A meno di 24 ore dall’annuncio del raggiungimento di un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti, Netanyahu, in una conferenza stampa tenutasi lunedì, esprime il suo parere negativo al riguardo. Prevista la firma del memorandum venerdì 19 giugno a Ginevra.
I contenuti del memorandum
Da domenica procedono i colloqui tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione del Qatar. Nonostante fino a qualche ora fa la Svizzera non avesse ancora ricevuto nessuna richiesta ufficiale per ospitare la cerimonia di firma del memorandum di intesa, venerdì 19 giugno a Ginevra, in presenza del Qatar e del Pakistan, si dovrebbe sottoscrivere l’accordo. Sia l’Egitto che l’Unione africana hanno approvato il duro lavoro tra le parti, affermando che l’accordo è un “punto di svolta”.
Il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha dichiarato di “accogliere con favore l’accordo di pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran e ha ribadito il suo impegno “per la piena attuazione dell’accordo e per il proseguimento degli sforzi volti a promuovere una pace duratura, la stabilità e la cooperazione in Medio Oriente e oltre”.
Dall’altro lato, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha chiesto agli Stati Uniti e all’Iran di agire con “contenimento” e “moderazione” per garantire la firma effettiva dell’accordo di pace tra i contendenti, perché “in questo momento fragile, tutte le parti devono agire con la massima moderazione e lavorare per consolidare il cessate il fuoco e trasformarlo in un accordo di pace globale”.
Che cosa prevederà?
Non essendo disponibile ancora il testo dell’accordo, non sappiamo precisamente quali temi siano stati inclusi e quali no, ma secondo alcune indiscrezioni la pace prevede la fine “immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano”. Questo potrebbe rappresentare un problema per l’alleanza tra Stati Uniti e Stato ebraico perché – parallelamente alla guerra contro l’Iran – Israele ha portato avanti un conflitto contro Hezbollah, forte alleato della Repubblica Islamica, in Libano. Inoltre, una clausola, aggiunta in conclusione all’accordo, dovrebbe sottolineare l’esercizio della piena sovranità dell’Iran e dell’Oman sullo Stretto di Hormuz.
Se da un lato, come dichiarato dall’Iran, si prevede un periodo di 60 giorni per il passaggio di navi senza costi all’interno dello Stretto, dall’altro, successivamente, la Repubblica ricaverà delle entrate dal traffico marittimo commerciale, attraverso il pagamento di tariffe, a fronte di alcuni servizi offerti: sicurezza, navigazione, tutela ambientale e assicurativa. I proventi saranno utilizzati per sostenere lo sviluppo economico del paese.
Inoltre, come ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaeil: “si prevede che l’accordo finale sarà sostenuto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo un periodo di 60 giorni”, per discutere sulla questione del nucleare.
Nonostante l’accordo non sia stato ancora firmato, il petrolio, secondo gli esperti, sta già subendo un calo di prezzo, anche se l’economista Pietro Reichlin afferma: “dal punto di vista commerciale, la guerra in Iran è stato uno shock negativo che se dovesse davvero rientrare sarebbe un bene per tutti. Con la pace cambiamenti forti per l’Italia dal punto di vista economico non credo ce ne saranno, il prezzo del petrolio non era salito come ai livelli dello scoppio della guerra in Ucraina. Quindi non mi aspetto dei grossi impatti sul Pil, però certamente c’è un alleggerimento dal punto di vista dei conti pubblici”.
Il confronto con Israele
Durante la conferenza stampa, che si è tenuta lunedì a Tel Aviv, il primo ministro israeliano ha espresso numerose titubanze riguardo al neo accordo tra Iran e Stati Uniti. “Questo accordo è stato fatto dagli Stati Uniti, dal presidente degli Stati Uniti. È una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi”, ha dichiarato Netanyahu.
Come già detto in precedenza le due questioni più spinose nel fragile rapporto tra Israele e Iran sono sicuramente il nucleare ed Hezbollah. In entrambi i casi lo Stato ebraico non sembra essere convinto delle modalità di risoluzione inserite nel memorandum. “Da decenni mi batto contro i tentativi dell’Iran di dotarsi di armi nucleari. Posso definirla la missione della mia vita. L’ho sostenuta fino ad oggi e continuerò a sostenerla in futuro. Con un accordo o senza, l’Iran non avrà armi nucleari. Né oggi, né domani. Finché sarò primo ministro di Israele ciò non accadrà”.
In merito all’alleato iraniano, Netanyahu ha invece sostenuto: “non siamo firmatari di questo accordo che non risolve i nostri problemi di sicurezza, e non siamo tenuti a rispettarlo in alcun modo. Non possiamo fare nessun compromesso che non comprenda la distruzione di Hezbollah”. Infine, il premier ha aggiunto una piccola indiscrezione riguardo alle imminenti elezioni: “se mi ricandido alle prossime elezioni? Non solo correrò, ma intendo vincere di nuovo”.
Conclusioni
Nonostante Netanyahu non sembri disposto a cedere per la firma del memorandum, sia per l’Unione europea che per gli Stati Uniti è necessario trovare un compromesso con la potenza mediorientale. Per tutte le parti in gioco è fondamentale il ritiro delle truppe dal Libano affinché l’accordo si possa concludere e lo Stretto di Hormuz riprenda la sua funzione. Interverranno gli Stati Uniti per placare le ire di Netanyahu? Oppure si cercherà di trovare nuovi “escamotage” per portare a termine l’accordo, prevedendo anche l’inclusione di Israele?
20260209

