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    Generazione di cristallo: a essere fragile è il mondo che ci hanno lasciato

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    Dalla Spagna all’Italia, una generazione accusata di non sopportare la frustrazione, lascia la casa dei genitori dopo i trent’anni, incontra salari incapaci di reggere il costo degli affitti e osserva il diritto all’abitare trasformarsi in una crisi del Governo Sánchez.

    La retorica del cristallo: quando la fragilità diventa un’etichetta

    Il cristallo ha una cattiva reputazione. È fragile, vulnerabile, incapace di assorbire gli urti, ma più raramente ci si domanda quale sia stata la forza necessaria per rischiare di romperlo. Siamo di fronte all’equivoco che accompagna da anni l’espressione “generazione di cristallo”, entrata nel lessico pubblico per descrivere i giovani nati a cavallo del nuovo millennio. Il termine, legato soprattutto alla filosofa catalana Montserrat Nebrera, venne utilizzato per raccontare una generazione cresciuta nella società del benessere, iperconnessa, apparentemente protetta e, proprio per queste ragioni, meno allenata alla frustrazione, al fallimento. Una generazione che, secondo quella lettura, avrebbe ricevuto molto ma, allo stesso modo, imparato poco a perdere.

    La formula in questione ha avuto successo perché possiede tutte le virtù necessarie delle buone semplificazioni, sufficientemente elastica da contenere quasi tutto: la sensibilità verso il linguaggio, la maggiore attenzione alla salute mentale, il rifiuto di alcune gerarchie sul lavoro, le rivendicazioni trans-femministe, ambientaliste e identitarie. Ma, soprattutto, consente di trasformare una questione sociale in un carattere individuale di una fascia generazionale della società.

    A Madrid il problema della casa potrebbe far cadere il Governo

    Venerdì 2 ottobre, il Congreso de los Diputados ha respinto entrambi i decreti-legge sulla casa approvati pochi giorni prima dal Governo Sánchez. Il primo, che comprendeva tra l’altro protezioni contro determinati sfratti di persone vulnerabili, interventi sugli affitti, misure contro alcune acquisizioni speculative e un rafforzamento dell’offerta abitativa accessibile, è caduto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo, pensato per stabilizzare maggiormente la durata dei contratti di locazione, è stato respinto con 184 voti contro 166.

    Il passaggio decisivo è stato il voto contrario di Junts, indispensabile nella geometria parlamentare che ha sostenuto la legislatura di Pedro Sánchez. Il partito di Carles Puigdemont sostiene che alcune delle misure avrebbero prodotto l’effetto opposto a quello desiderato, riducendo l’offerta di case in locazione e contribuendo all’aumento dei prezzi. Il Governo ha difeso invece i decreti come un compromesso costruito dopo mesi di trattative e necessario per intervenire sull’emergenza abitativa.

    Non siamo ancora, tecnicamente, davanti alla caduta del Governo spagnolo, ma siamo certamente davanti a una crisi della sua maggioranza parlamentare. Fonti dell’Esecutivo, in queste ore, hanno riferito che Sánchez ha aperto una fase di riflessione sull’eventualità di anticipare le elezioni, a novembre. Dentro il PSOE e nello stesso Governo sono emerse posizioni favorevoli a un ritorno anticipato alle urne, mentre a destra il Partido Popular lo reclama apertamente. La particolarità è che questa possibile crisi di legislatura non nasce da una grande controversia costituzionale, dalla politica estera o da una legge di bilancio. Nasce, almeno nel suo epilogo, dalla casa.

    Fuori dal Congreso, mentre i deputati votavano, centinaia di manifestanti provenienti dall’accampamento di Puerta del Sol raggiungevano le transenne di Carrera de San Jerónimo. Le proteste, iniziate dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, si sono progressivamente allargate ad altre città si discute persino l’ipotesi di uno sciopero generale. Ed è qui che la retorica della generazione di cristallo comincia a mostrare qualche crepa.

