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    Proteste studentesche a Liège, l’affresco di un’Europa in piena crisi del welfare

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    Le manifestazioni degli studenti per i tagli all’istruzione gettano la città nel caos e aprono uno squarcio sullo smantellamento dello Stato sociale. La politica è posta fra la scelta di reprimere o ascoltare il disagio delle nuove generazioni.

    Le ragioni della mobilitazione studentesca

    A Liège, in Belgio, il mite clima settembrino cede il passo alle più rigide temperature autunnali e a giornate piovose, in cui un cielo plumbeo si specchia nella superficie della Mosa, il fiume che attraversa la città. Ma mentre la stagione si fa più fredda, le strade sono infiammate dalle proteste degli studenti liceali e universitari, che contestano un massiccio programma di tagli alla spesa pubblica, approvato dal Parlamento della Federazione Vallonia-Bruxelles con l’obiettivo di frenare il deficit economico, stimato in 1,7 miliardi di euro per il solo 2026.

    La manovra di austerity presentata dal Governo di coalizione di centrodestra il 9 ottobre promette di contenere il debito a 1,2 miliardi entro il 2029, a prezzo però di un pesantissimo impatto sui servizi pubblici, in particolar modo sull’istruzione.

    Tra le misure adottate, al centro delle contestazioni dei manifestanti, vi sono l’aumento dell’orario di lavoro dei docenti da un massimo di 20 a 22 ore settimanali senza alcun adeguamento salariale, il rincaro dei trasporti pubblici TEC per giovani da 18 a 24 anni e over 65 (l’abbonamento passerà da 12 a 180 euro per le linee standard e a 384 euro per le linee veloci) e una profonda revisione del ‘minerval’, la tassa annuale di iscrizione a università e altre scuole d’insegnamento superiore.

    Il nuovo sistema contributivo degli atenei

    Il fulcro del dissenso è proprio il nuovo sistema contributivo. Finora, per la determinazione delle tariffe, gli studenti erano suddivisi in tre classi: i ‘borsisti’ esenti dal pagamento, quelli ‘a reddito modesto’ beneficiari di riduzioni e i ‘non borsisti’ tenuti a versare la somma più ingente, che ammontava a 835 euro annui per la gran parte dei corsi universitari.

    Da qui in avanti, invece, si utilizzerà un sistema a quattro scaglioni progressivi sulla base del reddito familiare, in cui continueranno le esenzioni per gli studenti ‘borsisti’ e le riduzioni per gli studenti ‘a reddito modesto’, ma sarà introdotta una fascia ‘intermedia’, soggetta a una tassa di 835 euro, pari alla vecchia cifra massima.

    L’incremento, dunque, si concentrerà tutto nel livello più alto, che pagherà un importo di 1194 euro nel 2027, indicizzato all’inflazione di anno in anno. In base ai dati ufficiali diffusi dal Governo della Federazione Vallonia-Bruxelles, emerge come nel vecchio sistema i ‘borsisti’ rappresentassero circa il 22% degli iscritti, gli studenti ‘a reddito modesto’ costituissero un esiguo 1% a causa di criteri burocratici estremamente restrittivi e il restante 77% della popolazione studentesca confluisse nella categoria dei ‘non borsisti’.

    Dopo l’entrata in vigore del nuovo provvedimento, le proiezioni stimano che il numero di ‘borsisti’ resterà invariato, gli studenti ‘a reddito modesto’ saranno il 10% di quelli totali, la fascia ‘intermedia’ di ultima creazione legislativa rappresenterà un altro 10% ed infine lo scaglione più alto coinvolgerà il rimanente 58%.

    L’intento dichiarato dai partiti di maggioranza, Mouvement Réformateur (centro-destra) e Les Engagés (centro), è quello di muovere un contingente corposo di studenti dalle fasce contributive intermedie a quelle medio-basse, per alleggerire la classe media degli oneri fiscali e concentrarli principalmente sulle classi più ricche.

    Eppure, se leggiamo i dati nell’ottica di individuare la quantità di studenti che effettivamente migliorerà la propria posizione contributiva ci si accorge che appena il 9% degli studenti godrà di vantaggi rispetto al passato, ovvero quella fetta che prima pagava la tariffa massima da 835 euro e che ora rientrerà nella fascia a reddito modesto.

    Per il 33%, invece, non cambierà assolutamente nulla: i ‘borsisti’ (22%) continueranno a non pagare, la vecchia quota di studenti ‘a reddito modesto’ (1%) rimarrà tutelata e il nuovo scaglione intermedio (10%) verserà ancora la vecchia cifra di 835 euro. A peggiorare, invece, sarà ben il 58% degli studenti che si troverà a pagare una rata non più di 835 ma di 1194 euro.

