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    Accade Oggi: 31 luglio 1919, nasce Primo Levi

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    Oggi, 31 Luglio 2023, sono esattamente 104 anni dalla nascita di Primo Levi, partigiano, chimico e scrittore di origine ebrea, che, attraverso la sua prosa toccante e individuale, ha cercato di trasmettere sia l’esperienza di un ebreo che vive in Italia che, tristemente, il suo vissuto all’interno dei campi di concentramento, dove verrà deportato nel 1944.  

    Nasce a Torino da una famiglia di origine ebrea. Successivamente, però, il giovane studente avrà difficoltà a terminare i suoi studi, a causa dell’introduzione delle leggi razziali in Italia, fra il 1938 ed il 1940.  

    A trasmettere la passione a Primo Levi per la scienza e per la chimica sarà sicuramente suo padre, Cesare Levi, ebreo praticante e laureato in ingegneria elettrotecnica.  

    Gli anni del liceo saranno turbolenti: dopo essere stato rimandato paradossalmente in italiano, riuscirà a diplomarsi al liceo classico Massimo D’Azeglio e ad iscriversi all’università di Torino, presso il corso di laurea in chimica.  

    Questi non sono solo gli anni in cui vennero introdotte le leggi razziali in Italia, ma anche quelli dell’iscrizione insofferente del padre di Primo al partito fascista.  

    Citando le sue parole:  

    Nella mia famiglia si accettava, con qualche insofferenza, il fascismo. Mio padre […] si era iscritto al partito di malavoglia, ma si era pur messo la camicia nera. Ed io fui balilla e poi avanguardista. Potrei dire che le leggi razziali restituirono a me, come ad altri, il libero arbitrio.” 

    Riuscirà comunque a laurearsi e nel 1943 inizierà la propria esperienza di partigiano in Val D’Aosta. Nel medesimo anno, però, verrà arrestato, assieme ad altri 650 ebrei, dalla polizia fascista, per poi essere deportato nel campo di concentramento di Auschwitz.  

    Primo Levi racconta di come, all’interno del vagone del treno verso Auschwitz, ci fossero 45 persone, tra cui una madre con il suo bambino, costretti a viaggiare per 5 giorni ininterrotti in condizioni disumane.

    Rimarrà presso il campo di concentramento di Buna-Manowitz fino a a quando, il 27 gennaio del 1945, ci fu la liberazione da parte dell’Armata Rossa.  

    Egli, così, partendo da questa atroce esperienza scrisse il suo romanzo più conosciuto, ossia “Se questo è un uomo” (1947), il cui obbiettivo è riportare su carta quello che è stato il suo vissuto, nel campo di concentramento di Auschwitz, di cui sarà uno dei pochi sopravvissuti. L’obbiettivo di tale opera è quindi di insegnare alle generazioni future di non commettere gli stessi errori dei propri predecessori.

    Dai versi introduttivi dell’opera, emblematiche risultando le seguenti parole:  

    Considerate se questo è un uomo 
    Che lavora nel fango 
    Che non conosce pace 
    Che lotta per mezzo pane 
    Che muore per un sì o per un no.” 

    Due delle motivazioni, secondo lo stesso Primo Levi, che lo fecero sopravvivere, furono sicuramente la sua conoscenza del tedesco, a livello basilare, e l’essersi ammalato nel 1945 di scarlattina, evitando così la marcia di evacuazione di Auschwitz.  

    Morirà nel 1987, molto probabilmente a causa di suicidio determinato dalla depressione che lo affliggeva o per una caduta dalle scale del suo appartamento a causa delle vertigini di cui soffriva. Lascerà come testamento una produzione letteraria vastissima, che ancora oggi getta le basi del pensiero moderno e che fa riflettere gli uomini sull’importanza del ricordo.  

    A cura di

    Sara Gilardi

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