    Secondo il Consejo de la Juventud de España, soltanto il 14,5 per cento dei giovani spagnoli è emancipato. L’età di emancipazione ha superato i trent’anni e un affitto medio, sostenuto individualmente da un giovane con uno stipendio medio, assorbirebbe il 98,7 per cento della retribuzione. Dopo aver pagato l’affitto, il rischio di povertà tra i giovani che vivono in locazione sale dal 25,9 al 43 per cento.

    Italia e Spagna, trent’anni per uscire da una cameretta

    Il parallelismo con l’Italia è meno immediato soltanto perché da noi la crisi abitativa non ha ancora prodotto una crisi parlamentare delle stesse dimensioni. Per il resto, i numeri sono quasi simmetrici. Eurostat ha pubblicato poche settimane fa i dati relativi al 2025: nell’Unione europea si lascia mediamente la casa dei genitori a 26,3 anni, in Spagna a 30,2, come in Italia, esattamente a 30,2. Sono pochi i Paesi europei a registrare valori peggiori.

    L’emancipazione non consiste semplicemente nel cambiare indirizzo sul documento d’identità. Significa poter scegliere dove lavorare, costruire una relazione senza dipendere economicamente dalla propria famiglia, avere figli, trasferirsi, rifiutare un impiego, prendersi dei rischi. In altre parole, significa possedere quella quantità minima di autonomia economica senza la quale la libertà resta in larga parte formale, e non sostanziale, come dovrebbe essere ai sensi della nostra Carta costituzionale.

    In Italia, l’Istat ha rilevato che nell’anno 2024 il 12,1 per cento delle persone appartenenti a famiglie in cui il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni viveva in condizioni di grave deprivazione abitativa. Nel 2019 erano il 7,6 per cento. Banca d’Italia rilevava, nel secondo trimestre del 2026, una nuova crescita dei canoni di affitto nella maggior parte del territorio nazionale, dentro un mercato caratterizzato da una forte riduzione dell’offerta.

    La risposta politica italiana percorre, almeno finora, una strada diversa da quella tentata dalla Spagna. Il Piano casa, approvato nel 2026, punta sulla realizzazione e sul recupero dell’edilizia pubblica e sociale, sugli alloggi a prezzi accessibili, sul rent to buy e su interventi rivolti esplicitamente ai giovani, ai lavoratori fuori sede, alle coppie e a genitori separati. Il Governo italiano ha assunto una posizione più prudente rispetto a possibili limitazioni del mercato privato, ribadendo la propria contrarietà a interventi europei ritenuti limitativi della libertà della proprietà privata.

    La vera frattura generazionale

    Ogni generazione possiede proprie fragilità, e la “generazione di cristallo” sarebbe quella cresciuta dentro gli smartphone, la gratificazione immediata e la sovraesposizione sociale. Il rischio però nasce quando una categoria psicologica viene utilizzata per nascondere una trasformazione materiale.

    Una generazione che lascia la casa dei genitori a trent’anni non necessariamente lo fa perché teme il mondo fuori dalle mura natali ma, semplicemente, potrebbe non riuscire a permetterselo. Una generazione che parla ossessivamente di precarietà potrebbe non avere sviluppato una patologica avversione al rischio ma, semplicemente, potrebbe vivere in un sistema nel quale si cerca di trasferire il rischio, progressivamente, dall’impresa al lavoratore, dallo Stato alla famiglia e dalla collettività all’individuo. La sfida odierna è comprendere perché società che hanno accumulato più ricchezza, tecnologia e conoscenza di qualsiasi altra epoca della storia europea incontrino tanta difficoltà nel garantire ai propri ventenni qualcosa di molto più antico e modesto: alzare al cielo un mazzo di chiavi avendo la possibilità di chiamare casa un posto che sia davvero proprio.

    È questa la richiesta che arriva dalle tende di Puerta del Sol fino ai banchi del Congreso e potrebbe contribuire persino a decidere la durata di una legislatura.

    In Italia continua a vivere più silenziosamente nelle stanze degli studenti fuori sede, nei contratti di locazione, nelle famiglie che sostengono figli adulti e nei trent’anni raggiunti prima di poter andare via. Non è la generazione in questione a essere fatta di cristallo ma, se oggi persino avere una casa è diventato un privilegio, a essere di cristallo è il patto sociale che avrebbe dovuto sorreggerla.

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