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    Quota 41, una storia di promesse infrante

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    La signora Fornero dovrebbe solo vergognarsi e stare zitta, perché è incivile dire che si dovrebbe arrivare a 67 anni per andare in pensione. L’impegno della Lega è proporre Quota 41, ci rivediamo tra un anno e se ci avrete dato il voto, avremo vinto alle elezioni e non avremo fatto quello che vi ho detto stasera, siete titolati a spernacchiarmi”. Queste le parole pronunciate dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini in periodo di campagna elettorale. La nuova riforma delle pensioni presente nella legge di bilancio, però, si presenta in forma decisamente più austera rispetto alle mirabolanti promesse del leader della Lega.

    È bene procedere con ordine.

    Il 6 dicembre 2011 viene votato il cosiddetto “Decreto salva Italia”. Lo chiama così Mario Monti, Presidente del Consiglio di un governo tecnico che si è trovato ad operare in uno dei periodi più bui della storia della Repubblica italiana. Il suddetto decreto conteneva alcune importanti novità, una tra tutte la drastica quanto necessaria riforma delle pensioni attuata dall’allora ministra del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.

    Quest’ultima aveva l’obiettivo di bilanciare in modo strutturale la spesa pubblica per le pensioni, assicurando la stabilità finanziaria del pesantissimo sistema pensionistico attraversoalcuni cambiamenti ben specifici. Uno tra tutti fu quello del passaggio dal sistema retributivo rispetto a quello contributivo, oltre all’estensione dell’applicazione del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici, che ha comportato un ulteriore aumento dell’età pensionabile per tutti. Questi due sono solo alcuni dei tanti cambiamenti che la riforma Fornero ha apportato alla macchina pensionistica italiana, che necessitava di una medicina immediata per far fronte alla crisi economica. Inutile aggiungere che non era certo avulsa da difetti e problematiche, anche perché il tempo a disposizione per costruirla e imporla a regime fu molto scarso. Elsa Fornero di questo ne era ben consapevole, e la toccante scena della sua commozione e delle lacrime strozzate durante la conferenza stampa in cui sarebbe stata descritta la riforma ne è la chiara dimostrazione. Da allora, però, sull’ex ministra vi fu un accanimento senza fine da parte di varie frange politiche, in particolare la Lega di Matteo Salvini. Il leader leghista, infatti, ha più volte ha attaccato senza mezzi termini la Fornero, addirittura con atti quasi persecutori, come le proteste mosse proprio sotto casa dell’economista italiana. Gli attacchi personali e gli insulti da parte di Salvini (oltre che di una parte limitata ma comunque rumorosa della politica) hanno costretto le istituzioni a prendere provvedimenti radicali. Elsa Fornero usufruisce ancora oggi di un servizio di scorta.

    Per Salvini il tema delle pensioni è sempre stato, chiaramente per meri fini elettorali, molto caro. Fu nel governo giallo-verde che, in veste di ministro degli interni, riuscì a portare a casa la tristemente celebre “Quota 100”, che appesantì i già acciaccati conti pubblici, con una manovra folle che sollevò di due punti percentuali la già insostenibile spesa pensionistica. Era chiaro a tutti (o almeno a chi conosce la drammatica situazione economica dei bilanci statali) che le promesse di “Quota 41”, che permetterebbe di lasciare il proprio posto di lavoro con 41 anni di contributi versati, non erano che fumo negli occhi e bieca propaganda, e che mai si sarebbe potuta attuare una riforma di quel tipo. Ritornando però sul punto della nuova riforma delle pensioni, le bozze circolate sulla seconda manovra del governo guidato da Giorgia Meloni prevedono uno switch dall’iniziale “Quota 104” a una “Quota 103” ma con alcune limitazioni tecniche, in tale sede soverchie. La cosa importante da considerare è però che non cambierà nulla per quanto riguarda l’età pensionabile minima, che rimarrà all’incirca sui 67 anni di età, esattamente negli standard della riforma Fornero.

    La populista e tanto sbandierata “Quota 41” non è che una fumosa illusione, un sogno venduto sulla pelle di Elsa Fornero che, invece, si è purtroppo dovuta trovare a raccontare agli italiani la triste verità, addossandosene le conseguenze. 

    A cura di

    Jacopo Dimagli

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