La Lista studentesca “Studentska lista” conquista la vittoria nelle elezioni politiche anticipate in Serbia, sconfiggendo così Vučić che era al governo dal 2014. Secondo i risultati, gli studenti hanno ottenuto il 53% dei voti, pari a ben 140 seggi su 250 del parlamento nazionale contro i 103 di Serbia Unita, la coalizione guidata da Vučic, che ha registrato il 39%. Inoltre, secondo le proiezioni, nessun’altra coalizione supera la soglia di sbarramento del 3%, ad eccezione dei partiti delle minoranze etniche, esentati dal limite.
La nuova Serbia
Un dato che salta subito all’occhio, e che ci fa capire che la Serbia ha vissuto una tornata elettorale destinata a segnare la propria storia politica, è sicuramente l’affluenza alle urne, che ha sfiorato il 70%, rispetto al 58% registrato alle elezioni del dicembre 2023, fatto che ha contribuito all’affermazione della Lista studentesca. Le lunghe code ai seggi per tutta la giornata hanno costretto diversi uffici elettorali a prolungare le operazioni oltre le 20:00 per consentire a tutti gli elettori già in fila di esprimere il proprio voto. Questo dato ci fa capire come la Serbia abbia vissuto una tornata elettorale destinata a segnare la propria storia politica.
La vittoria della Lista studentesca è il risultato di un movimento di protesta cresciuto nel corso di due anni, tra manifestazioni di massa contro il governo e contro Aleksandar Vučić. Il crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone, aggiunto alla mancata individuazione di responsabili, alimentò rabbia e malcontento dando impulso a un’ondata di proteste studentesche, iniziate poche settimane dopo la tragedia e rapidamente estese alle università di tutto il Paese.
Da allora, quella mobilitazione nata nelle piazze, iniziò a trasformarsi progressivamente in un progetto politico, fino alla decisione di presentarsi alle urne con una lista autonoma per sfidare il potere del presidente serbo. È da questo percorso, dalle piazze alle urne, che nasce l’affermazione della Lista studentesca, che ha scelto di trasformare la protesta in un progetto politico autonomo capace di battere il potere del presidente serbo.
Ad esaltare la vittoria, le parole di Ilija Srdanović: «Mai più tiranni nel nostro Paese», una dichiarazione che racchiude il significato politico della mobilitazione studentesca e le ambizioni di cambiamento che l’hanno accompagnata.
La grande sconfitta di Aleksandar Vučić
Il grande sconfitto di questa tornata elettorale è Aleksandar Vučić, costretto a riconoscere pubblicamente la vittoria di quel movimento studentesco che per mesi ha cercato di delegittimare, liquidandolo come una forza di blocco e di disordine. «La lista degli studenti ha vinto, avranno tra i 135 e i 140 seggi, noi ne avremo circa 105», ha ammesso il presidente serbo. Parole che attestano la portata della battuta d’arresto per un leader abituato a esercitare un controllo dettagliato sulla vita politica del Paese e che ora si trova a fare i conti con un’opposizione nata fuori dai tradizionali partiti.
Successivamente, nel commentare la sconfitta, Vučić ha denunciato una «rivoluzione» che, a suo dire, sarebbe stata sostenuta direttamente da diversi Paesi europei e dal «deep state» americano avverso a Trump. Ha definito i suoi avversari «esecutori materiali» di un «lavoro sporco», concepito da altri per rovesciare un Paese sovrano, aggiungendo che «per un momento ci siete riusciti». Il presidente ha poi prospettato un futuro tutt’altro che sereno per i vincitori, prevedendo nuove sanzioni contro la Russia entro marzo o aprile.
La piazza ha battuto il potere
Per due anni, le piazze hanno contestato il suo governo, chiedendo trasparenza, responsabilità istituzionali e giustizia per le vittime della tragedia di Novi Sad. Gli studenti hanno trasformato quelle richieste in una sfida elettorale, dimostrando che la mobilitazione non si sarebbe esaurita con la fine delle manifestazioni.
La loro vittoria rappresenta il risultato più significativo della recente storia politica serba, dove un movimento nato dal basso è riuscito prima a mettere in discussione il potere di Vučić e successivamente anche a sconfiggere la narrazione di un consenso pressoché incontrastato. La mobilitazione popolare che il presidente aveva cercato di liquidare come una protesta di faziosi si è trasformata in una forza politica capace di contendergli il potere sul terreno decisivo delle urne.
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