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    La svolta di Trump tra cambio di paradigma e autoregolamentazione

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    L’adozione formale del modello laissez-faire da parte dell’amministrazione Trump nei confronti della tecnologia di frontiera segna un mutamento paradigmatico rilevante nel panorama geopolitico ed economico globale. Attraverso un decreto esecutivo volto a sostituire la locuzione “Intelligenza Artificiale” con “Super Intelligenza”, il governo federale intende deregolamentare il settore, privilegiando l’autoregolamentazione e gli impegni volontari d’impresa rispetto ai vincoli normativi tipici di altri contesti giurisdizionali, come lo spazio europeo.

    Tale strategia, mirata a preservare la leadership tecnologica statunitense di fronte alla concorrenza internazionale, si scontra tuttavia con criticità sistemiche, evidenziate dalle divergenze emerse tra la narrazione istituzionale e le risultanze oggettive generate dagli strumenti di governance basati sull’intelligenza artificiale.

    Il decreto esecutivo: addio “AI”, nasce la “Super Intelligenza”

    In un incontro tenutosi alla Casa Bianca con i leader dei principali colossi tecnologici mondiali, il presidente Donald Trump ha tracciato la nuova rotta americana sulla tecnologia di frontiera. Il messaggio inviato ai mercati e alla concorrenza globale è che gli Stati Uniti non intendono frenare lo sviluppo dell’innovazione con lacci normativi o con la burocrazia federale. Secondo l’amministrazione, il settore deve basarsi infatti sull’autoregolamentazione e su impegni volontari, garantendo al paese il primato assoluto nella corsa tecnologica globale.

    Il passaggio chiave di questo cambio di paradigma è rappresentato dalla firma di un ordine esecutivo di tre pagine postato poi su Truth e definito come un “impegno congiunto sulle responsabilità di frontiera” firmato da Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAi), Elon Musk (SpaceX) e Jensen Huang (Nvidia). Con questo provvedimento, il governo federale sostituisce formalmente il termine “Intelligenza Artificiale” (AI) con “Super Intelligenza” (SI).

    Secondo quanto sostenuto nel testo del provvedimento, i sistemi tecnologici attuali hanno ormai superato di gran lunga la definizione originaria coniata negli Stati Uniti settant’anni fa, andando oltre la semplice imitazione o automazione di singoli aspetti dell’intelletto umano. Per questa ragione, l’ordine esecutivo stabilisce l’obbligo formale per tutto il potere esecutivo di adottare la dicitura ufficiale “Super Intelligenza” o “SI” al posto di “Intelligenza Artificiale” e “AI” in ogni contesto applicabile.

    A coronamento di questo cambio di paradigma, l’assistente del Presidente per la scienza e la tecnologia avrà 60 giorni di tempo per presentare una proposta di legge federale finalizzata a codificare ufficialmente questa nuova definizione all’interno dei codici normativi statunitensi.

    Autoregolamentazione e “impegno morale”: come funzioneranno i controlli

    Parallelamente alrebranding terminologico, la Casa Bianca ha promosso la firma di un patto d’intesa con i big tech. Invece di stabilire sanzioni o leggi stringenti, come ad esempio avviene in Europa con l’AI Act.

    In merito all’approccio strategico, la linea americana si fonda principalmente sulla responsabilità aziendale. Invece di imporre vincoli rigidi o barriere normative, l’accordo si configura come un impegno moralmente vincolante che lascia la massima libertà operativa e di investimento ai colossi del settore, evitando così di rallentare la crescita di un mercato da centinaia di miliardi di dollari. All’interno di questo quadro di autonomia, il controllo viene affidato a verifiche mirate, con le aziende che effettueranno audit sia interni che esterni e si affideranno a comitati aziendali dedicati specificamente alla sicurezza dei modelli.

    A completamento del sistema di supervisione, è stata inoltre ipotizzata la creazione di un comitato consultivo composto da circa dieci esperti — provenienti in gran parte dal settore privato — con il compito di monitorare l’andamento dell’intero ecosistema tecnologico.

    Il boomerang digitale di Trump: il chatbot ufficiale che smentisce la Casa Bianca

    Nel frattempo, il lancio di America.gov, il nuovo portale governativo basato sull’intelligenza artificiale presentato per accentrare i servizi statali nel palmo di una mano, si è trasformato in un autogol per l’amministrazione. Attingendo direttamente da database e fonti istituzionali ufficiali, il chatbot finisce sistematicamente per smentire le tesi e la narrazione politica di Trump su alcuni dei suoi cavalli di battaglia principali.

    Un’analisi del New York Times ha evidenziato come lo strumento corregga il presidente: ricorda che a pagare i dazi doganali sono i consumatori americani e non le aziende straniere, definisce le elezioni statunitensi storicamente sicure con casi di frode irrilevanti, ridimensiona i dati sugli arrivi migratori passati e smentisce che il costo della vita stia realmente diminuendo.

    Criticità analoghe emergono sulla riforma fiscale, che secondo i dati dell’ufficio del bilancio del congresso citati dal portale farebbe impennare il debito pubblico e farebbe perdere la copertura sanitaria a milioni di persone, accentuando le disuguaglianze.

    Le motivazioni geostrategiche ed economiche

    La scelta dell’amministrazione Trump di puntare sull’autoregolamentazione e di ribattezzare il settore come “Super Intelligenza” non risponde solo a una visione ideologica di mercato, ma poggia su calcoli geostrategici ed economici ben precisi.

    Da un lato, l’intelligenza artificiale rappresenta il principale motore economico di Wall Street e richiede la costruzione accelerata di enormi infrastrutture e data center energivori sul suolo americano. Dall’altro, in questa corsa globale si inserisce la sfida tecnologica con la Cina: per la Casa Bianca, mantenere la leadership assoluta nei modelli di frontiera è una questione imprescindibile di sicurezza nazionale.

    Imporre freni normativi eccessivi o burocrazia stringente rischierebbe, secondo l’esecutivo, di rallentare i colossi della Silicon Valley e cedere terreno ai concorrenti di Pechino.

    Tuttavia, l’esperimento del chatbot governativo America.gov mette in luce il paradosso di questa strategia: affidare lo sviluppo tecnologico alla massima autonomia aziendale ed evitare paletti statali non impedisce alla realtà dei dati istituzionali di scontrarsi con la narrazione politica, dimostrando quanto sia complessa la gestione pubblica e trasparente di una tecnologia così dirompente.

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