giornata. La reintroduzione ufficiale va collocata nell’anno successivo, il 1946, eternamente segnato dalla strage di Portella della Ginestra. In questa località, sita in provincia di Palermo, il criminale Salvatore Giuliano e i suoi uomini aprirono il fuoco contro gli oltre duemila lavoratori ivi riuniti per denunciare le indegne condizioni di lavoro nelle campagne siciliane. A tale protesta la Mafia reagì, come detto, brutalmente.

    Nel cuore del problema: un fallimentare modus operandi

    La storia, si sa, viene spesso dimenticata: i suoi insegnamenti profanati, l’importanza di certi eventi drammaticamente ignorata. Una tendenza sicuramente presente nel nostro Paese e, quantomeno apparentemente, sempre più radicata. Senza scadere in futili generalizzazioni, appare evidente l’inopportunità di molte delle strade intraprese negli ultimi 50 anni in tema di politiche attive del lavoro. Eppure, ricondurre i molteplici fallimenti esclusivamente all’incompetenza o all’inconsapevole insostenibilità di quanto pianificato sarebbe decisamente ingenuo, oltre che, come ovvio, tremendamente errato. La realtà è che, indipendentemente da qualunque altro elemento che concorra all’attribuzione delle suddette responsabilità, la politica ha progressivamente nutrito gli impulsi assistenzialisti promananti dalla società: le lotte ideologiche e i principi garantisti hanno sempre più lasciato il passo a forme subdolamente assistenzialiste, in particolar modo in ambito previdenziale. Questo fenomeno, che meriterebbe un’approfondimento in tale sede soverchio, ha significativamente contribuito a una forte regressione e, soprattutto, all’emersione dell’insostenibilità dei precedenti interventi. Nonostante ciò, il modus operandi non sembra cambiare: il tema del lavoro è costantemente oggetto di speculazioni e si conferma, senza dubbio, la sorgente preferita dei cosiddetti ‘voti di scambio’. E non solo. Ancor più decisiva è probabilmente la vuota ideologizzazione che investe ricorrenze come questa e, più in generale, l’intera questione. Un fazioso e ottuso procedere che sostiene un’inefficace polarizzazione, la sempreverde della politica italiana. A mancare sono, infatti, le fondamenta, i contenuti, i fatti oggettivi. E il buon senso, tanto in politica quanto nell’elettorato. Certo è che soluzioni facili non ce ne sono.

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