    A detta dei giovani liceali e universitari belgi, in netta antitesi rispetto alle dichiarazioni delle istituzioni politiche, la riforma non solo non realizza gli obiettivi annunciati, ma anzi, nasconde un vero e proprio attacco alla classe media, con il quale si limita significativamente l’accesso al diritto all’istruzione superiore.

    Gli scontri di piazza

    Il malcontento della jeunesse è presto sfociato in accese manifestazioni di piazza che hanno ricordato a Liège il suo soprannome di Citè Ardente, rendendo il centro abitato teatro di violenze, atti di vandalismo, saccheggi di attività commerciali e frequenti scontri con la polizia, intervenuta a gestire i disordini con tenute antisommossa e idranti. Ad essere prese d’assalto sono state le fermate dei mezzi pubblici, le vetrine di numerosi negozi, bar, ristoranti, supermercati ed i cassonetti della spazzatura dati alle fiamme per appiccare incendi.

    La deriva delle proteste è attribuita specialmente alla partecipazione ai cortei di soggetti del tutto estranei alle rivendicazioni studentesche, che sfruttano il caos delle piazze e si rendono protagonisti degli episodi più gravi e distruttivi. 

    Nel pomeriggio del 7 ottobre, data in cui le tensioni hanno raggiunto i picchi massimi, i commercianti sono stati invitati a tenere i locali chiusi mediante un alert telefonico diffuso via SMS. Tra questi, molti hanno installato pannelli di compensato sulle vetrine per evitare gli sfondamenti della folla e così anche il volto della città appare ora trasfigurato dall’atmosfera inquieta di questi giorni.

    L’8 ottobre, durante una conferenza stampa congiunta fra il Ministro dell’Interno Bernard Quintin, il Sindaco di Liege Willy Demeyer e il Comandante del corpo della Polizia locale, Jean-Marc Demelenne, sono stati annunciati quasi 200 arresti e il ferimento di 43 poliziotti. Nella stessa occasione, il Sindaco ha annunciato l’emanazione di un’ordinanza che vieta gli assembramenti superiori a 3 persone in pubblica via fino al prossimo 16 ottobre.

    Il dibattito tra istituzioni e movimenti

    Quintin, esponente di Mouvement Réformateur, punta il dito contro i movimenti Antifa di estrema sinistra, attribuendo loro la colpa di istigare i giovani a commettere azioni violente. “Abbiamo elementi molto chiari”, dice, “per affermare che gli Antifa si infiltrano nelle manifestazioni di questi studenti […] Queste persone […] si assumono una responsabilità particolare di manipolare i ragazzi a compiere atti violenti”.

    Julien Dohet, membro del Fronte Antifascista di Liège, risponde così: “Lascio il ministro ai suoi fantasmi e alle sue dichiarazioni che non hanno che un obiettivo: provare a legittimare il suo progetto di legge antidemocratico e liberticida contro associazioni che non fanno che esercitare il diritto democratico di manifestare […].

    Ferma la posizione della Ministra dell’Istruzione Valérie Glatigny, tra le fila di Les Engagés, che difende la riforma, condanna le violenze ed esorta gli studenti a rientrare nelle classi: “Ognuno ha ovviamente il diritto di contestare una decisione, di manifestare e di far sentire il proprio disaccordo. Ma niente può giustificare la violenza”, sostiene.

    Lo specchio della crisi del welfare europeo

    Seppur con alcune differenze nelle rivendicazioni, le proteste belghe si inseriscono sulla scia di quelle francesi – quest’ultime più legate alle condizioni di degrado delle scuole, alla carenza di insegnanti e alle disparità fra gli istituti del centro e della periferia – allineandosi perfettamente nella composizione di un affresco che raffigura un’Europa del welfare sempre più in crisi.

    Del resto, non si può fare a meno di osservare la tendenza di un numero crescente di Stati europei a diminuire i fondi destinati alla spesa pubblica come la Germania, dove il Bundestag ha varato di recente una manovra di contenimento del sistema sanitario o l’Italia, in cui le risorse destinate a istruzione e sanità sono inadeguate in rapporto al PIL, come evidenziato dal 9° rapporto Gimbe pubblicato proprio pochi giorni fa.

    Ed allora, di fronte a fenomeni di esplosione della rabbia sociale, generati dal venire meno del sostegno statale alle condizioni essenziali per lo sviluppo della personalità e dignità umane, sulle quali soprattutto i giovani fanno affidamento per la costruzione del loro futuro, le istituzioni non possono limitarsi alla sola risposta repressiva.

    È necessaria, piuttosto, una profonda sensibilità politica per giungere alle ragioni profonde del malcontento sociale, ricordando che difendere il Welfare State dal suo progressivo smantellamento significa proteggere l’unico modello in grado di arginare le disuguaglianze e, di conseguenza, di dare concreta attuazione ai valori fondamentali della democrazia.

    20260336

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